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Rossi Carla - 16 marzo 1992
Contraddizioni, errori e bugie del Rapporto Jervolino.
a cura di Carla Rossi (Coordinatrice del CO.R.A - OLD)

SOMMARIO: 1. E' proprio vero che la popolazione tossicodipendente sta invecchiando? Se è vero, perché questo accade? - 2. Quanti sono veramente i decessi per droga? - 3. E' vero che la 162/90 fa "emergere" i tossicodipendenti? - 4. I tossicodipendenti, il Carcere e l'HIV - 5. Quanto incidono i sequestri sul mercato della droga?

Prologo

Qualche anno fa, durante un breve soggiorno a Londra, mi sono lasciata tentare da un libretto della serie "Pelikan" il cui titolo suonava suggestivo: HOW TO LIE WITH STATISTICS, firmato da Darrel Huff. Non immaginavo, allora, che avrei visto l'applicazione puntuale di tutte le regole negli annuali rapporti del Ministro Jervolino sull'andamento del fenomeno "tossicodipendenza".

Per chiarire questa tesi partirò da alcuni punti chiave, messi particolarmente in luce dal Ministro stesso nel corso della Conferenza Stampa di presentazione del rapporto il giorno 11/2/92.

A parziale "discolpa" del Ministro c'è però da rilevare che finora, nessuna analisi "governativa" sui dati dell'Osservatorio del Ministero degli Interni è stata supportata dal parere di qualificati esperti statistici. Questo deve far riflettere perché nasce il sospetto che gli scienziati "veri" non se la sentano di sostenere tesi insostenibili, quali sono quelle affermate da Russo Jervolino, che sono ormai da considerarsi solo come prese di posizione di tipo ideologico, piuttosto che valutazioni basate su analisi rigorose.

1. E' proprio vero che la popolazione tossicodipendente sta invecchiando? Se è vero, perché questo accade?

Sia il Ministro che il Prefetto Sotgiu hanno evidenziato che dall'analisi dei dati sui decessi per overdose, che non sono ancora definitivi per quanto riguarda il numero relativo al 1991 e sono comunque sospetti di sostanziale sottostima, appare che l'età media al decesso e la percentuale di deceduti ultratrentenni siano aumentate rispetto a quelle relative all'anno, e agli anni, precedenti. Da questo "deducono" che, probabilmente per merito della legge, è diminuita l'incidenza di nuovi ingressi in età giovanili nel circuito della droga.

Sembra sfuggire al nostro Ministro, che pur dovrebbe occuparsi di tematiche giovanili in generale, che l'Italia è il Paese Europeo con il più basso tasso di natalità e che la popolazione sta invecchiando ormai da anni, come ci avvertono i Demografi e i Sociologi, che trattano con preoccupazione i problemi emergenti degli anziani che, sempre in maggior numero, sono sulle spalle di una società con delle classi lavorative sempre più esigue. Questo fenomeno demografico, se da una parte ha risolto senza necessità di particolari interventi, per esempio, il problema dei doppi turni nella scuola, dall'altra ha condotto a provvedimenti che hanno innalzato le età pensionabili in sempre più numerosi settori pubblici e privati. Si tenga inoltre presente che persino la popolazione universitaria, nonostante una cresciuta richiesta individuale di istruzione, è ormai pressoché stabile. Non è chiaro perché ci si dovrebbe meravigliare che anche la dinamica della popolazione tossicodipendente segua lo stesso trend naturale e

invocare l'impatto di normative sulla droga per giustificare quello che è un andamento del tutto necessario, data la situazione demografica generale. Il fenomeno emerge chiaramente dai dati dell'indagine multicentrica dell'OMS, già citata in precedenza. Dall'analisi delle distribuzioni per età nelle 5 città campione ( Milano, Roma, Venezia, Napoli, Cagliari), si evidenzia un trend NordSud. Infatti la popolazione tossicodipendente del Nord è più "anziana", riproducendo la distribuzione per età della popolazione generale, dato che il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione, dovuto alla riduzione della natalità, è stato più sensibile al Nord. Se si considera, inoltre, che al Nord si concentra la maggior parte dei tossicodipendenti e quindi anche la maggior parte dei decessi, è evidente che la dinamica delle età riproduce essenzialmente quella esistente nelle zone settentrionali. Non bisogna chiedersi quanti siano in assoluto i nuovi ingressi nel circuito della droga nelle classi di età più giovanili, ma

