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Ottoni Sandro - 4 settembre 1992
L'INIZIATIVA RADICALE NELLA EX-YUGOSLAVIA (1991-1992)
a cura di Sandro Ottoni

SOMMARIO: La cronologia delle iniziative del Pr nei paesi dell'ex-Iugoslavia.

(Seminario del Partito radicale, Sabaudia 4-8 settembre 1992)

Il 26 giugno 1991, non appena giunge la notizia dell' attacco dell' esercito federale jugoslavo alla Repub blica slovena, che ha dichiarato la propria sovranità nazionale, il partito radicale e Marco Pannella pren dono immediatamente posizione per il riconoscimento internazionale della Slovenia, della Croazia e delle altre repubbliche ex-jugoslave che hanno democraticamente proclamato la loro indipendenza.

La posizione espressa dai radicali, nella sua limpidezza, ha anticipato di mesi e mesi le scelte della comu nità internazionale. Ma quei mesi, ormai un anno, sono costati e costano ancora al mondo, alla Croazia, alla Serbia, alla Bosnia Herzegovina, migliaia di morti e feriti, massacri e distruzioni immense.

In questo tempo il partito radicale si è mobilitato con tutte le sue risorse per spingere la comunità interna zionale ed i suoi organismi ad intervenire. Ma l'irresponsabilità, la debolezza e la viltà, l' impotenza, gli in teressi contrapposti e la mancanza dolosa di istituzioni adeguate, hanno portato a rinviare quel riconosci mento internazionale che, deciso per tempo, avrebbe impedito gli orrori che ancora oggi durano.

E anche di quello, tragicamente tardivo, non si è saputo fare un punto di forza e un principio di diritto per var valere, subito, misure efficaci per fermare la carneficina, per far crollare il regime di Milosevic e dei suoi accoliti militari e terroristi.

Dal 19 al 22 settembre si svolge a Roma la prima sessione del Consiglio federale. In relazione alla crisi ju goslava numerose sono le personalità politiche croate, slovene e del Kossovo che partecipano ai lavori. Tra queste anche il vice-presidente del Governo croato, Zdravko Tomac, che, al termine dei lavori, si iscriverà al partito radicale, colpito dalla concretezza del dibattito e delle decisioni adottate. I deputati di varie nazionalità presenti, infatti, deliberano di impegnarsi nei rispettivi Parlamenti ai fini del riconosci mento internazionale delle repubbliche democratiche ex-jugoslave.

Marco Pannella, sempre il 22 settembre inizia un digiuno, che durerà fino al 3 novembre, " per il ricono scimento delle sovranità nazionali della Croazia, della Slovenia, della Macedonia, dei diritti umani e poli tici, costituzionali e democratici del popolo albanese del Kossovo."

Sempre Pannella, durante la sessione di ottobre del Parlamento europeo, interviene varie volte a Stra sburgo denunciando duramente la "vergogna di una Comunità europea erede degli europei Chamberlain e Daladier, erede di coloro che furono fino in fondo e dolorosamente solidali con Hitler..." "...anziché so stenere gli aggrediti, proteggere le vittime, la C.E., e l'Italia, hanno contribuito direttamente a consentire ai golpisti, ed alla Repubblica Serba che da loro è diretta e oppressa, di occupare la metà circa della Re pubblica Croata...".

Intanto i deputati radicali del Gruppo federalista europeo presentano varie mozioni al Parlamento ita liano, per il riconoscimento dell'indipendenza, per il ritiro dell'ambasciatore italiano da Belgrado, per mi sure di embargo contro la repubblica serba. Pur riscotendo importanti adesioni (tra gli altri del presidente della commissione esteri Piccoli), le mozioni vengono respinte.

Dal 31 ottobre al 3 novembre si svolge la seconda sessione del Consiglio federale radicale a Zagabria. La città porta i segni della guerra ed i lavori vengono interrotti a più riprese da allarmi aerei che costringono i presenti a scendere nel rifugio.

Partecipano molti nuovi membri di diritto, tra i quali numerosi parlamentari provenienti dall'Unione So vietica, dall'Ucraina, dalla Russia, dalla Cecoslovacchia, dalla Romania, dall'Italia e dal Parlamento euro peo. Presenti il Primo-Ministro croato, Franjo Greguric, i vice-premier Mate Granic e Zdravko Tomac, il ministro dell'informazione Branko Salaj, i ministri Drazen Budisa e Vlado Veselica. Sono ancora presenti, tra gli altri, il Commissario europeo Carlo Ripa di Meana ed il presidente del Parlamento del Kossovo, Iliaz Ramajli.

Nella mozione finale approvata dal consiglio federale (v.allegato 1) vengono deliberate numerose inizia tive a sostegno del riconoscimento internazionale e per il rispetto dei diritti umani di tutte le minoranze nella ex-Jugoslavia.

