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Il Partito Nuovo - 31 maggio 1992
Nasce la V Internazionale?

SOMMARIO: In un certo senso sì, ma se così fosse ci chiuderemmo all'interno della storia pur gloriosa, ma per molti versi terribile, dell'internazionalismo comunista o della burocratizzazione socialdemocratica.

Una parte delle nostre radici è, però, necessariamente, anche nei grandi ideali illuministici e liberali. Senza dimenticare che il nuovo Umanesimo è nonviolento ed ecologista.

Ma intanto non c'è più un solo dollaro per il costituendo Transpartito Transnazionale, per il Partito Radicale.

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Occorre che decine e decine di parlamentari e altri iscritti, diventino, per il Congresso del gennaio 1993, gruppo dirigente del nuovo Partito Radicale.

(IL PARTITO NUOVO - N. 7 - MAGGIO 1992)

Ci sono, nel mondo, disordine, distruzione e morte.

Non mancano i valori, gli ideali, i Partiti. Anzi, abbondano. Sono l'unica giungla rigogliosa che s'estende nel mondo, anzichè deperire o esser divelta. Buone coscienze a buon mercato, inutili e infeconde angosce, teologie e ideologie tragiche, »della liberazione , real-politik, dittature e »democrazie reali ; politica ridotta a mestiere, nonviolenti e rivoluzionari ridotti a sette, conservatori del nulla, parassiti delle tragedie - per le quali piangiamo o mostriamo di piangere - schiavi di poteri immani, impotenti, suicidi e omicidi, di fatto, come quelli dei cosiddetti »complessi militar-industriale, agro-alimentare e proibizionista del narcotraffico , inesistenti invece anch'essi come »ordine , per pessimo che sia.

Ecco a cosa siamo ridotti, cosa siamo. Sia quando siamo più in alto nella scala del potere, sia quando siamo martiri o testimoni nel cuore di un presente, nel quale le »belle anime scorrono come un'emorragia inarrestabile. Ripetiamolo: il divorzio tra scienza e coscienza, da una parte, potere e politica, dall'altra, trasforma tutto, perfino il »nuovo umanesimo ecologista e ambientalista e le molte forze »nazional-verdi in epifenomeni della crisi, ingredienti della sconfitta e del disastro.

Come sempre l'impotenza e la sterilità generano violenza, e violenza, e violenza. Cioè disordine, distruzione e morte.

Il linguaggio degli obiettivi politici concreti.

Mancano, invece, gli obiettivi e gli stessi soggetti che possano politicamente, praticamente pensarli, organizzarli; realizzarli o mancarli. Nella babele del mondo, solamente il linguaggio degli obiettivi e della concretezza praticata possono essere unificanti, nel rispetto e nella ricchezza delle diversità etniche, religiose, culturali, ambientali, politiche, sociali, economiche, di interessi.

L'attuale Partito Radicale costituisce - ahinoi! - l'unico tentativo di dare risposta coerente e immediata, a partire da subito, a questa richiesta di realizzare diritto alla vita con la vita del diritto, delle leggi, delle persone e dei popoli, e non con la loro messa a morte, con il loro sacrificio, illusorio, anche se »eroico , a volte; in genere vile o cieco. Ci sorreggono, fin dove lo fanno, minoranze attive di donne e uomini radicalmente nonviolenti e democratici (cioè - ripetiamolo - ben altro che tradizionali pacifisti e rassegnati partitocratici); essi sanno dare corpo, mano, voce, rigore, organizzazione - oltre che lavoro, denaro e intelligenza - alle loro convinzioni, facendone obiettivi politici. Come ci sorreggono parlamentari e uomini di Governo, illuminati dall'umiltà, consapevoli dell'inadeguatezza dei pur necessari riferimenti partitici nazionali, della paralisi e del caos di una politica che è innanzitutto, se non esclusivamente, quella dei loro Stati nazionali o delle attuali forme di orga

nizzazione dell'ONU e del suo sistema, dei patti più o meno militari esistenti fra le nazioni e le varie regioni del mondo.

Persone unite - se si uniscono, se possono restare unite, se sanno darsene, procurarsene i mezzi - dalla volontà che la loro prima Patria siano giustizia, libertà, democrazia, tolleranza, nonviolenza. Con coloro che così si sentono e vivono, occorre subito, ma subito - entro la Sessione costituente del Congresso del gennaio 1993 - conquistare e realizzare convivenza, comprensione, collaborazione, unità politica; e sempre, ricordiamolo, con l'aiuto della più assoluta libertà, del più libero dei consensi, cioè di previsioni - e non di costrizioni - comuni.