quale sia la proporzione dei nuovi ingressi in ogni classe di età, occorre cioè rapportare il numero di ingressi che si verificano al numero totale di individui presenti in quella classe di età, in modo da "normalizzare" il dato rispetto alla riduzione di natalità osservata negli ultimi 20 anni. Facendo questo si scoprirebbe che è la dinamica naturale della popolazione che sta rendendo meno drammatico il fenomeno dei nuovi ingressi nel circuito della droga, ed è certamente un errore (o una menzogna?) attribuire questo fenomeno ad altro. E' anzi probabile che il dato normalizzato mostrerebbe ancora un aumento significativo degli ingressi giovanili.

Del resto quest'ultimo fenomeno può meglio essere evidenziato dall'andamento delle riforme per tossicodipendenza in ambito militare, che riguardano, per l'appunto, le età più giovanili. Si passa infatti dalle 760 riforme del 1986, alle 765 del 1987, 776 del 1988, 750 del 1989, 907 del 1990, mentre si afferma che: "i dati relativi al 1991, per quanto ancora incompleti ed affidati a proiezioni statistiche, evidenziano un ulteriore incremento complessivo del fenomeno.

L'entrata in vigore della legge 26 giugno 1990, con le modifiche previste in tema di provvedimenti medico legali, non permette per altro di raffrontare i dati del 1991 con quelli degli anni precedenti. Ciononostante appare evidente l'incremento del fenomeno".

2. Quanti sono veramente i decessi per droga?

Per quanto riguarda l'aumento del numero dei decessi attribuiti ufficialmente alla droga, occorre osservare che la percentuale riportata nel rapporto, circa il 10%, è certamente affetta da sottovalutazione dovuta a ritardi di notifica.

Utilizzando le informazioni relative all'anno precedente, prendiamo per buoni i dati ufficiali, e supponendo che mediamente non ci siano state variazioni sul trend dei ritardi, si può stimare che l'aumento percentuale annuale dei decessi si attesterà attorno all'11%. Sarebbe stato opportuno almeno citare il problema, come viene correttamente fatto, per esempio, nei rapporti del Centro Operativo AIDS riguardo all'epidemia in atto. Anche questa omissione sistematica annuale è un errore statistico e una bugia politica. Ma quello che più preoccupa è che, da una parte si istituisce un gruppo di lavoro (Coordinato dal Senatore Condorelli) per pervenire ad una definizione "scientifica" di "caso" a proposito delle morti per droga, dall'altra non è chiaro quali e quante morti vengano attualmente classificate come tali e in base a quale criterio. E' possibile comunque, anzi è fortemente sospetto, che ci sia una sostanziale sottostima.

Il sospetto ci viene dall'analisi comparativa dei dati ministeriali con alcuni dati regionali rilevati alla fonte. Riportiamo di seguito la tabella relativa ai decessi per droga di tossicodipendenti in corso di terapia presso i centri della regione Lombardia negli ultimi anni:

anno totale decessi totale decessi %

(dati ufficiali in terapia

dal rapporto Jervolino) (rilevati localmente)

1988 224 145 65

1989 293 167 57

1990 270(*) 247 90

1991 330 ? ?

(*) proiezione fatta sulla base dei dati del I semestre e del trend temporale e regionale (anche se ponessimo pari a 330 il valore del 1991, avremmo comunque una percentuale altissima e sospetta: 75).

E' abbastanza inverosimile che la maggior parte dei decessi riguardi persone in terapia e che si verifichi un trend in crescita per la relativa percentuale rispetto al totale dichiarato. Aspettiamo i dati del 1991 e la conferma di quelli del 90 per trarre conclusioni certe, ma in ogni caso i numeri della tabella debbono far riflettere.

