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Chiti Batelli Andrea - 30 aprile 1992
L'impegno europeo di qui alla fine del secolo
(contributo di Andrea Chiti-Batelli)

XXVI CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE

SOMMARIO: Documento sull'Unione europea e il federalismo predisposto per il 36· Congresso del Partito radicale (Roma, Hotel Ergife, 30 aprile - 3 maggio)

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1. Fino ad oggi l'obiettivo del'Unione europea è stato prospettato in termini soprattutto economici: l'Unione è necessaria per assicurare stabilmente il benessere, lo sviluppo armonioso, la crescita equilibrata, la perequazione delle zone più ricche e di quelle più povere dell'Europa, facendo di questa - o meglio della sua parte occidentale - un unico grande mercato, dotato di una moneta unica.

Tutto ciò, si conclude con ragione, è irrealizzabile senza istituzioni non solo realmente sovranazionali e federali, ma che estendano la loro competenza, oltre che alla moneta, a tutta l'economia, e in particolare alla politica finanziaria e di bilancio e a quella dei redditi: nonché alla riceca scientifica, alla lotta contro l'inquinamento, all'aiuto al Terzo mondo,

2. Tale obiettivo rimane valido; ma uno nuovo se ne presenta, imposto dai fatti: fino a ieri rimasto nel sottofondo, e oggi invece portato in primissimo piano dagli avvenimenti epocali succedutisi in Europa dal 1989 a oggi.

Il processo di unificazione europea quale si è realizzato e si sta realizzando nella »Comunità a 12 è divenuto superato ed anacronistico e deve essere profondamente trasformato sotto tre punti di vista:

- perché solo occidentale;

- perché solo economico;

- perché dotato di istituzioni troppo fragili e non genuinamente federali.

In luogo di tutto ciò, tale processo deve divenire:

- paneuropeo;

- estendersi alla politica estera, alla difesa, alla protezione dei diritti umani e delle minoranze;

- dar vita a un vero Stato federale europeo, fornito:

di un Governo di legislatura, nel quale la nomina e la revoca dei ministri sia compito esclusivo del Presidente;

di due Camere legislative, costituite dal Parlamento europeo e da una Camera degli Stati, nella quale dovrà tasformarsi l'attuale Consiglio dei Ministri, assumendo la veste di un consesso unicamente legislativo riunentesi in sedute pubbliche e votante a maggioranza;

di una Corte di Giustizia fornita del potere di dare esecuzione diretta alle sue deliberazioni, senza passare per decisioni politiche o amministrative o giudiziarie nazionali.

Solo così l'Unione potrà:

- allargarsi senza dislocarsi, anche se, in un primo momento, l'unificazione deve riguardare i Dodici Paesi della Comunità (o limitata a una parte di essi) perché senza i sopraddetti approfondimenti istituzionali tutto il processo di unificazione è destinato al fallimento;

- dare ai Paesi dell'Europa centro-orientale l'aiuto necessario perché essi entrino al più presto e a pieno titolo nella »casa comune europea;

- soprattutto costituire una cornice sufficientemente solida entro la quale risolvere democraticamente e pacificamente, sotto l'egida della legge federale, i conflitti etnici che oggi risorgono dalle rovine del »socialismo reale e dell'imperialismo sovietico.

3. Di fronte a tale grandiosa prospetiva gli accordi di Maastricht apaiono del tutto insufficiente: e tale insuficienza è statadoppiamente simboleggiata dal conflitto jugoslavo, che contemporaneamente infieriva. Tale conflitto era come la premonizione di un più vasto incendio che può coinvolgere tutta l'Europa centro-orientale; ma di fronte ad esso l'Europa comunitaria restava, e resta, del tutto impotente - peggio, indifferente.

4. Da tale constatazione emerge l'esigenza di un'iniziaiva immediata e di grandi dimensioni, tale da coinvolgre l'intera società europea: una strategia che occorre mettere in opera di qui alla fine del secolo, per prevenire quei rischi; assicurare l'indipendenza dell'Europa; garantire la sicurezza di fronte a nuove minacce, di cui la guerra del Golfo ha mostrato i rischi, tuttora gravi e molteplici, così come haancora una volta rivelato l'impotyenza e la divisione degli europei e l'assenza di una loro politica estera difensiva.

Sono anche qui i fatti stessi che indicano la via da seguire.

