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Mercenaro Andrea, Pannella Marco - 25 marzo 1992
VE LO DO IO IL BUON GOVERNO
Intervista di Andrea Marcenaro a Marco Pannella

SOMMARIO: Bossi? "Uno senza esperienza e un po' esaltato". La Malfa? "non è credibile". Craxi? "Sbaglia tuttavia...". Alla vigilia del voto più imprevedibile degli ultimi anni, esce dal letargo il padre di tutte le proteste. Che invita a premiare la lista che porta il suo nome. Ce la farà con tanta concorrenza d'opposizione? Lui ne è così convinto che già si candida a ministro degli Esteri. Come minimo.

(EPOCA, 25 marzo 1992)

Il partito radicale non si candida? In compenso non c'è radicale che non sia candidato: tra capilista referendari di Giannini, dei Verdi e del Psi, candidati liberali e del Pds ve ne sono decine. Ai quali vanno aggiunti i "doppia tessera", ovvero quanti militano in altri partiti ma hanno richiesto negli anni passati anche la tessera radicale. Il pezzo forte però è lui, Pannella, accompagnato da Marco Taradash, la Bonino e la Faccio, da ex tossicodipendenti, sieropositivi e militanti dei tavoli referendari. Questa volta ha messo i piedi nel piatto. Si è infilato come un lampo in quell'indecisione perenne degli italiani, se votare l'uomo o il partito, e ha ricongiunto d'un colpo i due corni del dilemma: votate me, il partito, o meglio, la lista di me stesso. Per chi non apprezza, si tratta dell'ultima trovata di un geniale buffone. Per chi applaude, siamo di fronte alla prefigurazione del futuro quando il sistema politico italiano sarà finalmente riformato. Insomma, giratela e rigiratela come vi pare, ma un co

lpo d'ala così forte solo una personalità sicura come quella di Pannella poteva darlo.

Anche questa volta era stato dato per morto. E di nuovo, in nome di quella paternità sui diritti civili che tutti gli riconoscono, lui sfida l'Italia a dargli fiducia, anzi a sceglierlo. E in una competizione elettorale dove il terrore della preferenza unica suggerisce ai candidati di fornire i pantografi ai propri elettori, il Marco nazionale si muove sereno: che si voti lista Pannella con preferenza Pannella, o che non si preferisca nessuno, il preferito, o il battuto, sarà lui. Non il partito.

- E così adesso lei ha una lista tutta sua: ce ne spieghi il motivo.

"Io sono favorevole al sistema politico americano: tre partiti al massimo. Chiedo voti per questo".

- Che c'entra la lista Pannella con l'idea che dobbiamo fare come in America?

"Con me noi abbiamo già votato all'americana e i riformatori hanno vinto: sul divorzio, sull'aborto, sul nucleare e sulla giustizia giusta".

- Lei crede che gli italiani amino una semplificazione della vita politica? Guardi quante liste nuove stanno nascendo.

"Nove italiani su dieci, ne sono sicuro, preferiscono il sistema americano dell'uno contro uno. E allora tocca a me fare qualche domanda i lettori. Esiste uomo politico più convinto di me che la riforma principale debba essere questa? Esiste, quindi, una lista che su questo dia più garanzie, anche di capacità?"

- Rispnda lei.

"No. Esiste uomo politico la cui lunga vita sia stata più fuori dai partiti ma dentro la politica di alternativa? Che meglio prefiguri partito e sistema amglosassone?"

- Oh, Pannella, di più lontani dai partiti di lei non c'è che l'imbarazzo della scelta: La Malfa, Bossi, i verdi...

"Balle, ma ci arriviamo. C'è lista più referendaria? Che ha raccolto firme determinanti anche per i referendum Segni e Giannini? Ma contemporaneamente: c'è qualcuno che mitizzi i referendum meno di quanto li mitizzi io e abbia determinazione ed esperienza per difenderli?

- Mi lasci indovinare: no, non c'è nessuno.

"Indovini ancora: quale altra lista sostiene il referendum per l'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti, e quello sulla droga?

- Federalismo, criminalità, droga: si può chiedere il programma di Pannella su temi come questi?

"Federalismo: noi radicali nel 1958 facevamo i comizi sulla parola d'ordine einaudiana dell'abolizione dei Prefetti. Per noi era alle Regioni che andava delegato molto del potere politico. Non a caso il nostro gruppo alla Camera dal 1987 si chiama Gruppo federalista europeo".