Dalla regione Lazio ci viene invece non un sospetto, ma una certezza. Infatti, dai dati del sistema di sorveglianza sulla mortalità dell'Osservatorio Epidemiologico regionale, apprendiamo che nel 1989 (i dati del 1990 non sono ancora disponibili) si sono verificati nel Lazio 131 decessi per droga (di cui 114 a Roma e 17 altrove) mentre il rapporto Jervolino del 1991 riporta per lo stesso anno solo 99 decessi in tutta la regione, con una sottostima pari al 32%. Se si riflette sul fatto che non c'era nessun interesse un anno fa a nascondere i morti del 1989 (anzi!), il sospetto su possibili sottostime ancora più rilevanti per gli anni successivi si rafforza.

Per tali anni non disponiamo ancora di dati definitivi, ma da alcune informazioni e proiezioni si può stimare che:

- nel '90 ci sia stato nel Lazio un incremento dei decessi pari a circa il 28% rispetto al 1989;

- a Roma l'incremento del II semestre '90 rispetto al I semestre sia stato del 32% (il passaggio tra i due semestri precedenti era stato del 21%);

- l'incremento a Roma del I semestre '91 rispetto al I semestre '90 è stato del 27%, mentre non risulta alcun aumento nel passaggio tra il II semestre '90 e il I semestre '91 (ma potrebbero ancora esserci ritardi di notifica);

- la sottostima dei dati dell'Osservatorio del Ministero dell'Interno oscilla intorno al 25% per il 1990 (- 32% per il 1989);

- se si prendono per buoni i dati del Rapporto Jervolino nella seconda metà del '91 in tutto il Lazio non ci sarebbero stati più di 30 decessi contro un ordine di grandezza di fra 70 e 90 nel I semestre solo a Roma.

3. E' vero che la 162/90 fa "emergere" i tossicodipendenti?

Un'altra "bugia" è relativa al cosiddetto fenomeno dell'emersione. Si dice nel rapporto che il meccanismo delle segnalazioni al Prefetto favorisce l'avvicinamento dei tossicodipendenti ai Servizi Pubblici anziché, come sostenuto dagli oppositori della legge, la loro maggiore clandestinità. A supporto di questa tesi si riporta l'aumento, in verità irrilevante rispetto al numero totale stimato dei tossicodipendenti italiani, come abbiamo già fatto osservare in precedenti interventi, degli utenti dei servizi (ricordiamo inoltre che esistono indizi che portano ad affermare che gran parte dei decessi riguarda proprio tali utenti e che comunque anche questi dati sono probabilmente inaffidabili).

Riguardo ai dati sulle utenze dei servizi pubblici c'è il sospetto che gran parte dell'aumento relativo al 1991 sia dovuto agli invii "coatti" da parte dei Prefetti e che si sia invece verificata una rilevante diminuzione delle utenze spontanee. Ancora una volta risulta impossibile verificare puntualmente questa ipotesi essendo i dati ufficiali relativi alle utenze dei servizi pubblici e agli invii delle Prefetture forniti sulla base di periodi di tempo differenti e inconfrontabili. Questa è un'altra prova dell'incapacità dell'Osservatorio del Ministero dell'Interno a svolgere un efficiente lavoro di analisi e informazione (oppure della volontà di mascherare dati imbarazzanti?).

A smentire ulteriormente la benefica azione della legge sull'emersione si possono riportare i risultati di alcune analisi svolte presso il Centro Operativo AIDS (COA), in corso di pubblicazione su riviste scientifiche o presentate ufficialmente nel corso di seminari.

Da una parte, dall'analisi dei dati relativi al più grande studio italiano di follow up di sieropositivi si è evidenziato che la prosecuzione dell'abitudine all'uso endovenoso di droghe non ha un'influenza significativa sul decorso della malattia. Dall'altra, analisi effettuate dal Professor Marcello Pagano, sulla sopravvivenza dei malati di AIDS italiani, suddivisi in classi di rischio, ha evidenziato, negli ultimi anni un miglioramento progressivo della prognosi, misurata in termini di sopravvivenza mediana, per quanto riguarda gli omosessuali, e un peggioramento per quanto riguarda i tossicodipendenti e gli altri (eterosessuali, trasfusi ecc.).