Dall' 8 al 15 novembre il partito radicale organizza numerose manifestazioni davanti alle ambasciate or mai ex-jugoslave a Bruxelles, Budapest, Madrid, Mosca, Praga, Roma. Oltre a chiedere la cessazione della guerra e l'indipendenza delle repubbliche, così come previsto dalla stessa costituzione jugoslava, si invi tano gli ambasciatori a ritirarsi.

All' annuncio della caduta di Vukovar, assediata da tre mesi e praticamente rasa al suolo, il 17 novembre, Pannella riprende il digiuno. Alcuni deputati russi, cechi e croati, si uniscono all' iniziativa nonviolenta per alcuni giorni, in segno di solidarietà.

Nei giorni 9 e 10 dicembre, a Maastricht e Strasburgo, centinaia di militanti radicali e di cittadini croati, manifestano contro la "Comunità europea della vergogna", per il riconoscimento di Slovenia, Croazia e l'ammissione all' Aja dei legittimi rappresentanti del Kossovo, per il ritiro degli ambasciatori da Belgrado.

Il Consiglio Europeo, riunito a Maastricht, non si occuperà del problema jugoslavo, ma pochi giorni dopo, forzata anche dall' esempio della Germania, la comunità europea annuncerà il riconoscimento, ma ri mandandolo al 15 gennaio 1992.

Marco Pannella, a Radio radicale, commentava:

"Un preannuncio di questo genere, è assolutamente incongruo, come sono stati incongrui tutti gli annunci di tregua e di armistizio. Andava fatto esattamente l'opposto: il riconoscimento doveva essere fatto "di sorpresa" già da otto mesi, accompagnandolo con un patto di mutua assistenza fra gli Stati riconosciuti e riconoscenti."

"Ancora una volta, può' sembrare che siamo presuntuosi, quando diciamo che il potere italiano ed anche quello europeo, è del tutto folle e ottuso. Ma, in questo secolo, spesso ci siamo trovati di fronte alla follia del potere e dei poteri, proprio perché la realtà della democrazia è stata molto poco vissuta nelle nostre società e nei nostri stati, tranne forse, quelli anglosassoni. Credo che oggi è sulle fragilissime condizioni dello sviluppo del partito radicale che si può' riporre una qualsiasi speranza di miglioramento della situa zione e di passaggio della follia mortale alla saggezza, magari drammatica, ma vitale."

Marco Pannella tiene ancora una conferenza stampa a Strasburgo, assieme ad Adem Demaqi, prestigioso leader del Kossovo, al quale, per proposta degli europarlamentari radicali, è stato conferito il premio Sacharov.

Qui annuncia che dal digiuno e dalle attività in corso passerà ad una nuova iniziativa nonviolenta, recan dosi nella città assediata di Osijek, entro Natale.

Il 22 dicembre oltre 100 deputati del Parlamento italiano firmano un appello, sostenuto dal PR, per l'immediato riconoscimento di Slovenia e Croazia e tra l'altro per l'impegno a non riconoscere la Repub blica serba se non fornirà adeguate garanzie per i diritti delle sue minoranze.

Il 28 dicembre, a Zagabria, Marco Pannella annuncia in una conferenza stampa: "l'azione diretta nonvio lenta del PR sul fronte della democrazia, della pace, della libertà, con i difensori croati di Osijek" insieme ai parlamentari italiani Roberto Cicciomessere, Lorenzo Strik Lievers, Alessandro Tessari, ed ai radicali Lucio Bertè, Sandro Ottoni, Olivier Dupuis e Renato Fiorelli.

Nella stessa data Emma Bonino, presidente del Partito radicale, s'incontra a Belgrado con vari rappresen tanti delle opposizione ed in particolare con Dragoslav Micunovic, deputato e presidente del Partito De mocratico.

Il 30 dicembre, i militanti radicali arrivano ad Osijek, la città' croata da mesi assediata e nella quale si sono avuti, alla data, 3500 feriti e 650 morti, la meta' dei quali civili.

Dopo aver incontrato le autorità civili e militari della città, i radicali tengono una conferenza stampa. Pannella e Dupuis indossano la divisa dell'esercito croato. In proposito Pannella dichiara:

"Materialmente e simbolicamente, politicamente e civilmente, indosso oggi l'uniforme dell'esercito croato perché dal buon uso di questa uniforme passa oggi la lotta per il diritto alla vita e la vita del diritto, di tutti noi, di noi serbi, di noi albanesi, di noi macedoni, di noi italiani, tedeschi, o francesi, di noi russi o inglesi, di noi europei, degli abitanti del mondo."

Nella notte di Capodanno i nonviolenti radicali, si uniscono, senza armi, alle forze di difesa croate in tre punti del fronte.