- Criminalità.

"Chiediamo l'unificazione della Guardia di finanza, dei Carabinieri e della Polizia, da definire come corpi non militari, ma armati durante il servizio. E, parallelamente, di istituire il corpo di Polizia giudiziaria, specifico".

- Droga.

"Sarebbe già auspicabile un proibizionismo all'olandese. In Italia il 65 per cento dell'attività giudiziaria e di polizia è bloccata dal proibizionismo sulla droga. Contro decine di migliaia di tossicodipendenti, e a beneficio della grande criminalità. Assistiamo così alla crescita politica, economica, istituzionale della criminalità".

- Ecologia.

"Siamo stati, più di dieci anni fa, i primi, i soli in Europa, a raccogliere le firme contro il nucleare, la caccia, prima dei verdi tedeschi e di tutti gli altri. E abbiamo continuato".

- C'è un suo riavvicinamento a Craxi, onorevole Pannella, dopo gli epici scontri tra lei, antiproibizionista, da una parte e lui, proibizionista, dall'altra?

"Il 13 maggio 1974, quando vidi un mare di bandiere rosse a piazza Navona, dopo la vittoria del divorzio, io ringraziai il contributo determinante di missini e cattolici che, con la loro civiltà, avevano reso possibile quella vittoria. Ma dicevo anche che da una parte c'eravamo stati noi e la Chiesa, dall'altra gli indifferenti e i profittatori."

- Può spiegarsi meglio?

"Craxi ha sbagliato, ma non è stato indifferente: ha assunto le sue responsabilità. I fatti gli danno torto. Spero sappia riconoscerlo e tornare a incontrarci".

- Si dice anche che lei voglia un posto da ministro nel prossimo, eventuale, governo Craxi.

"Dissi, nel 1980, di me stesso: se mi considero sono nulla, ma se mi comparo ho il dovere di candidarmi alla presidenza del Consiglio o, alla peggio, agli Esteri. Lo ripeto oggi".

- Ci aveva promesso due parole su La Malfa, uno dei politici del momento.

"La Malfa? Ottimo! Ma come vate della grande alternativa, dell'intransigenza, dell'indipendenza dagli interessi e dell'onestà istituzionale non ha molti titoli di credibilità".

- Tanta severità merita qualche spiegazione in più.

"Per lottare contro la partitocrazia e il sottogoverno occorre esser capace di rinunciare agli averi del sottogoverno. La Malfa non lo fa, non l'ha fatto nemmeno in questa vigilia preelettorale di demagogia oppositoria".

- La Malfa è all'opposizione da un anno.

"E in un anno non ha rinunciato a un solo posto di sottogoverno, Senza contare che è legatissimo alle lobbies pubbliche e parapubbliche del cosiddetto privato italiano".

- Il privato è parapubblico?

"Intendo quello degli oligopoli, a cominciare dalla Fiat, che ha determinato a suo vantaggio gran parte della politica economica e finanziaria del nostro paese. Oltre a Carlo De Benedetti, all'Iri, all'intero sistema bancario...".

- Basta, basta, la prego. Non dev'essere tutto così nero, se La Malfa ha tanto successo.

"Perché il sottogoverno dei repubblicani è benemerito, mentre quello degli altri sarebbe da ladri? Giorgio è stato promosso a parafulmine del regime partitocratico. Per questo gli va bene. Ma la forza non è sua, se non torna presto a casa".

- E veniamo a Bossi e alle Leghe.

"Non ho partecipato al linciaggio quando erano deboli. Non ho creduto e non credo al demonio e alla mobilitazione razzista del Nord e della Lombardia. Poi, che il figlio di Bossi sia per il 50 per cento siciliano, vorrà dire poco, ma come simbolo contro il suo razzismo basta e avanza: mezzo Nord è nella sua condizione".

- Tutto bene, allora? Bossi non è un problema?

"Il problema c'è, eccome: ci saranno 70 o 100 parlamentari improvvisamente eletti da gente ieri ridotta a gregge nel recinto della rabbia antipartitocratica. Non reggeranno all'impatto del regime. Con delusioni pericolose".

- Pessimista, Pannella?

"Un poco: se noi federalisti democratici non saremo abbastanza numerosi, qui, tra riformatori come La Malfa e anche Segni da una parte, e capi senza esperienza e un po' esaltati come Bossi dall'altra, rischiano di chiudere bottega. Non noi radicali, noi italiani".

 
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