L'interpretazione del fenomeno, fornita dallo stesso studioso, è che la maggiore sopravvivenza è da ricondursi esclusivamente ad una diagnosi più precoce e che, quindi, quello che sembra essere successo negli ultimi tempi è un progressivo allontanamento dei tossicodipendenti da Servizi che permettono di effettuare diagnosi precoci. Per quanto riguarda i casi eterosessuali il ritardo è forse attribuibile ad una minore attenzione a sintomi sospetti, dovuta al fatto di non essere sempre a conoscenza della possibilità di essere stati contagiati, proprio per il fatto di non appartenere ad uno dei classici "gruppi a rischio". Proprio la disinformazione introdotta dalla terminologia "gruppo a rischio" anziché, più correttamente, "comportamento a rischio", può causare un limitato livello di attenzione tra i soggetti con comportamenti eterosessuali.

Da tutti questi dati sembrerebbe proprio che i tossicodipendenti, almeno quelli sieropositivi, vivano in una situazione di maggiore clandestinità rispetto al passato.

4. I tossicodipendenti, il Carcere e l'HIV.

La 162/90 ufficialmente non manda i tossicodipendenti in carcere, a meno che non siano recidivi e riottosi. In carcere devono andare gli spacciatori e i delinquenti comuni.

Purtroppo però la legge italiana, unica tre le legislazioni europee (e forse mondiali), prevede una definizione automatica di spacciatore che, esonerando da noiose indagini sull'effettivo comportamento dell'imputato, permette di classificare un individuo come tale solo sulla base della quantità di sostanza trovata in suo possesso.

Questo ha fatto si' che siano stati effettuati circa 1000 arresti, su un totale di 22.000 nel 1991, relativi a persone, spesso molto giovani, che non possedevano più di 5 grammi di hashish. In alcuni di questi casi l'effetto per la persona è stato devastante (si è anche arrivati al suicidio in carcere).

Nelle tabelle che seguono si riporta la situazione relativa ai tossicodipendenti in carcere rilevata alla fine del 1990 e in due successivi momenti nel corso del 1991.

Tabella 1

Detenuti presenti e tossicodipendenti

Confronto alle date del 31/12/90, 30/6/91 e del 25/9/91

Date 31/12/90 30/6/91 25/9/91

Det. presenti 24.670 30.774 32.166

Det. TD 7.299 9.623 10.771

% 29,59 31,27 33,49

Tabella 2

Detenuti presenti, tossicodipendenti e affetti da HIV

Confronto alle date del 31/12/90, del 30/6/91 e del 25/9/91

Date 31/12/90 30/6/91 25/9/91

Det. presenti 4.670 30.774 32.166

Det. sieropos. 2.489 2.770 3.110

% 10,09 9,00 9,67

Det. TD 7.299 9.623 10.771

Det. sieropos. TD 2.378 2.702 2.977

% 32,58 28,08 27,64

Come si vede dalla tabella 1, nel 1991 è andata progressivamente aumentando la popolazione carceraria e, in particolare, sono aumentati i tossicodipendenti detenuti. Dalla tabella 2 si evidenzia inoltre il fatto che, pur aumentando anche i sieropositivi detenuti, questa caratteristica riguarda via via sempre meno i tossicodipendenti mentre cominciano ad aumentare i sieropositivi non appartenenti a questo "gruppo a rischio", cioè quelli che sono stati contagiati da rapporti sessuali piuttosto che da scambi di siringhe. In altre parole, anche all'interno del carcere, si comincia ad evidenziare un rilevante avvio della terza epidemia, dopo quella tra gli omosessuali e quella relativa ai tossicodipendenti, l'epidemia eterosessuale trasmessa, principalmente, attraverso contatti con partner tossicodipendente. In particolare, di tali casi il 64% delle malate non appartenenti a gruppi a rischio deve il contagio a rapporti con un partner tossicodipendente.

L'inizio della terza epidemia si evidenzia anche nel rapporto COA al 31/12/91. Per la prima volta i casi eterosessuali femminili superano quelli maschili e sono per lo più trasmessi da tossicodipendenti.

Nelle tabelle che seguono sono riportati altri dati più analitici, relativi alla situazione carceraria e agli arresti, che non hanno bisogno di particolare commenti.

