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Teodori Massimo - 6 gennaio 1992
La trasversalità vista come alleata della partitocrazia
di Massimo Teodori

SOMMARIO: L'autore denuncia "l'inganno" che si profila per le prossime elezioni politiche e cioè la proposta di un "patto" fra candidati di diverse liste che si pronuncino per il rinnovamento del sistema politico e la riforma maggioritaria del sistema elettorale. Questa trasversalità finirebbe per rafforzare proprio quei partiti che sono i responsabili dello sfascio della democrazia e dello Stato.

(L'INDIPENDENTE, 6 gennaio 1992)

Nell'orizzonte del nuovo anno elettorale, un inganno si aggira tra i riformatori della politica: la trasversalità. Sono in molti, esponenti e gruppi partitici che hanno partecipato in prima fila alla campagna referendaria, a ritenere che la maniera migliore per proseguire e sviluppare l'azione di riforma intrapresa, sia quella di costituire dei collegamenti trasversali tra i partiti tradizionali al fine di rafforzare la politica innovatrice. Sotto diverse spoglie, questa è la linea proposta con il "partito degli onesti", questo il senso del "patto elettorale e post elettorale" avanzato da Scoppola ai referendari, questa la direzione in cui si muovono le offerte di candidature da indipendenti nell'ambito delle liste tradizionali, in special modo del Pds secondo il vecchio stile degli indipendenti di sinistra.

Lo schieramento referendario

Tale trasversalità così riproposta è fortemente ingannevole. Essa rappresenta l'opposto della politica referendaria, in particolare dei pacchetti di referendum del 1991 e del valore assunto dalla votazione di giugno sulla preferenza unica. Lo schieramento referendario che ha raccolto politici e non-politici di diversi orientamenti non ha un valore in sé perché ha visto trasversalmente riformatori buoni e onesti ma in quanto ha realizzato un'unità d'azione intorno a uno strumento istituzionale operativo di grande impatto.

Il referendum non è negoziabile da parte dei partiti secondo logiche consociativistiche; non può essere bloccato perché una volta attivato dalle firme popolari non può essere fermato neppure dai suoi promotori; e, soprattutto, ben oltre gli obiettivi specifici che persegue, ha l'effetto di rompere il sistema politico, i suoi equilibri e le sue incrostazioni.

Nessuno può ormai negare che la questione centrale dell'ltalia del 1992 sia la rottura dell'attuale sistema politico. Fino a quando si perpetueranno questi partiti, nel numero e nella proiezione proporzionalistica nelle istituzioni, non c'è trasversalità che possa produrre effetti riformatori.

Perché mai la Lega fa oggi così paura e, domani, potrebbe con un successo elettorale rappresentare l'elemento determinante per far precipitare finalmente la crisi italiana? Solo perché rompe l'equilibrio partitico allo stesso modo in cui lo scompaginerebbero le riforme elettorali antiproporzionalistiche proposte dagli attuali referendum. Il Bossi dei successi elettorali e il Segni dei referendum, non contrattabili, sono dirompenti in quanto agiscono da esterni e svolgono una funzione positivamente distruttrice del sistema politico così come lo è, a suo modo, Cossiga.

Nel momento in cui ciascuno di questi picconatori si ricolloca alL'interno del sistema, l'effetto è completamente azzerato. Se dunque Segni si candida nella Dc, magari proclamando di volerne trasformare la natura, e se gli altri referendari tornano ciascuno all'ovile del proprio partito di appartenenza, magari tutti uniti da un trasversalità delle migliori intenzioni, l'effetto sarà gattopardesco. Apparirà che la rottura referendaria proseguirà durante le elezioni ma in realtà la ricomposizione sarà di fatto già consumata. I partiti avranno una nuova legittimazione e in primo luogo la Dc e si rafforzeranno nel momento cruciale che è quello elettorale con il risultato inequivocabile di rinsaldare l'ormai cadente sistema politico.

La frammentazione non è un male

A chi obietta che sarebbe deleteria la nascita di altre liste e nuovi raggruppamenti, si deve rispondere che, in presenza di queste regole elettorali proporzionali, l'unico rinnovamento viene dalla ulteriore frammentazione delle liste e dei gruppi parlamentari e non già dal ricompattamento delle vecchie botteghe che seguiteranno ad agire in quanto tali.

Le classi dirigenti partitiche non sono in sé buone o cattive. E' il meccanismo elettorale che strangola gli stessi partiti e i loro dirigenti conducendoli inevitabilmente a stringersi l'un l'altro per mantenere a ogni costo le posizioni di potere parlamentaristico partitocratiche. Illudono se stessi e gli elettori che li guardano con speranza, quegli esponenti referendari, a cominciare da Segni, che ritengono di poter sfuggire a tale meccanismo perverso nel momento in cui si collocano all'interno delle gabbie partitico elettorali.

E' per questo che la trasversalità oggi riproposta come parola d'ordine di alcuni riformatori non potrà portare come tante volte in passato che a un effetto diametralmente opposto a quello proclamato: il rafforzamento partitocratico.

Sarà lasciato libero il campo a picconatori d'ogni risma i qual avranno buon gioco a contrapporsi frontalmente ai partiti rei dello sfascio della democrazia e dello Stato.

 
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