1 gen 1992 - I radicali Pannella e Dupuis si recano a Nova Gradiska, altra città del fronte, vittima di vio lenti bombardamenti da parte dell'esercito golpista di Belgrado. Qui incontrano le autorità cittadine e mi litari ed i deputati Babic, Zugaj, e Zupancic, iscritti al Partito radicale.

La notte successiva un fortissimo bombardamento colpisce il centro di Osijek. Un edificio, distante poche decine di metri dall'albergo che ospita la pattuglia radicale, viene colpito da una bomba incendiaria dell'esercito federale.

Sabato 4 gen. A Zagabria, Pannella, in una conferenza stampa con il vice-premier Tomac, dichiara in proposito dell'annunciato riconoscimento internazionale e dell' intervento delle forze ONU :

"Come negli anni trenta, assistiamo ad un falso confronto fra imbecilli e corrotti da una parte, pazzi e cri minali dall'altra. Perché la storia non si ripeta fino in fondo, perché non paghino innanzitutto i popoli inermi o ingannati, ed i democratici, occorre mobilitarsi finché si è in tempo... possiamo dire chiaramente che le truppe dell'ONU sarebbero inviate qui al servizio della realpolitik del complesso militare, finanzia rio-industriale, non del diritto e dei diritti. In complicità con la politica razzista, ricattatoria, fascista e pa leo-bolscevica di Milosevic e soci."

E si è vista la lentezza esasperante dell' arrivo dei caschi blu, la loro inutile presenza nei territori occupati dai golpisti e dai cetnici che li hanno ignorati o aggirati ad ogni occasione, che hanno continuato ed au mentato i bombardamenti su tutto il fronte, cacciato dalle città altre migliaia di persone, continuato a violare le convenzioni internazionali e le dichiarazioni sui diritti umani, di cui la Jugoslavia era pur sempre firmataria.

Dal 9 al 12 gennaio si svolge a Roma il IV Congresso italiano del PR, una delle due commissioni si occupa della situazione in ex-Jugoslavia e delle iniziative istituzionali e nonviolente dei radicali.

Sempre a Roma, dal 29 al 3 marzo si tiene la prima sessione del XXXVI congresso radicale.

In decine di interventi di personalità politiche dalla Macedonia, dalla Vojvodina, dal Kossovo, dalla Serbia e dalla Croazia, si delinea una posizione comune espressa nella mozione presentata da Zdravko Tomac, che rivolge un nuovo appello alla comunità internazionale ed alle sue pesanti responsabilità.

Sempre al congresso vengono raccolte centinaia di firme, di iscritti e di personalità, per una iniziativa presso la Comunità europea, per la liberazione dei prigionieri di guerra in Serbia e Croazia e contro i campi di concentramento.

Marzo-aprile. Militanti radicali tengono una serie di incontri in Vojvodina, Serbia, Kosovo, Macedonia, con rappresentanti delle opposizioni al regime di Milosevic, anche allo scopo di consentire, nonostante la difficoltà delle comunicazioni, la distribuzione del giornale Il Partito Nuovo, stampato in caratteri cirillici.

7 maggio. Marco Pannella inizia un digiuno al fine di mobilitare il parlamento italiano ed europeo contro l'aggressione in Bosnia Herzegovina. Oltre 2200 cittadini italiani, partecipano per alcuni giorni allo scio pero della fame, mentre 120 sindaci e 350 deputati (la maggioranza assoluta) sottoscrivono una mozione parlamentare di ampio indirizzo politico e di immediate misure contro il regime serbo.

Lo stesso testo viene inoltre presentato presso il parlamento rumeno, russo e macedone. A Roma e a Mo sca si svolgono manifestazioni radicali contro l'aggressione in Bosnia Herzegovina.

Anche due deputati croati si uniscono al digiuno di Pannella, mentre il presidente del governo croato Greguric, in una pubblica lettera, esprime la propria solidarietà ed un sentito ringraziamento per l'iniziativa.

Giugno. Varie iniziative di informazione, l'invio dei periodici il "Partito nuovo" e "Lettera radicale", as semblee ed incontri in numerose località croate (il consigliere regionale Emilio Vesce e Sandro Ottoni, vi siteranno, tra le altre, Dubrovnik, la città semi distrutta e a tutt'oggi bombardata, nonostante la presenza dell'ONU), portano ad una crescita significativa delle iscrizioni in Croazia e nelle altre repubbliche ex-ju goslave. Sono oltre 500 gli iscritti al 31 agosto, di cui 382 in Croazia.

Luglio. In vista delle elezioni, una "Dichiarazione dei parlamentari per l'Europa" che sostiene tra l'altro l'adesione della Croazia alla CE, viene sottoscritta da decine di candidati.

Di questi, sette iscritti al partito radicale, entreranno a far parte del nuovo parlamento repubblicano.

 
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