Ecco alcuni aspetti del »Partito Nuovo . Del Transpartito Transnazionale. Del Partito Radicale, insomma.

L'azione nonviolenta contro il criminale regime serbo.

Così, in Italia - in ottemperanza alle decisioni dei nostri Consigli Federali ed alla maggioranza degli interventi nel Congresso - 2.000 persone hanno contemporaneamente partecipato, ed altre proseguono ancora, ad una forma di »digiuno pubblico, a sostegno della lotta contro l'aggressione, la guerra, i crimini del regime che opprime la Serbia ed il Montenegro, conducendo da queste due regioni una politica che ricorda quella nazista, comunista, saddamita.

Nello stesso tempo si otteneva la sottoscrizione di una mozione sull'ex-Jugoslavia - o, piuttosto, sulla riforma della politica italiana e comunitaria europea - da parte del 62% dei deputati del Parlamento italiano, appartenenti a quasi tutti i quindici partiti che lo costituiscono, ancor ieri profondamente divisi su questo tema.

Questa mozione »italiana , redatta alla fine del mese di aprile - inviata agli oltre 200 parlamentari dei vari Paesi e del Parlamento europeo membri del Consiglio Federale del PR, tradotta nelle 13 lingue di base del nostro lavoro, oltre che in esperanto - ha anticipato pressocchè letteralmente le motivazioni e, in parte, il dispositivo della delibera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con cui si è denunciata la responsabilità del regime serbo (non del popolo serbo, che è il primo ad essere oppresso) in imprese che ricordano quelle naziste, fasciste o staliniste degli anni trenta e successivi.

Possiamo dire che in tal modo un anno e mezzo di lotta del PR nel mondo, con le poche ma estese forze che gli forniamo, è stata premiata, anche se con atroce ritardo.

Tutto questo ad opera di non più di sei fra i radicali presenti nel Parlamento italiano, e non più di trecento iscritti al PR. Miracolo della nonviolenza? O della capacità acquisita di organizzare lotta politica e istituzionale? Miracolo, cioè, di, per ora, pochissime coscienze armate di democrazia, di tolleranza, di nonviolenza, di prassi efficaci?

Vogliamo sottolineare che la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha affidato la sua analisi ed il suo intervento per il Nagorny Karabakh al deputato italiano, iscritto al nostro Partito, oltre che al Partito Socialista, Mario Raffaelli, al quale si deve se si è potuto giungere alla sollecita convocazione della Conferenza di Roma della CSCE su questo tragico fronte degli errori del nostro tempo.

Gli »scenari e le nostre battaglie.

Quello evocato è, in realtà, solo un esempio dello »scenario che noi vogliamo rapidamente conquistare alla nostra società ed al nostro tempo, ai militanti della nonviolenza ed al ceto politico dei parlamentari democratici di ogni Paese: leggi e deliberazioni pressocchè identiche da presentare e far approvare contemporaneamente in un numero sempre maggiore di Parlamenti nazionali, dal Parlamento europeo, dall'Assemblea e dalle varie organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite.

Per far questo, occorre un'organizzazione estremamente efficiente, nello stesso tempo con forti caratteristiche militanti e volontarie, da una parte, e, dall'altra, attrezzata con la tecnologia informatica. Ancora una volta ci troviamo dinanzi al problema della vita e dello sviluppo di questo PR, che di già ha questi connotati, unico (lo ripetiamo: ahinoi!) per ora al mondo.

Occorre essere in grado, culturalmente e politicamente, di tradurre i valori, gli ideali che abbondano e che si rivelano sempre più incapaci di vivere e di affermarsi, in »imprese politiche (così come si parla di imprese industriali, commerciali o finanziarie), attrezzate di »progetti , di bilanci preventivi e consuntivi, di reperimento delle risorse e di disciplina delle spese.

Ad esempio, noi vogliamo abolire entro i prossimi setti anni, attraverso la costituzione di una »Lega parlamentare mondiale , la morte comminata per forza di legge. Siamo stati capaci di raccogliere - ormai quasi un anno or sono, attraverso questo giornale - oltre 1.000 firme di parlamentari e uomini di governo di 40 Paesi che chiedono l'abolizione della pena di morte nell'ex-Unione Sovietica.

