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Il Partito Nuovo - 31 maggio 1992
Usa don't kill

SOMMARIO: Un dato è emerso dai lavori della prima sessione del XXXVI Congresso del Partito Radicale, che ha dedicato alla »Campagna per l'abolizione della pena di morte una Commissione di lavoro: non esiste a livello internazionale una forza organizzata in grado di sostenere la campagna abolizionista.

Prima tappa della nostra »campagna è la convocazione di un Congresso parlamentare mondiale e la fondazione di una »Lega Internazionale , costituita da parlamentari, uomini di Governo e Premi Nobel e da altre personalità della scienza e della cultura, dedita a questa battaglia di civiltà.

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Perchè all'alba del nuovo millennio venga affermato, attraverso una Dichiarazione delle Nazioni Unite e negli ordinamenti nazionali, il diritto di ogni essere umano vivente a non essere ucciso a seguito di una sentenza o misura giudiziaria, anche se emessa nel rispetto della legge, per qualsiasi ragione.

E' questo l'obiettivo che il Partito Radicale si è posto con quella che è stata denominata »Campagna parlamentare mondiale per l'abolizione della pena di morte entro il Duemila . Siamo la sola organizzazione, articolata sul piano transnazionale e transpartitico, costituita di eletti ai Parlamenti di trenta Paesi e di cittadini residenti in circa cinquanta Paesi, che per conseguire quest'obiettivo ha scelto una strategia che è di azione istituzionale, parlamentare e legislativa e di lotta civile, nonviolenta, non proibizionistica. Ti chiediamo di iscriverti al Partito Radicale, di dare forza immediata a questo progetto.

(IL PARTITO NUOVO - N. 7 - MAGGIO 1992)

Il »Congresso parlamentare mondiale per la costituzione di una Lega contro la pena di morte potrebbe tenersi durante la seconda sessione del Congresso del PR o nei giorni di Pasqua del 1993, a Roma, per culminare con una Marcia popolare che giungerebbe a San Pietro, in Vaticano, nei momenti precedenti la trasmissione in mondovisione del saluto pasquale del Pontefice cattolico.

L'obiettivo sarà quello di promuovere una campagna di azione, democratica e nonviolenta, a partire dai parlamentari e uomini di Governo iscritti al PR, perchè lo stesso testo di legge, di mozione o di risoluzione sia presentato contemporaneamente nei Parlamenti e sostenuto dalla mobilitazione dei militanti nonviolenti e dall'informazione delle opinioni pubbliche.

L'azione nei confronti delle Nazioni Unite.

Una prima azione dev'essere condotta nei confronti dell'ONU - con l'apporto di giuristi e organizzazioni non governative o associazioni per i diritti umani o fondazioni internazionali - attraverso il lancio di un Appello, avendo come scadenza immediata la »Conferenza mondiale sui Diritti umani , organizzata dall'Onu, che si terrà a Vienna, nel 1993, alla quale portare queste richieste: a) una moratoria delle esecuzioni capitali; limitazioni all'applicazione della pena di morte (nei confronti di minorenni, donne incinte, minorati mentali, anziani); garanzie processuali agli imputati; b) la configurazione, in sede ONU, di una forma di Tribunale internazionale competente a giudicare talune fattispecie di comportamenti, talune materie, categorie di individui o presunti colpevoli, con particolare riferimento ai colpi di stato, in occasione dei quali il Consiglio di Sicurezza possa intervenire per imporre: garanzie processuali nei confronti dei giudicati, una moratoria delle esecuzioni per un periodo di sei mesi-u

n anno ed esigerne il rispetto a costo di un negato riconoscimento internazionale e di sanzioni.

1995: un'Europa senza pena di morte.

Un obiettivo intermedio della »campagna , da conseguire entro il 1995/96, è quello di »un'Europa senza pena di morte .

A partire da questa tappa, potremmo più efficacemente sostenere l'impegno ad operare per l'abolizione della pena di morte ovunque fosse ancora prevista e praticata, attraverso l'affermazione negli ordinamenti europei del principio »Nessuna estradizione dagli Stati che hanno abolito la pena di morte! ed una politica estera che consideri il pieno rispetto dei diritti umani e l'abolizione della pena di morte come una condizione fondamentale e dirimente. E' quanto chiede agli Stati membri la Risoluzione approvata il 12 marzo scorso dal Parlamento europeo grazie anche all'opera di Adelaide Aglietta, presidente del Gruppo Verde e Consigliere Federale del PR, che ne è stata la relatrice.

La nostra azione va concertata nei confronti degli Stati membri della Comunità Europea che ancora non hanno abolito la pena di morte, ovvero che - avendola abolita - non hanno ancora firmato o ratificato nè il »VI Protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo nè il »II Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici .

Per quanto riguarda gli altri Stati europei, membri del Consiglio d'Europa o della CSCE - con riferimento alle Repubbliche dell'ex Unione Sovietica, come Russia e Ucraina, che stanno elaborando i nuovi codici penali e agli Stati, come la Bulgaria, che stanno approntando gli strumenti di ratifica delle Convenzioni europee - la proposta che possiamo avanzare è una moratoria per tre anni delle esecuzioni, per consentire il tempo politico necessario alla statuizione del nuovo diritto soggettivo.

Entro quest'anno, poi, possiamo organizzare la consegna a Boris Eltsin e Leonid Kravchuk e ai Presidenti delle Repubbliche della ex-Urss delle oltre 1.000 firme raccolte sull'appello - lanciato attraverso questo giornale, nell'agosto del '91, dal Primo Segretario del PR, Sergio Stanzani - per l'abolizione della pena di morte nella ex-Unione Sovietica, da parte di una delegazione di parlamentari e uomini di Governo, personalità della cultura, della scienza e Premi Nobel che lo hanno sottoscritto.

Il caso »Stati Uniti .

Il ruolo dell'Europa può rivelarsi decisivo nei confronti degli USA. Agli Stati della Federazione dobbiamo chiedere: a) una moratoria delle esecuzioni, per tre-cinque anni, per consentire i tempi necessari al dibattito politico sul diritto prevalente fra Stato e cittadino in materia di vita e di morte; b) la ratifica del Patto Internazionale per i diritti civili e politici.

Accordi regionali in Africa e nei Paesi del Mediterraneo.

Entro il 1994, potremmo promuovere una »Convenzione di parlamentari, uomini di governo, esponenti di partiti, giuristi, intellettuali, militanti e associazioni, »per la difesa dei diritti umani in Africa , al fine di promuovere un accordo regionale in senso abolizionista, a partire dai Paesi abolizionisti de jure (Capo Verde, Sao Tomè e Principe, Namibia, Mozambico) o che non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni (Comoros, Costa d'Avorio, Gibuti, Madacascar, Niger, Senegal, Togo). Analoga iniziativa potrebbe essere presa nei Paesi di cultura e religione diverse del Mediterraneo, a partire da Cipro, Malta e Portogallo, abolizionisti de jure o de facto, in collaborazione anche con l'»Organizzazione per la pace dei popoli dell'Europa e del Mediterraneo (POPEM), che ha aderito alla »campagna .

 
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