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Barenghi Vanna - 26 agosto 1992
(19) Droghe, discutiamone per cambiare
di Vanna Barenghi

SOMMARIO: Nel corso dell'agosto 1992 si è aperto sulla stampa un dibattito sulla legalizzazione della droga. Vanna Barenghi, intervenendo su Il Manifesto, ricorda che mentre la "guerra alla droga" viene confermata, buona parte del mondo sta estendendo le coltivazioni di papavero da oppio e foglie di coca. Il risultato di decenni di proibizionismo non poteva essere peggiore: corruzione, complicità, migliaia di morti per overdose o per AIDS, crescita del potere delle organizzazioni criminali. A questo punto i nostri governanti debbono assumersi le proprie responsabilità e decidere con urgenza di rendere legali le sostanze stupefacenti.

(IL MANIFESTO, 26 agosto 1992)

Finalmente - ed era tempo - il dibattito sulle droghe si è avviato su binari corretti. Si discute da varie parti di antiproibizionismo e di legalizzazione come unici strumenti per tagliare il terreno sul quale si sono creati imperi criminali-economico-politici.

"Discutiamone", dice Claudio Martelli. "Parliamone", dice Andreotti. Molti altri si dichiarano antiproibizionisti (circa 120 parlamentari lo hanno già fatto). Possibilista è La Malfa. più che possibilisti gli agenti di custodia, i poliziotti del Siulp e i tanti magistrati che ogni giorno si trovano a fare i conti con i disastri della "repressione". E finalmente anche i giornali più restii a occuparsi del problema hanno deciso di informare i loro lettori. Così, l'opinione pubblica va cambiando, a tal punto che Giuseppe Di Gennaro, nuovo super procuratore interpellato qualche sera fa dal Tg3 sull'opportunità di rendere legali le droghe, ha risposto: "Sono ancora assolutamente contrario, e ho il coraggio di dirlo". Ha ragione Giuseppe di Gennaro. E' prova il coraggio dichiararsi "proibizionista" di fronte a quello che vediamo.

E mentre La "War on drugs" va riprendendo, buona parte del mondo sta estendendo le coltivazioni di papavero da oppio e foglie di coca. Se negli anni settanta gli ettari coltivati a coca erano 18mila, ora sono 300mila. Quanto al papavero bianco da oppio, i paesi asiatici l'anno moltiplicata (la Birmania l'ha quadruplicata), l'Afghanistan sta "riconvertendo" immensi campi di grano in immensi campi di papavero perché ha bisogno di tanti soldi per comprare tante armi. Anche in America latina si "riconverte": i narcos si sono accorti che il papavero cresce molto bene nei paesi andini e - per la prima volta in quelle zone - decine di migliaia di ettari verranno coltivati a oppio. E diversi stati centro e latino americani, finora rimasti fuori del circuito del "grande affare", vi stanno entrando, come la Repubblica Dominicana e la Giamaica. Il volume di affari della droga a livello mondiale è di 300 miliardi di dollari l'anno, secondo solo a quello delle armi e superiore al "giro" del petrolio. Il dipartimento

di stato USA dice che dal 1987 la produzione annuale di oppio e passata dalle 2.242 tonnellate l'anno alle 3.520. Tutto questo significa che mai si riuscirà a stroncare un affare così grandioso con la repressione e la proibizione del consumo. Perché la proibizione è proprio il problema droga, quello che distrugge i tossicodipendenti e crea tutto ciò che la loro disperata vita comporta. E quel che minaccia ormai da vicino la nostra democrazia. basta leggere i rapporti dei diversi servizi segreti che non ne fanno mistero: L'Europa è in vendita e i narcos latino americani, italiani e asiatici se la stanno comprando.

Allora "discutiamone". Ma, a questo punto, i nostri governanti debbono prendersi le loro responsabilità. Ecco il risultato di decenni di proibizionismo: corruzione, complicità, migliaia di morti per overdose o per AIDS. Le morti di Falconi, Borsellino e di altri. E' possibile che ai nostri governanti non si chiedano mai i conti? Io chiedo loro di riparare, almeno in parte: abbiano il coraggio e la forza di prendere iniziative che possano davvero produrre risultati. Decidano, governo e parlamento, di rendere legali le sostanze stupefacenti, cancellando con ciò la mafia dalla droga. Sarebbe meglio farlo con altri Stati, ma non c'è più tempo e se l'Italia facesse un gesto in tal senso, altri seguirebbero. Una parte dell'Europa si sta da tempo muovendo in questa direzione Perché non sa più come tamponare il "flagello" del traffico della droga.

Per chi vuole davvero "discutere e parlare" un'occasione importante c'è: quell'Europa che si sta muovendo terrà al comune di Bologna - dal 18 al 20 novembre - la terza conferenza delle città europee sul "problema droga" organizzato dalla municipalità di Francoforte, Zurigo, Amburgo e Amsterdam oltre, naturalmente, a Bologna e al Cora, il Coordinamento radicale anti-proibizionista. Questa iniziativa propone di estendere la "risoluzione di Francoforte", un manifesto che le città europee coinvolte nel traffico di droga sono chiamate a firmare e che parte del presupposto che "il proibizionismo è fallito, la droga è un problema sociale con il quale bisogna imparare a convivere, cercando nuove strade che possano ridurne i danni". E' questo il punto importante della risoluzione: ridurre i danni attraverso politiche sociali e sanitarie, non penali o repressive.

Se i nostri governanti vogliono davvero vedere e capire, non hanno che da partecipare a questo incontro (al quale saranno invitati). L'occasione c'è. L'Europa sarà lì. Quell'Europa che vuole "parlare e discutere".

 
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