Ottenere questo risultato non significherebbe di per sè, di già, offrire esemplarmente un'opportunità di ripensamento alla società americana, che - a detta dei sondaggi - è favorevole alla pena di morte. Significherebbe - però - già porre un primo tassello ad una grande campagna transnazionale che dobbiamo organizzare attraverso un progetto legislativo, di diritto internazionale, secondo uno scenario o una simulazione che calendarizzi, oltre che puntualizzare, gli obiettivi politici e istituzionali, nazionali o internazionali, campagne gandhiane nonviolente di massa, per arrivare nel 2000 agli atti conclusivi e cogenti con forza di legge universale, cogenti ovunque.

Per far questo, occorre finalmente dare forza e valore politico a ricerche, studi, proposte di convenzioni, che da decenni e decenni la cultura abolizionista produce, rischiando però di divenire sul piano storico poco più che un doloroso commento, una sorta di tragico coro, all'estendersi dell'uso della morte anche da parte degli Stati, come via legittima ed opportuna a difesa della vita e dei diritti umani. Ognuno comprende - specie se ha esperienza parlamentare, di governo o scientifica nel settore del diritto - quanto difficile sia questo progetto, quanta tenacia, quanta intelligenza, quante risorse umane e finanziarie esso richieda.

Ci affidiamo all'onestà intellettuale di chi in questo momento ci legge perchè risponda a questa nostra domanda: esiste un altro progetto, un altro strumento, un altro soggetto istituzionale e politico in alternativa a questo del PR? E, se non esiste, è onesto intellettualmente e umanamente far finta di nulla, far finta di essere contro la pena di morte, far finta di rimettere la soluzione di questo problema - che è poi uno fra i tanti impellenti - ad una sorta di Provvidenza »progressista , cioè del destino?

I nostri lettori sanno che, accanto a quest'esempio, ne abbiamo di già individuati molti altri: il processo di criminalizzazione del potere e delle società nel mondo, di accentuazione del caos e dell'ingovernabilità, legati al regime proibizionista contro produzioni agricole di »droghe del terzo mondo, probizionismo che ha alla sua base le stesse illusioni statolatre e fanatiche che sono state alla base di tutti i tipi di fascismi totalizzanti, totalitari e violenti che hanno fatto del secolo ormai trascorso un secolo di più efferata barbarie di quelli precedenti.

Anche qui abbiamo fornito informazioni, conoscenza, concreta opera politica ed organizzativa.

Ed ancora: il federalismo democratico basato innanzitutto sui diritti inalienabili della persona (e non dei popoli, delle etnie, delle tribù), come risposta urgente al crollo tragico delle pretese grandi »federazioni o »unioni totalitarie, e di conseguenti ritorni alle barbarie razzistiche e alla statolatria »nazionale ; la rottura di quella tradizione storica di non ingerenza nella politica dei vari Stati, che è stata propria dei Paesi »democratici , che si è puntualmente tradotta con il sostegno a quelle dittature e quegli imperi, di destra o di sinistra che si proclamassero, che costituiscono situazioni storiche non solamente di oppressione, ma di vera e propria guerra contro i propri popoli. Ieri con nazismo, fascismo, comunismo, dittature del terzo mondo, oggi dinanzi al regime di Pechino, che annulla la vita del diritto e il diritto alla vita di oltre un miliardo di persone, che pratica il genocidio non solamente nel Tibet, ma di regioni e popolazioni delle quali si finisce per dimenticare perfino l'

esistenza, il nome, il ricordo. O, ancora, il sistema di sanguinose e micidiali dittature nel Medio Oriente. E, per terminare, con il sostegno a lungo dato alla follia del Saddam di Belgrado e dei suoi generali e demagoghi.

Vogliamo mettere al riparo la comunicazione internazionale dagli attacchi di qualsiasi lingua e popoli egemoni, garantendo così di fatto, attraverso una lingua internazionale, tutte le identità culturali e linguistiche delle singole entità etniche del mondo. Per questo vogliamo operare affinchè, anche dal punto di vista culturale - e non solo politico - il Parlamento europeo sia investito del problema della comunicazione linguistica: l'esperanto, da questo punto di vista, merita certamente per lo meno una sperimentazione.

Altre urgenze non affrontate, ma da affrontare subito: le posizioni - apparentemente opposte, ma ugualmente feroci, nella loro sostanza intolleranti - della politica demografica della Chiesa cattolica, da una parte e della Cina, dall'altra. Concausa, questa, del fallimento della Conferenza di Rio de Janeiro sui temi ecologici relativi alla salvezza del pianeta.

