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Il Partito Nuovo - 31 maggio 1992
Una regola di libertà

SOMMARIO: Quali strutture e quali regole deve darsi un organismo politico così radicalmente nuovo, senza precedenti, come è un Partito trasnazionale della democrazia e della nonviolenza?

(IL PARTITO NUOVO - N. 7 - MAGGIO 1992)

Lo statuto che ha retto il Partito Radicale - adottato nel 1967 - rappresenta la proposta di un modello, per la società italiana di allora, di rapporto fra i cittadini e la vita politica.

Non è prevista, innanzitutto, la disciplina di partito: le decisioni del Congresso e del Consiglio Federale sono vincolanti per gli organi esecutivi e le associazioni, non per i singoli iscritti, che conservano intera la loro libertà di posizione e liberamente si impegnano sulle iniziative assunte dal Partito, privi di obblighi disciplinari (naturalmente senza poter contare su solidarietà »automatiche del Partito per ogni propria posizione). Il PR non vuole essere tutore e garante delle coscienze e la sua regola statutaria esclude che esso diventi una setta cui si possa affidare l'intera rappresentanza di sè, e che pretenda, o da cui si possa pretendere, che vi si racchiuda l'impegno politico dei suoi membri. Una decisione diviene »del partito , vincolante per il Partito, solo se approvata dai 2/3 dei congressisti: quando su di essa si realizzi un consensus larghissimo. Ciò significa che ogni anno ci saranno solo alcuni temi su cui il Partito si impegna, mentre sul resto come tale esso non ha una sua posiz

ione. Il PR non è la »chiesa di un'ideologia , ma uno strumento politico: un luogo in cui persone anche molto diverse fra loro, restando ciascuna se stessa, si associano per rafforzare la propria capacità di perseguire obiettivi comuni.

Deve rimanere il congresso annuale?

Sono chiare le ragioni per cui queste caratteristiche, di una sede di libera convergenza fra diversi, debbano essere rafforzate nel PR divenuto trasnazionale e transpartitico. Il problema diventa, però: come organizzare il momento decisionale? Per molte ragioni, finanziarie e legate al dovere di assicurare a tutti gli iscritti una pari possibilità di partecipare alle decisioni, non è immaginabile per il Partito trasnazionale tenere un congresso annuale con la partecipazione diretta di tutti gli iscritti. Occorre scegliere: congresso per delegati? Annuale? Si deve pensare, invece, ad una forma di organizzazione di dibattito permanente fra gli iscritti e nelle associazioni per cui il momento congressuale - anche di pochissimi delegati - si risolva nella presa d'atto che sull'una o sull'altra proposta è maturato il consensus generalizzato degli iscritti?

Come ci si associa nel partito?

Il Partito trasnazionale è un soggetto politico ad adesione diretta; abbiamo fin qui escluso di strutturarci in organizzazioni a base territoriale, nazionali o altro, e tendenzialmente abbiamo adottato la formula di un'organizzazione dei radicali in associazioni »a tema , esse stesse se possibile a carattere trasnazionale. Va confermato questo indirizzo? In tal caso come rispondere all'esigenza insopprimibile - se vogliamo darci una possibilità di attività politica organizzata per tutti gli iscritti - che i radicali s'incontrino e operino insieme nell'ambito territoriale in cui vivono, senza cadere nel pericolo dei »partiti radicali nazionali ? Su un altro piano, va risolto il problema dei termini in cui altre organizzazioni o anche partiti nazionali possano stabilire - su alcuni obiettivi, o su scala generale - rapporti di federazione con il PR.

Va poi affrontata la questione essenziale per una realtà trasnazionale: come assicurare la comunicazione e la circolazione delle idee fra iscritti di tante lingue e di tanti Paesi?

La questione del finanziamento.

Questo aspetto si collega all'altra questione capitale: come rispondere alle imponenti esigenze finanziarie di un'organizzazione trasnazionale? La scelta dello statuto »storico del PR era quella di limitare le fonti di finanziamento alle quote d'iscrizione e ai contributi di iscritti e simpatizzanti, per garantire il Partito dal pericolo che condizionamenti di vario genere pesassero sulle sue scelte politiche. E' realistico confermare una tale scelta? Sono percorribili ipotesi alternative, come quella di utilizzare i proventi di imprese economiche? E quali garanzie, in tal caso, occorre predisporre?

Su un altro piano occorre stabilire quali rapporti di ordine finanziario debbano intercorrere fra le associazioni radicali e il Partito. Si può, ad esempio, ipotizzare che, come in altre organizzazioni a natura trasnazionale, il riconoscimento delle associazioni e la loro possibilità di concorrere a determinare le scelte del Partito siano legate anche alla loro capacità di assicurare un certo apporto finanziario? Si può immaginare che il Congresso possa approvare un'iniziativa solo se sia garantito che in una certa misura essa possa autofinanziarsi?

 
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