Un dato interessante, che deve far riflettere, emerge dall'analisi della tabella (scheda 4, riepilogo, pag. 159). Infatti si riscontra che il 60% degli ingressi in carcere avviene per reati previsti dall'art. 73 della 162/90 (questo dato conferma le stime correnti che circa il 70% dei procedimenti penali riguardi fatti di droga), che vengono commessi solo per il 50% da tossicodipendenti, mentre ben il 36% dei reati comuni, il cui autore è detenuto, risulta commesso da tossicodipendenti. Se si considera che, in base ai dati generali sulla microcriminalità, solo il 5% circa dei reati denunciati ha un autore noto, si evidenzia immediatamente la criminogenicità dell'attuale regime sulle droghe che, da una parte provoca le grandi guerre di Mafia nel Sud, dall'altra spinge verso il piccolo crimine e lo spaccio un' elevata percentuale di tossicodipendenti, proprio quelli che la 162 "vorrebbe" recuperare.

Inoltre sono spinti allo spaccio anche individui non tossicodipendenti. Si noti anche che, se il numero di tossicodipendenti in trattamento è aumentato di 11227 unità in 15 mesi, il numero di ingressi in carcere di tossicodipendenti durante il primo semestre del 1991 è stato di 13645 persone, di cui ben 6348 per "reati comuni".

L'allegata tabella, contenuta nel rapporto del Procuratore Generale di Milano, rende ulteriormente ragione del fenomeno.

5. Quanto incidono i sequestri sul mercato della droga?

Nel corso del 1990 la Guardia di Finanza stimava la quantità di sostanza sequestrata in non più del 5% delle droghe in circolazione. Nel 1991 i sequestri sono aumentati mediamente del 70%, pertanto, nell'ipotesi, forse ancora un po' ottimistica per l'Italia, che non ci sia stata ulteriore espansione del mercato, la quantità di sostanza sequestrata non supera il 9% del totale delle droghe in circolazione. Non è un gran risultato davvero dato lo spiegamento di forze e risorse impiegato. Inoltre gran parte delle sostanze sequestrate rientra nel mercato clandestino, come evidenziato anche da recenti fatti di cronaca. Che l'incidenza dei sequestri sia in generale irrilevante emerge anche dalle considerazioni riportate nel rapporto dell'ONU 1991 in cui si ammette che, nonostante i sequestri siano in aumento, la qualità della droga sul mercato è migliorata e il prezzo si è mantenuto costante. Il mercato non ha subito contraccolpi di nessun tipo in conseguenza dei provvedimenti repressivi e dei sequestri. In Italia

non sembra aver subito contraccolpi neanche in conseguenza dell'arresto di ben 22.000 addetti al settore. Il rapporto ONU evidenzia anche un effetto di saturazione delle piazze occidentali e uno spostamento degli interessi dei trafficanti verso il Sud e l'Est del mondo e verso altre attività, anche di tipo legale. Si tratta dello stesso effetto citato nel rapporto Jervolino a proposito del presunto invecchiamento dei deceduti per overdose. La saturazione che si ipotizza, piuttosto che dovuta a misure più repressive, è probabilmente legata sia alla dinamica demografica dei paesi occidentali, che ne ha ridotto la popolazione giovanile potenzialmente a rischio, sia alla saturazione "naturale" di ogni fenomeno di tipo epidemico, come certamente si può considerare quello legato alla tossicodipendenza, per la dinamica stessa con cui si acquisiscono nuovi adepti. Ogni epidemia è destinata ad estinguersi prima o poi se non si produce almeno un nuovo infetto per ogni individuo già infettato. Quando il numero degli in

fetti è ormai troppo elevato, rispetto a quello degli individui potenzialmente a rischio, viene a mancare il substrato necessario per il mantenimento dell'epidemia e il fenomeno comincia a regredire.

Nei paesi occidentali è probabile che si comincino a vedere le prime avvisaglie di questo fenomeno: il serbatoio di giovani potenzialmente a rischio comincia ad essere troppo limitato per il mantenimento del mercato (epidemia).

 
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