5. Nel 1994 avranno luogo le quarte elezioni del Parlamento europeo. Trattandosi di un organo quasi solo consultivo, è certo che, rebus sic stantibus, esse si svolgeranno in una indifferenza dell'opinione pubblica ancora magiore di quella che ha caratterizzato le precedenti, con conseguente, ulteriore delegittimazione politica di questo organo.

Le cose, però, sarano radicalmente modificate - e nella battaglia eletorale potrà chiaramente disegnarsi un fronte europeo e un fronte anti-europe - se tutte leforze europeiste e federalist si coalizzeranno e uniranno i loro sforzi in unagrande campagna di mobilitazione così delle forze politiche e sociali come dell'opinione publica dei 12 Paesi, volta ad ottenere che sia messa in opera una procedura analoga a quella che, nel 1952, portò all'affidamento all'»Assemblea ad hoc - il Parlamento europeo di allora - del compito di redigere la Costituzione dell'Europa.

Tale campagna dovrà ottenere che i 12 Governi - o almeno la maggior parte di essi - entro lafine del 1993 decidano solennemente di affidare al nuovo Parlamento europeo che nascerà l'anno successivo il compito di redigere, entro 10 mesi dalla sua elezione, la Costituzione dell'istituenda Federazione Paneuropea: con l'impegno supplementare - ma decisivo - che tale progetto sarà direttamente sottoposto, senza modifiche, alla ratifica dei rispettivi parlamenti nazionali, o, secondo le esigenze costituzionali di ciascuno, a referendum popolare.

Dovrà esser altresì precisato che, nel caso in cui non tutti i Dodici aderiscano, il compito di redigere il testo dell'Unione dovrà essere affidato ai soli parlamentari europei appartenenti a tali Stati che, in questo caso e in tale veste costituente, si riuniranno a parte, con l'eventuale partecipazione di rappresentanti anche dei Paesi candidati all'adesione, in particolare dell'est europeo, che abbiano accettato l'obiettivo dell'Unione politica.

La campagna in questione dovrà avere il suo coronamento e il suo sigillo, nella seconda metà del 1993, in un grande III »Congresso europeo dell'Aja , in cui l'impegno federalista per le prossime elezioni europee dovrà esser solennemente ufficializzato e siglato.

Solo a condizione di tale impegno, e con questa fondamentale integrazione, si può dare di Maastricht un giudizio meno severo di quello sopra pronunziato.

6. Le forze europeiste e federaliste sono oggi troppo deboli per assumersi l'onere di una tale, grande mobilitazione europea; ad esse mancano, per di più, dello spirito critico, del mordente e della capacità di stimolare e, se necessario, contrastare i Governi e le forze politiche nazionali: e non solo di blandirle e applaudirle, anche nelle loro lentezze, deficienze e mezze misure.

Ma un'occasione particolarmente favorevole si offre loro, si offre a noi tutti. Mentre la Germania riunificata -forte della sua economia, del numero dei suoi abitanti, dell'influenza che essa può esercitare sull'Europa centrale e orientale, anzi su tutto il Vecchio Continente - ha oggi la capacità di »far da sé e di disinteressarsi dell'Unione europea, e mentre forze crescenti della società tedesca premono in tal senso, invece il Governo tedesco e il Cancelliere Kohl, con molta lungimiranza politica e non poco coraggio, si sono mostrati e si mostrano - nei fatti, e non solo nelle parole - convinti come l'Unione del continente sia più che mai necessaria per consentire uno sviluppo sano dela Germania e incanalare il dinamismo di questo Paese in un solido alveo europeo.

Questa posizione del Cancelliere Kohl è stata indebolita - colpevolmente e irresponsabilmente - dagli altri Undici, che a Maastricht hanno rifiutato, per il momento, l'Unione politica che Kohl chiedeva come contropartita del sacrificio del marco sull'altare dell'Unità europea. Nulla perciò lascia prevedere che alle scadenze decisive, rinviate stoltamente a fine secolo, che dovranno decidere del processo integrativo, la Germania avrà un Cancelliere e un goveno altrettanto decisamente impegnati nella politica europea. E' ragionevole, anzi temere il contrario.

Le forze europeiste devono perciò concludere un »pactum tacitum de Europa condenda con l'attuale governo tedesco perché la grande campagna per la Costituente europea, di cui si è detto, si svolga in modo efficace e giunga a buon fine. Grazie a un tale alleato non è utopistico sperare che quest'azione abbia succeso, e lo abbia nel ristretto margine che ci è consentito.

Il tempo lavora contro l'Europa, ed è questa, forse, l'ultima chance che la storia offre alla nostra generazione.

Andrea Chiti-Batelli

 
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