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Il Partito Nuovo - 30 marzo 1992
L'Europa contro la pena di morte

SOMMARIO: Nel mese di febbraio del 1992, la Commissione per gli affari esteri e la sicurezza del Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla pena di morte (ne riportiamo le parti più significative in questa pagina) presentata da Adelaide Aglietta, presidente del gruppo verde, membro del Consiglio Federale del Partito Radicale.

Quest'articolo è stato scritto il primo marzo '92, prima della discussione in aula della risoluzione, prevista nella sessione di marzo.

(IL PARTITO NUOVO - N. 6 - MARZO 1992)

Nella risoluzione per l'abolizione della pena di morte nel mondo, ho cercato di far passare una dimensione propositiva e non declamatoria, frequente nel nostro Parlamento.

Questo fatto ha ovviamente creato delle difficoltà: il Parlamento europeo - non avendo poteri parlamentari che lo rendano responsabile di indicare soluzioni di governo dei problemi e non avendo come interlocutore un governo europeo, ma dodici governi nazionali - posto di fronte a precise scelte politiche, si frantuma all'interno stesso dei gruppi, sia per fedeltà partitiche »nazionali sia per l'azione delle lobbies governative. Anche in questo caso le resistenze ed i cambiamenti - pochi, ma significativi - sopravvenuti in Commissione sono conseguenza di questa situazione.

La soppressione più grave - che cercheremo di reintrodurre in aula - è stata quella relativa alla non previsione della pena di morte come requisito indispensabile per le nuove adesioni alla Comunità. Qui si sono coniugate le posizioni non abolizioniste con quelle che difendevano situazioni comunitarie, come il Belgio o la Grecia, che ancora prevedono nel loro ordinamento la pena di morte, anche se da anni non applicata.

Vi è stata, infine, una resistenza sia all'acquisizione del dovere d'ingerenza rispetto alle realtà in cui è prevista la pena di morte (ridimensionamento ad »impegno attivo ), sia alla proposta di una politica economico-commerciale della Comunità, fortemente condizionata dal rispetto dei diritti umani e, dunque, dal permanere della pena di morte, anche se in questo caso la proposta è stata accolta.

Questi saranno i punti in discussione nella sessione di marzo. Se le proposte non verranno ulteriormente ridimensionate, ma si potrà reintrodurre quella più importante relativa alle adesioni, noi legislatori avremo uno strumento di lavoro in più nei nostri Paesi, al fine di adeguare le scelte di politica giudiziaria e di politica estera a quanto è ormai acquisito nel diritto internazionale. Sono ancora troppi, infatti, gli Stati democratici o in via di democratizzazione, che contemplano la pena di morte (a partire dagli Stati Uniti) o che hanno una politica ambigua su questo fronte (come, ad esempio, l'Italia nei confronti oggi della Cina, ieri della Somalia).

Adelaide Aglietta

Il Parlamento europeo,

ritiene che nessuno Stato possa disporre della vita dei propri cittadini, prevedendo nel proprio ordinamento la pena di morte come conseguenza di reati, anche se gravissimi; che l'impegno ad operare per l'abolizione della pena di morte possa configurarsi come dovere legittimo.

Il dispositivo della risoluzione chiede a tutti gli Stati membri: di impegnarsi ad abolire la pena di morte dagli ordinamenti che la contemplano per i reati ordinari (Belgio, Grecia) e per quelli eccezionali (Belgio, Belgio, Italia, Regno Unito, Spagna); di firmare e/o ratificare (Belgio, Grecia, Irlanda, Regno Unito) la »Convezione europea dei diritti dell'uomo ed il »II Protocollo opzionale al Patto Internazionale sui diritti civili e politici ; d'impegnarsi a non concedere l'estradizione degli imputati passibili di una condanna alla pena capitale nel Paese richiedente, a meno che quest'ultimo non dia garanzie sufficienti che ciò non avvenga.

Nella risoluzione si auspica che l'impegno ad abolire la pena capitale sia assunto dagli Stati membri del Consiglio d'Europa che ancora non l'abbiano fatto (Cipro, Malta e Svizzera per i reati eccezionali; Polonia e Turchia per i reati ordinari ed eccezionali) e dagli Stati membri della CSCE che ancora contemplino la pena di morte (Albania, Bulgaria, Comunità degli Stati indipendenti, Estonia, ex-Jugoslavia, Lettonia, Lituania, Stati Uniti d'America). Si chiede alla Commissione, al Consiglio ed agli Stati membri di operare affinchè venga abolita la pena di morte in tutti gli Stati in cui sia contemplata; di operare per ottenere in sede ONU una delibera vincolante di moratoria generalizzata sulla pena di morte; di impostare la propria politica estera avendo come condizione fondamentale e dirimente l'abolizione della pena di morte; di promuovere una campagna d'informazione al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'inutilità e l'inaccettabilità della pena capitale; di intervenire da subito nei confront

i degli Stati perchè non siano pronunciate ed eseguite condanne a morte contro coloro che al momento del crimine non avevano ancora 18 anni, contro donne in gravidanza o con figli piccoli, contro persone anziane, malate o ritardate mentali; sia garantito un processo equo a tutti gli imputati e, a maggior ragione, a quelli accusati di reati per cui è prevista la pena capitale.

 
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