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Makoveckaja Dmitrievna Nadezhda - 16 settembre 1991
LETTERA DELLA MADRE DI MAKOVECKIJ OLEG NIKOLAJEVICH (Si tratta di una lettera giunta all'ufficio del Pr a Mosca)

Al presidente del Partito radicale.

Ho letto sul giornale "Komsomolskaja Pravda" del 6 settembre 1991 l'articolo contro la pena di morte e l'appello al Presidente dell'URSS e ai presidenti delle Repubbliche. Questo appello è stato firmato da persone eminenti, parlamentari, politici di diversi Paesi del mondo e degli Stati sovrani dell'Unione.

Mi rivolgo a lei perché possa capire il mio dolore e le mie sofferenze.

Mio figlio primogenito, sotto l'influenza di un uomo più giovane ma più astuto, il 6 settembre ha commesso il delitto. Aveva a mala pena 18 anni, allora. Per l'assassinio, mio figlio MAKOVECKIJ OLEG NIKOLAJEVICH, nato nel 1972, è stato condannato il 3 giugno 1991 alla pena di morte dal Tribunale di Doneck. Il Tribunale Supremo dell'Ucraina non ha accolto le suppliche di grazia dell'avvocato, di mio figlio né le mie e ha lasciato intatta la punizione: la fucilazione. Scrivo questa parola terribile e tutta la mia anima si strazia di dolore e sofferenza.

Come madre, lo so che mio figlio ha arrecato tanto male alla famiglia delle vittime, il loro dolore è infinito. Sento molta compassione per loro e nelle mie preghiere chiedo a dio perdono.

E' il secondo anno che mio figlio passa in prigione. Il mio dolore è più grande perché mio figlio più giovane chiede se verrà salvata la vita ad Oleg. Cosa posso rispondere? E noi piangiamo insieme...

Mio figlio ed io abbiamo scritto la richiesta di grazia al Soviet Supremo dell'Ucraina, abbiamo spedito la richiesta di grazia al Presidente Kravchuk. Preghiamo dio che le nostre parole siano capite bene, speriamo ed aspettiamo.

Vorrei descrivervi la situazione che ha spinto Oleg a commettere l'assassinio. Mio marito è diventato alcolizzato nel 1983. E' stato sotto trattamento nel 1988, ma dopo qualche giorno ha ricominciato a bere. Ha creato molto scandalo in casa nostra, mi ha malmenato, colpendomi qualche volta perfino alla testa. E tutto ciò davanti agli occhi dei ragazzi. Si è portato donne a casa cacciando via Oleg. Ha venduto tutte le cose che avevamo in casa. Non l'ho lasciato perché non avevo un'altra abitazione. Infine, ho avuto l'opportunità di cambiare casa, ho avuto bisogno di 3 mila rubli ed ho chiesto un prestito. A fine giugno 1990 abbiamo fatto il trasloco nell'appartamento di un solo vano dove alloggiavamo tutti e tre.

Ad aprile del 1990 ho commesso l'errore di permettere a Oleg di lasciare il lavoro e riposarsi un po' prima di fare il militare. Ma non è stato chiamato in primavera.

Oleg non beveva alcol, si vergognava per suo padre. Era sempre stato gentile con me, con suo fratello e con i vicini di casa. Mi aiutava parecchio. Io sono stata operata due volte e a fare le cose in casa ha pensato lui. E poi quel maledetto 6 settembre... Forse la nostra situazione materiale lo ha spinto a commettere il crimine. Se n'è pentito, ha commesso l'errore influenzato da un amico.

E' il padre il colpevole del crimine di Oleg, ma dio l'ha punito, poiché è morto di cancro. Oleg ha incominciato a credere in dio. Potrà diventare un uomo buono.

Noi abbiamo vissuto una vita dura. Non potrei sopravvivere alla morte di mio figlio primogenito che tanto amo, ho paura di lasciare orfano il figlio più giovane. La nostra famiglia non ha avuto niente di buono, tranne che la paura, il male ed il bisogno.

Vi prego di rivolgervi al Presidium del Soviet Supremo dell'Ucraina chiedendo la grazia per mio figlio.

 
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