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Il Partito Nuovo - 1 agosto 1991
Se gli Stati uccidono... uniamoci per fermarli

DOVERE D'INGERENZA

SOMMARIO: Dalla Convenzione Europea sull'Estradizione, art. 11:

»Se il reato per il quale si richiede l'estradizione è punibile con la morte secondo la legge della parte richiedente e se, relativamente a tale reato, non è prevista la pena di morte nella legislazione della parte richiesta o se tale pena non è normalmente applicata, l'estradizione può essere rifiutata .

(Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)

Nel 1990 sono state pronunciate 2.005 sentenze di morte in 54 Stati e vi sono state 2.029 esecuzioni in 26 Stati. Nel 1990 la tortura è stata praticata in 103 Stati e territori: la denuncia è di Amnesty International, ma il numero reale è sicuramente più alto.

Molti Stati adottano la prassi di non estradare persone verso Stati in cui possano essere condannate a morte o giustiziate; altri concedono l'estradizione solo dopo aver ottenuto assicurazioni che la pena di morte non verrà inflitta o eseguita. L'Austria, la Danimarca, l'Olanda, la Svizzera e il Regno Unito, hanno adottato tali restrizioni in via legislativa. Altri Stati hanno firmato accordi bilaterali sull'estradizione in cui è accolta la regola della non estradizione se non dietro assicurazioni che la pena non verrà eseguita: avviene tra Italia e Usa, tra Regno Unito e Usa.

Tutto questo è insufficiente. Non offre garanzie certe. Il passaggio decisivo rimane l'adozione di regole vincolanti che interdicano la pena di morte e la tortura negli Stati che le praticano e rifiutino tout court l'estradizione dagli Stati che le hanno abolite. Tali regole vanno scritte nella Costituzione e nelle leggi nazionali. Al fine di evitare ripensamenti a seguito di rivolgimenti politici, occorre anche acquisire alla legislazione nazionale la ratifica e l' esecuzione dei protocolli internazionali contro la pena di morte, la tortura e sull'estradizione.

Intanto, subito, è possibile che gli Stati abolizionisti esercitino, contro la pena di morte e la tortura, un loro diritto-dovere di ingerenza negli affari interni di Stati assassini e torturatori. Il principio che va affermato nel diritto e nelle leggi interne è: »Nessuna estradizione dagli Stati che hanno abolito la pena di morte! .

L'adesione al Partito Radicale corrisponde alla consapevolezza che è urgente organizzare e concertare l'azione degli eletti nei vari paesi, al fine di estendere la non applicazione della pena di morte oltre i propri confini.

Non vogliamo qui riproporre le ragioni sociali, civili e politiche, umanitarie, culturali e scientifiche, di efficacia o di buon senso, contro la pena di morte. Non vogliamo convincere gli incerti. Ci rivolgiamo ai già convinti, tra i parlamentari innanzitutto, della urgenza di cancellarla, perchè siano coerenti con se stessi e siano disposti ad organizzarsi, ad associarsi per tradurre in diritto e leggi, vincolanti, la interdizione della pena di morte, della tortura e di tutto quello che Amnesty denuncia nei suoi rapporti annuali. Occorre reagire, agire. Ognuno di noi, di voi, è chiamato a dare una risposta forte, immediata, efficace. Dobbiamo costruire l'organizzazione politica che dia voce, forza, legge ai diritti e alle speranze dei torturati, dei condannati a morte.

Allora, se cento di voi, eletti nelle assemblee legislative, si iscrivessero, scrivessero al Partito Radicale per comunicare l' adesione a questa battaglia, subito, sarebbe possibile costituire un' »associazione radicale di parlamentari , a cui gli eletti di vari paesi possano iscriversi o aderire, per la abolizione della pena di morte e l'interdizione della tortura, e per il rifiuto della estradizione verso gli Stati che le praticano.

***

GEOGRAFIA DEI CRIMINI

SOMMARIO: Ecco l'elenco della vergogna dei 92 Paesi e territori che al 30 gennaio '90 mantengono nel proprio ordinamento la pena di morte per i reati ordinari. Laddove i dati sono disponibili, è riportato il numero delle esecuzioni accertate nel periodo 1985 - luglio 1988.

(Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)

Afghanistan; Albania; Algeria, 12 esecuzioni; Angola, 15; Antigua e Barbuda, 1; Arabia Saudita, 140; Bahamas; Bangladesh, 36; Barbados; Belize, 1; Benin, 8; Birmania; Botswana; Bulgaria, 32; Burkina Faso; Burundi; Camerun, 2; Ciad; Cile, 2; Cina, 500; Congo; Repubblica di Corea, 23; Repubblica Democratica Popolare di Corea; Cuba, 4; Dominica, 1; Egitto, 12; Emirati Arabi Uniti, 7; Etiopia; Gabon, 1; Gambia; Ghana, 37; Giamaica, 30; Giappone, 9; Giordania, 14; Grenada; Guatemala; Guinea; Guinea Bissau, 7; Guinea Equatoriale, 2; Guyana, 9; India; Indonesia, 19; Iran, 743; Iraq, centinaia all'anno; Jugoslavia, 4; Kenya, 32; Kuwait, 6; Laos; Lesotho; Libano; Liberia, 1; Libia, 9; Malaysia, 52; Malawi; Mali; Marocco e Sahara Occidentale; Mauritania, 3; Mauritius, 1; Mongolia; Nigeria, 439; Oman; Pakistan, 115; Polonia, 11; Qatar; Repubblica Centrafricana; Ruanda; Saint Christopher e Nevis, 1; Saint Vincent e Grenadine, 2; Santa Lucia, 1; Sierra Leone; Singapore, 2; Siria, 31; Somalia, 150; Stati Uniti d'Americ

a, 66; Sudafrica, 537; Sudan, 9; Suriname; Swaziland; Taiwan, 17; Tanzania; Thailandia, 34; Tonga; Trinidad e Tobago; Tunisia, 30; Turchia; Uganda, 11; Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, 63; Vietnam, 3; Repubblica Araba dello Yemen, 34; Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, 5; Zaire, 4; Zambia, 11; Zimbabwe, 24.

***

LA LISTA DEI TORTURATORI DI TUTTO IL MONDO

SOMMARIO: Sono diverse migliaia le persone imprigionate, torturate e barbaramente uccise nel mondo durante l'ultimo anno. Si tratta di vittime delle misure repressive prese da diversi Governi nel tentativo di soffocare o mantenere sotto controllo le mille tensioni etniche, religiose, nazionaliste, economiche esplose nei loro Stati. Spesso i maltrattamenti si protraggono per mesi senza che intervenga alcuna incriminazione formale o sia celebrato un regolare processo. »Operazioni di sicurezza , esecuzioni extragiudiziali, sparizioni: questo è il risultato della politica repressiva di troppi Governi.

E' compito di ogni eletto adoperarsi affinché il proprio Stato non compaia più in queste liste vergognose, obbligare i Governi a rispettare i diritti fondamentali dell'uomo.

La firma e la ratifica dei trattati internazionali, la loro attuazione, il loro divenire anche leggi nazionali, sono passaggi decisivi verso l'abolizione della tortura.

(Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)

Secondo il Rapporto annuale 1990 di Amnesty International, casi di torture e maltrattamenti sono stati registrati nei seguenti Paesi: Albania, Algeria, Angola, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Austria, Bahrein, Bangladesh, Benin, Bolivia, Brasile, Brunei, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Cile, Cina, Colombia, Corea del Nord, Corea del Sud, Cuba, Ecuador, Egitto, El salvador, Emirati Arabi Uniti, Etipia, Figi, Filippine, Francia, Gabon, Germania, Giamaica, Giappone, Gibuti, Giordania, Gran Bretagna, Grecia, Guatemale, Guinea, Guinea Equatoriale, Haiti, Honduras, Hong Kong, India, Indonesia, Iran, Iraq, Israele e Territori Occupati, Italia, Jugoslavia, Kenya, laos, Libano, Liberia, Madagascar, Malawi, Malaysia, Mali, Marocco e Sahara Occidentale, Mauritania, Messico, Mozambico, Myanmar, Namibia, Nepal, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Panama, Papua-Nuova Guinea, Paraguay, Perù, Polonia, Portogallo, Rep. Dominicana, Romania, Senegal, Siria, Somalia, Spagna, Sri Lanka, Sudafrica, Sudan, Taiwan, Tanzania, Thailandi