Abbiamo sperato di poter delegare ai partiti »verdi l'opera ecologista. Purtroppo anch'essi vivono all'ombra »nazionale delle catastrofi che denunciano, incontrano, avanzano; quasi un sottoprodotto dell'angoscia planetaria, quasi una paradossale espressione di una »rendita di posizione anzichè di una prefigurazione politica, culturale, istituzionale, della possibile e sostenibile alternativa di governo ecologista del pianeta e degli stessi nostri »piccoli territori.

Solo una trentina di persone, nel mondo, vivono come priorità della loro vita il PR.

Il Segretario del Partito, Sergio Stanzani, la Presidente, Emma Bonino, il Tesoriere, Paolo Vigevano, con non più di altre 30 persone, sono impegnati da anni e sempre più - dopo il successo indubbio della campagna per il »Partito Nuovo - a rendere possibile l'approdo a quella seconda sessione del nostro Congresso, che dovrebbe portare, nei primissimi giorni del 1993, alla ri-fondazione del nostro attuale PR. Anche qui è opportuno ripeterlo e sottolinearlo: si tratta di una trentina di persone, cioè di una trentina di persone al mondo, che sono sole a vivere, a concepire concretamente questa priorità.

Vi sono, ancora, poco più di 2.000 cittadini italiani e una ventina di parlamentari di stessa nazionalità, a fornire - con la loro iscrizione - un contributo umano e finanziario che ormai costituisce il 90% delle risorse impiegate dal Partito per questo »progetto . Per chi, fra di noi, è italiano, questo riconoscimento è anche motivo di dolore e quasi di vergogna: non furono così pochi nemmeno gli antifascisti e gli antinazisti attivi durante il ventennio di dittatura. Ma che il PR costituisca realmente ed anche una vera e propria polizza di assicurazione sulla vita propria ed altrui, per la libertà, per la democrazia, per la nonviolenza, solamente le donne e gli uomini di questo Paese sono in grado di saperlo e - sapendolo - con la loro ignavia, con il loro rassegnato cinismo o con la loro rassegnazione, condannano alla morte piuttosto che alla vita questa speranza, che per loro non può non essere secondata da molte certezze offerte dalla concreta storia che hanno vissuto e stanno vivendo.

Vi sono poi, e per finire, gli oltre 200 parlamentari in gran parte di Paesi che escono dalla tragedia della dittatura e sembrano spesso dover precipitare in quella del caos, della miseria, degli odi fra frazioni e delle guerre tribali, magari fatte in nome di una »autodeterminazione dei popoli disattenta ai concreti diritti delle persone, al loro benessere e, più semplicemte ancora, alla loro vita. Da questi Paesi sono giunte quest'anno, e finora, sulla povera base del raccordo di 6 numeri de »Il Partito Nuovo , oltre 3.000 iscrizioni, più che triplicando il numero dello scorso anno.

Sono in totale, dunque, più di 5.000 persone, che vengono da orizzonti apparentemente lontanissmi fra loro, 5.000 nel mondo, cui però quei 30 che abbiamo evocato qui sopra devono la forza morale e pratica che è stata ed è necessaria per tentare di andare avanti. Tranne che nei Paesi occidentali, quindi sostanzialmente in Italia, l'apporto che viene da questi iscritti è, sul piano finanziario, poco più che simbolico. Ma anche così si sappia che il valore di ogni singola, personale adesione, è per noi - e lo sarà sempre più, nei difficili mesi che vengono - necessario e determinante per il buon esito o la fine del nostro comune progetto. Oggi speriamo che diverse decine di parlamentari iscrittisi in quest'ultimo anno, specie nei Paesi del Centro e dell'Est d'Europa - associati al lavoro di creazione dello Statuto del Partito, al reperimento immediato di altri colleghi e di altri iscritti - diventino già, prima della seconda sessione del Congresso, gruppo concretamente dirigente del nostro Partito, sicchè si po

ssa, all'inizio del 1993, trasmettere a loro le responsabilità di direzione e di lavoro cui sin qui sono inchiodati coloro che si esprimono attraverso questo giornale e con le attuali responsabilità statutarie del Partito.

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SIAMO SOLO 5.000 ISCRITTI NEL MONDO

Questi i primi quindici Paesi - con a fianco il numero degli iscritti all'1-6-'92 - nei quali risiedono militanti del Partito Radicale. Gli iscritti italiani, alla stessa data, sono 2.098:

Russia 1.359

Ucraina 503

Croazia 276

Burkina Faso 261

Azerbaigian 170

Romania 120

Cecoslovacchia 79

Kazakistan 79

Bielorussia 50

Bulgaria 50

Ungheria 45

Georgia 40

Uzbekistan 39

Kirghizistan 34

Lettonia 34

 
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