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Pannella Marco, Sapegno Pierangelo - 10 gennaio 1992
Pannella: un'Europa sbagliata
Il pacifista ha messo la divisa - Il leader torna dalla Jugoslavia: ovunque il potere è corrotto e imbecille - Molti politici croati si sono iscritti al partito radicale - "Le elezioni? se il sistema non mi vuole, peggio per lui"

Intervista di Pierangelo Sapegno a Marco Pannella

SOMMARIO: Di ritorno dalla città croata di Osijek, bombardata da mesi dall'esercito golpista dell'ex-Jugoslavia, dove ha indossato la divisa delle forze di difesa, Marco Pannella sottolinea la profonda differenza fra la nonviolenza gandhiana e il pacifismo tradizionale, denuncia le responsabilità della classe dirigente europea che ha consentito l'aggressione serba e parla delle prossime elezioni politiche in Italia.

(LA STAMPA, venerdì 10 gennaio 1992)

L'avete mai visto Marco Pannella in divisa? Sta impettito testa in alto, sguardo fiero come un ufficiale. Se deve dare un comando urla che è un piacere. Porta le bretelle verdi sopra la camicia mimetica, e ogni tanto se le tira. Le interpreti spalancavano gli occhi: »Gli hanno dato pure quelle? . Chissà. Anche al funerale dei militari italiani uccisi dai Mig serbi voleva andare con questa divisa croata? »No, no. Mi sarei presentato con l'uniforme solo se non ci fossero stati rappresentanti del governo di Zagabria .

Eppure quest'immagine ha fatto il giro del mondo, I'immagine di Marco Pannella sul fronte con i soldati della Croazia, l'immagine di un antimilitarista costretto a indossare una divisa.

D: Questa scelta non può sembrare eccessiva, onorevole

Pannella7

R: Potrei risponderle che la nonviolenza gandhiana o quella di Tolstoi sono sempre state e apparse eccessive per il loro carattere profetico. Potrei tornare a ribadire l'abisso che separa il pacifismo nonviolento da quello più tradizionale e diffuso che in questo secolo è stato politicamente involontario ma pernicioso alleato di tutte le peggiori avventure totalitarie e violente. Ma l'essenziale è che stiamo tentando di organizzare nel mondo il partito e l'esercito della nonviolenza e della democrazia. E poi l'esercito croato esiste appena, si sta formando in funzione assolutamente difensiva con disciplina democratica e repubblicana. In queste condizioni la sua uniforme va onorata, e anche contesa al monopolio di coloro che credono alla violenza militare e al militarismo.

D: Enzo Bettiza ha scritto su »La Stampa che le organizzazioni pacifiste italiane sono finora latitanti tranne l'isolato Pannella che coraggiosamente fa quello che può...

R: Io non sono isolato. Il partito radicale è quello delle 700 mila firme per i referendum, altro che isolamento. Sono isolati i pacifisti, ma è anche vero che questa volta c'è censura sulle loro posizioni.

D: Un soldato serbo schierato con i croati nella trincea di Osijek le fece questa domanda: perché la madre Europa ci abbandona proprio adesso che crolla il comunismo in tutto il mondo?

R: Perché questa Europa non è ancora (o non è più?) quella dei suoi sogni e dei miei. E' geneticamente figlia nella classe dominante a Roma, a Parigi, a Londra, dell'Europa della vergogna e della tragedia degli Anni 30, divisa fra la politica vile, imbecille e corrotta, suicida già partitocratica più che democratica, dei Daladier e Laval dei Chamberlain e della Società delle Nazioni da una parte; e quella intollerante, criminale, fanatica di nazismo, fascismo e comunismo dall'altra.

D: Politici imbecilli e corrotti. Davvero tutti così?

R: Intellettualmente corrotti, politicamente imbecilli e incapaci: potrei parlare perfino di François Mitterrand, ma limitandoci al bordello italiano, i nomi sono di tutti coloro che hanno concorso, dal governo e dalle opposizioni di potere, a produrre in questi decenni l'occupazione di Sicilia, Calabria, Campania e delle città da parte di un esercito di loro clienti e servi padroni; le tragedie somale e etiopiche; un debito pubblico consolidato; via via fino alla ignobile solidarietà con i putchisti di Belgrado. Gianni De Michelis, purtroppo per il psi e per noi, è un nome che va fatto con assoluta convinzione.

D: Senta, ma qual è secondo lei la posizione più ambigua dei nostri uomini politici?

R: Io credo che a parte la Germania la sinistra e il centro degli altri Paesi, così come la classe dirigente nel suo insieme, hanno creduto di poter continuare a fare i propri affari e malaffari come se questo necessariamente avesse dignità di realpolitik. I fatti li smentiranno sempre più nettamente.

D: Facciamo un'ipotesi più o meno assurda. Se lei fosse stato ministro degli Esteri avrebbe permesso ugualmente agli uomini del suo partito di andare sul fronte in divisa?

R: Se uno di noi fosse stato ministro degli Esteri del nostro Paese, questo avrebbe significato che in Italia si stava affermando un po' di democrazia, a scapito della partitocrazia. Con l'opinione pubblica informata, da noi oltre che dagli altri, tutta questa crisi non ci sarebbe nemmeno stata. L'assurdo, me lo consenta, non è nell'ipotesi di un ministro degli Esteri radicale, ma di questi ministri di oggi, e dei loro partiti.

D: Va bene. Torniamo indietro. Oual è il ricordo più forte che si è portato da Osijek?

R: Mi creda: qui in Italia, ogni giorno, ogni ora, devo acquisirne altrettanti. Diciamo che quelle trincee di fango, in quella notte di Capodanno illuminata a giorno come a Napoli da ben altri mortaretti, con quella notte splendida con le stelle, le parole, i baci, i silenzi, il dolore e la felicità con le quali ci accoglievano i ragazzi di Osijek, con l'emblema del partito, Gandhi, d'un tratto da loro mutato in icona nella trincea, è certo un buon ricordo, di quelli che ti fanno vivere senza far troppo ribrezzo a se stessi almeno.

D: Pannella, parliamo un po' dell'Italia. Le elezioni e il suo partito. In quale lista troveremo Pannella?

R: Non ne so nulla. La tentazione intellettuale, e anche un po' morale, è quella di non presentarmi. Il Paese, quello che è, non ci vuole, non mi vuole? Tanto peggio, non per me. Noi siamo una potenzialità di governo e di efficacia che fa paura a chiunque oggi è potente. Una paura individuale, prima che politica. Legittimare questo gioco al massacro come confronto democratico mi è sempre costato, e ho spesso esplicitamente tentato di non farlo. La nostra, la mia realtà e che siamo nei fatti una sorta di riserva di saggezza e di forza per il Paese. Per il resto: fai quello che devi, e accada quello che può.

D: Beh, almeno si può consolare. Fra un po' il suo partito sarà più croato che italiano...

R: E più romeno, russo, ucraino, cecoslovacco, rom... A Zagabria si sono iscritti il capo del governo Grecoric, il vice premier Tomac, decine di deputati e altri ministri, sindaci e parlamentari di tutte le città. Ma senza tanta più forza qui, anche qui e innanzitutto qui, tutto sarà troppo fragile. Ne parleremo nel nostro congresso italiano di questa settimana, che sarà certamente clandestino, nella sua realtà, per gli italiani.

 
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