a, Togo, Tunisia, Turchia, Uganda, URSS, Uruguay, Venezuela, Vietnam, Yemen, Zaire, Zambia, Zimbabwe.

La tortura è un'istituzione clandestina: questo elenco dunque può essere incompleto.

***

IL PARLAMENTO EUROPEO CONTRO LA PENA DI MORTE

Il Parlamento europeo entro l'anno dovrà pronunciarsi sulla proposta di risoluzione contro la pena di morte, presentata alla Commissione giuridica da Adelaide Aglietta, presidente del Gruppo Verde, iscritta al Partito Radicale, già Presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con la Romania e la Bulgaria.

Adelaide Aglietta - che negli anni '70, da segretaria del Partito Radicale, accettando di far parte della giuria popolare del primo processo per terrorismo celebratosi in Italia, ne rese possibile la celebrazione - presiede un gruppo al quale appartengono eletti francesi, belgi, olandesi, tedeschi e italiani.

***

IMMAGINE DI UN CONTINENTE

SOMMARIO: Il rapporto del 1991 di Amnesty International documenta come l'Africa sia il luogo dove pena di morte e tortura sono praticate nella maniera più ampia e sistematica. Nonostante nel 1990 si siano manifestate alcune tentenze verso l'abolizione, l'Africa rimane il continente dove la vita ed il diritto sono maggiormente offesi.

(Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)

Rimangono molti i Governi africani che utilizzano la pena di morte per eliminare o intimidire gli oppositori politici, processati con procedure sommarie.

Il Burkina Faso, il cui presidente, capitano Compaoré, negli ultimi anni, non ha autorizzato nessuna esecuzione e, grazie anche all'intervento di Marco Pannella e del Partito radicale, ha liberato numerosi prigionieri politici, non ha voluto però cogliere l'occasione della nuova Costituzione per sancire solennemente e per iscritto la interdizione della pena di morte.

Al contrario, la Namibia, con la Costituzione adottata il 21 marzo

1990, dichiara: »Nessuna legge può prescrivere la morte come condanna applicabile. Nessun tribunale avrà il potere di comminare una condanna a morte su chicchessia. Nessuna esecuzione dovrà mai aver luogo in Namibia .

E' questo il passaggio decisivo: l'abolizione della pena di morte scritta nella legge di ogni paese, e nei testi dell'organizzzazione degli Stati africani. Per questo è urgente costituire una organizzazione politica, di parlamentari innanzitutto, che ponga all'ordine del giorno per sè e per gli altri la ratifica del II Protocollo Opzionale del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici per l'Abolizione della Pena di Morte, ma soprattutto la presentazione e la discussione nei nostri Parlamenti e all'OAU di norme vincolanti i singoli Stati sulla interdizione della pena capitale e della tortura.

ESECUZIONI E TORTURE IN AFRICA

Algeria: 1990, pronunciate sette condanne a morte »in absentia .

Burkina Faso: 1989, quattro persone giustiziate.

Camerun: 1990, tre prigionieri di opinione torturati. Molti oppositori uccisi in circostanze sospette. Pronunciate otto condanne a morte.

Egitto: 1990, pronunciate almeno 38 condanne a morte, eseguite 5.

Etiopia: al dicembre '90, detenuti almeno 60 condannati a morte per reati comuni. Non si conosce il numero delle esecuzioni compiute.

Ghana: 1990, 20 persone condannate a morte e nove giustiziate.

Guinea: 1990, un detenuto per motivi politici morto sotto tortura.

Guinea Equatoriale: 1990, dieci morti per procurata tortura.

