Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
lun 15 apr. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Il Partito Nuovo - 30 marzo 1992
Legalità o autoritarismo?

SOMMARIO: I danni e il fallimento della »guerra alla droga negli Stati Uniti. La situazione in Europa. Il progetto del Partito Radicale: creare un movimento transnazionale per la riforma della politica sulla droga, che contrapponga la legalità all'autoritarismo.

(IL PARTITO NUOVO - N. 6 - MARZO 1992)

Alla fine di febbraio del '92, George Bush ha cercato di rianimare, con la conferenza di Sant'Antonio, lo spirito della »guerra alla droga , o meglio alla cocaina. Non gli è riuscito. I primi tre anni di »guerra , dopo il proclama del luglio 1989, si sono chiusi con un bilancio fallimentare: stabilizzazione dei consumi interni, o, secondo il rapporto governativo più recente, addirittura un aumento (mentre l'obiettivo era la riduzione del 50% entro la fine del '91); raddoppio della produzione mondiale di cocaina passata salita a 900 tonnellate metriche secondo le valutazioni della Casa Bianca (mentre la Commissione CEE parla addirittura di 1.100 tonnellate); introduzione in America Centrale della coltivazione del papavero da oppio ad opera del »cartello colombiano di Cali (unico programma di riconversione agricola che abbia finora avuto successo, ma opposto a quello che ci si era ripromessi).

In Europa le cose vanno allo stesso modo. Fallimento totale sul versante dei consumatori: aumento generalizzato dei consumi di eroina e cocaina; aumento dei morti per overdose (la Baviera, che è forse la regione europea dove i controlli sono più severi, ha registrato nel 1991 un aumento della mortalità del 76% rispetto all'anno precedente); aumento della diffusione dell'AIDS fra e dai tossicodipendenti. Fallimento totale anche sul versante criminale: i sequestri restano altissimi in cifre assolute, bassissimi in percentuale (l'ultimo rapporto della polizia tedesca conferma nel 5-10% la stima sulla quantità di stupefacenti sequestrata rispetto a quella in circolazione). Intanto la mafia acquista sempre maggiore potere politico ed economico in Italia ed i servizi segreti della Germania denunciano il riciclaggio del denaro della droga. Una commissione d'inchiesta del Parlamento europeo ha testimoniato - per la prima volta a livello ufficiale - questa situazione: dopo un'indagine di nove mesi sul traffico di dro

ga nella Comunità, ha, finalmente, chiesto di riformare la politica sulla droga sulla base degli effetti perversi del proibizionismo.

Ciò nonostante, le strategie dell'ONU, degli USA e di tutte le organizzazioni internazionali non si modificano di un millimetro. Ecco un esempio: perfino l'ONU ha dovuto riconoscere - nell'ultimo rapporto sul traffico di droga - che l'unico paese europeo in cui i morti diminuiscono e la situazione sanitaria è sotto controllo è l'Olanda: eppure nello stesso rapporto si rivolge un richiamo severo al governo olandese per la sua non perfetta conformità alla convenzione di Vienna e gli si chiede di mettersi rapidamente in riga. Lo stesso fanno svariati governi della Comunità europea, che addirittura minacciano di non sviluppare il processo di integrazione, che prevede l'abolizione delle frontiere interne fra i 12, se l'Olanda consentirà ancora la vendita di hashish e marijuana nei coffee shop.

Il motivo è semplice: il sistema proibizionista, e la »guerra alla droga che la sua applicazione richiede, funziona indipendentemente dai suoi risultati. Funziona perché produce risorse: grandi budget, apparati burocratici, prestigio, popolarità, voti, e - cosa non secondaria - strumenti sempre più pesanti e sofisticati di repressione, facilmente strumentalizzabili a fini autoritari. Le sconfitte strategiche alimentano maggiori investimenti in tutti questi campi: paradossalmente sono proprio i rovesci del proibizionismo a confermarne il ruolo politico.

Non sarà dunque un determinismo politico a generare l'alternativa politica al sistema proibizionista. E' necessaria una pressione costante, politica, scientifica, culturale, di informazione. Oggi il Partito Radicale transnazionale ha compreso - unica forza politica al mondo - che la politica sulla droga è diventato uno dei terreni di scontro decisivi fra concezioni dello Stato contrapposte. Quelle che privilegiano la laicità o il moralismo, i diritti dell'individuo o la burocrazia, le libertà civili o l''emergenza criminale, la legalità o l'autoritarismo, un rapporto paritario fra gli Stati o le diverse forme di colonialismo. Per questo, poiché la posta in gioco è la democrazia e le libertà, il PR chiede la collaborazione di uomini e donne, partiti nazionali, organizzazioni culturali, personalità della scienza e della cultura, per sviluppare una grande campagna di verità. Per questo il Partito Radicale svilupperà la collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, con l'obiettivo di costruire, c

on la massima urgenza e capacità di lotta, il movimento per la riforma della politica sulla droga: un movimento transnazionale per il diritto, le libertà, la democrazia.

 
Argomenti correlati:
pn-6
antiproibizionismo
onu
stampa questo documento invia questa pagina per mail