Kenia: il Governo non rivela il numero dei condannati a morte, che si pensa superiore a 200.

Lesotho: 1990, casi di tortura e esecuzione di un prigioniero.

Liberia: 1990, migliaia di prigionieri giustiziati dopo processi sommari o senza processo.

Mali: 1990, esecuzioni extragiudiziarie nei confronti della minoranza tuareg. Due detenuti morti sotto tortura. Quattro condanne a morte pronunciate »in absentia .

Mauritania: 1989, numerose esecuzioni extragiudiziali nei confronti di persone appartenenti ad un unico gruppo etnico. 1990, 15 morti sotto tortura. Dozzine di desaparecidos.

Niger: 1990, centinaia di arresti, torture ed esecuzioni extragiudiziali nei confronti dei tuareg.

Nigeria: 1990, almeno 106 persone condannate a morte. Più di 120 detenuti giustiziati. 72 soldati giustiziati in seguito ad un fallito tentativo di colpo di stato.

Rwanda: 1990, cinque detenuti morti per le cattive condizioni di detenzione. Il capo dello stato commuta 480 condanne a morte.

Sierra Leone: 1990, 14 condanne a morte.

Sudan: 24 aprile 1990, 28 ufficiali dell'esercito, accusati di tentativo di golpe, giustiziati a seguito di un giudizio sommario. Dozzine di esecuzioni extragiudiziali effettuate da truppe governative.

Swaziland: 1990, tre condanne a morte.

Tanzania: 1985-1990, 188 condannati a morte; 25 di essi giustiziati.

Tunisia: 17 novembre 1990, la prima esecuzione dalla salita al potere del presidente Ben Ali.

Uganda: 1990, almeno sei soldati giustiziati.

Zaire: ottobre 1989, 8 prigionieri giustiziati.

***

NONOSTANTE I TRATTATI

SOMMARIO: Dall'organizzazione degli Stati Americani è scaturita una bozza preliminare di un protocollo addizionale alla Convenzione Americana dei Diritti Umani che costituirebbe un accordo fra gli Stati parte per abolire la pena di morte nei loro paesi, e non solo in tempo di pace.

In Europa esiste il Sesto Protocollo alla Convenzione europea dei Diritti Umani.

(Il Partito Nuovo, n.3, Agosto 1991)

Art. 1 del Sesto Protocollo alla Convenzione europea dei Diritti Umani: »La pena di morte deve essere abolita. Nessuno deve essere condannato a tale pena o giustiziato .

Al 31 dicembre 1990 dei 24 Stati membri del Consiglio d'Europa: 16 lo hanno ratificato; Belgio, Grecia e Ungheria lo hanno firmato; Cipro, Irlanda, Malta, Regno Unito e Turchia non lo hanno firmato.

Art. 4 della Convenzione Americana dei Diritti dell'Uomo del 1969:

1. Ogni persona ha diritto al rispetto della vita. Questo diritto deve essere garantito dalla legge (...). Nessuno potrà essere arbitrariamente privato della sua vita.

2. Nei paesi che non hanno abolito la pena capitale, questa può essere comminata soltanto per i crimini più gravi, in conformità con una sentenza definitiva pronunciata dalla corte competente (...).

3. La pena di morte non potrà essere reintrodotta negli Stati che l'abbiano abolita.

4. In nessun caso la pena capitale potrà essere comminata per reati d'opinione politica o connessi reati comuni.

5. La pena capitale non può essere comminata a persone che, al momento del compimento del reato, abbiano meno di 18 anni o più di 70; non potrà altresì essere inflitta a donne incinte.

Al 31.12.1990 hanno ratificato: Argentina, Barbados, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Giamaica, Grenada, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Repubblica Dominicana, Perù, Suriname, Uruguay, Venezuela.

Hanno firmato: Stati Uniti d'America.

Non hanno né firmato né ratificato: Antigua e Barbuda, Bahamas, Brasile, Canada, Cuba, Dominica, St Christopher e Nevis, St Lucia, St Vincent e Granadine, Trinidad e Tobago.

 
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