Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 19 mag. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Pannella Marco, Ferrara Giuliano - 27 settembre 1992
Pannella: »E' soltanto una rivolta plebea
»Il cittadino adulto non può capire che la stangata, anche se tremenda e ingiusta, è inevitabile .

INTERVISTA/Sordo all'eco dei bulloni, il leader radicale si prepara a fare »l'opposizione dell'opposizione sostenendo il governo.

Intervista di Giuliano Ferrara a Marco Pannella

SOMMARIO: L'attuale mobilitazione di piazza contro la "stangata" del governo Amato »assomiglia di più a una rivolta plebea che non alle battaglie del terzo e del quarto Stato per i propri diritti e in nome degli interessi generali. Sono liturgie consunte per una sacra rappresentazione di sindromi distruttive suicide . »TG1 e TG2 alimentano una ufficialità senza contraddittorio e senza confronto di linguaggi, mentre il Tg3 consuma una più sofisticata mistificazione con l'illusione di poter usare strumentalmente e demagogicamente la piazza e la protesta . »Un cittadino adulto deve capire per prima cosa che lo Stato italiano oggi è attrezzato solo per raschiare il fondo del barile dei poveri, e che per questo motivo la manovra di Giuliano Amato è tremenda, è ingiusta, ma è inevitabile. L'unica risposta seria è inchiodare il governo alle sue responsabilità congiunturali, impedirgli di andarsene e di lasciare il campo alla libera speculazione sulla lira e sull'inflazione, e intanto promuovere sul serio il ricambi

o della classe dirigente bancarottiera . »Come può sembrare rivoluzionario di fronte a questa crisi risolvere tutto con la cacciata del ministero Amato?

(CORRIERE DELLA SERA, 27 settembre 1992)

ROMA - Marco Pannella ha ritrovato estro e cattiveria, spara bordate non violente contro l'esasperazione plebea della piazza ed esige che il governo resti inchiodato al suo posto. Fra secessioni nordiste, governi in esilio, nuove resistenze, e mentre si moltiplicano le proteste, il leader radicale si rimette »all'opposizione dell'opposizione .

D. -- Onorevole Pannella, che lei non ami le folle manesche e il tiro del bullone lo si sapeva. Ma che cosa c'è che non va con i cortei di massa, gli scioperi, gli striscioni, gli slogan?

»C'è che la mobilitazione generale in corso assomiglia di più a una rivolta plebea che non alle battaglie del terzo e del quarto Stato per i propri diritti e in nome degli interessi generali. Sono liturgie consunte per una sacra rappresentazione di sindromi distruttive suicide: una stupida fiammata organizzata, il contrario di lotte creative e vincenti .

D. -- Ma "Il Manifesto" ci invita ad ascoltare »l'eco dei bulloni e il suo direttore scrive che la sinistra non è più capace di vedere la violenza che si abbatte sui lavoratori e sulla povera gente.

»Quella di Luigi Pintor è una litania che dovremmo aver imparato a conoscere. E un caso di pseudoleninismo romantico. Sono gli ultimi scampoli di una mentalità ideologica fatta di pulsioni d'amore e di morte, anzi distruttive, miti irrazionalistici, con le viscere e il cuore che palpitano accanto a soggetti sociali vissuti come archetipi. In realtà poi, con quelle idee, si custodiscono piccole minoranze borghesi impermeabili alla liberal democrazia, rifugiate da decenni nell'estremismo ideologico .

D. -- Già. Anche Giorgio Bocca impugna ormai il suo passato partigiano contro il circuito mafia-politica che violenta il nostro infernale Paese...

»Non leggo Bocca da decenni. Il suo è troppo spesso un pretestuoso moralismo anarcoide. I popoli e le culture non conoscono inferni né paradisi, perché se Dio vuole non conoscono la morte .

D. -- Insomma lei è proprio sordo all'eco dei bulloni.

»Il fischio grottesco dei bulloni è il naturale prolungamento di quel tipo di manifestazione, di una lotta così concepita. La violenza nasce sempre dal rifiuto emozionale della verità. Noi siamo ormai, e non per responsabilità di noi radicali, in un deserto democratico. Le forze storiche della Repubblica hanno portato a consunzione la sua eredità democratica. E' il grande momento dei burocrati e dei demagoghi, e questi ultimi, al contrario dei retori e dei tromboni, sono purtroppo sinceri nella loro trivialità. Ma soprattutto sono nocivi a sé e agli altri, sono incapaci di governo. Pensi solo allo stato dell'informazione. TG1 e TG2 alimentano una ufficialità senza contraddittorio e senza confronto di linguaggi, mentre il Tg3 consuma una più sofisticata mistificazione con l'illusione di poter usare strumentalmente e demagogicamente la piazza e la protesta. Si fanno megafoni dei giustizieri e degli arcangeli della rivolta. La deresponsabilizzazione è totale: tutti parlano in modo apparentemente blasfemo attrav

erso la voce del popolo come voce di Dio. Dovreste ripubblicare Pasolini e il suo appello a chiudere la Tv".

D. -- Scusi il tono plebeo, ma potrei obiettarle che le sue sono belle parole. Che cosa deve fare oggi un pensionato o il capo di una famiglia monoreddito?

»Ci sono momenti in cui il capire è più importante del fare, e anzi fare automaticamente quel che si è sempre fatto impedisce di capire e far sorgere le cose nuove. La plebe sa sempre cosa fare: si rivolge ai suoi tribuni e pone veti. Il popolo democratico è un'altra cosa: si riconosce come lavoratore ma anche come consumatore, come utente, come soggetto fiscale, come titolare di diritti, insomma in questo popolo che trasforma rabbia, disperazione e rivolta in una forza civile e costruttiva quel che conta è la cittadinanza. Ora un cittadino adulto deve capire per prima cosa che lo Stato italiano oggi è attrezzato solo per raschiare il fondo del barile dei poveri, e che per questo motivo la manovra di Giuliano Amato è tremenda, è ingiusta, ma è inevitabile. L'unica risposta seria è inchiodare il governo alle sue responsabilità congiunturali, impedirgli di andarsene e di lasciare il campo alla libera speculazione sulla lira e sull'inflazione, e intanto promuovere sul serio il ricambio della classe dirigente ba

ncarottiera .

D. -- Come?

»Se invece di andare in piazza a sputacchiarsi fra di loro, milioni di italiani firmassero subito la proposta di legge di iniziativa popolare che impone la messa a riposo di chiunque abbia ricoperto per oltre dieci anni cariche di governo locale e nazionale, qualcosa si muoverebbe. Ma è soltanto un esempio. Noi

siamo i custodi disarmati di mille iniziative, referendarie e no, attraverso cui può finalmente costituirsi un popolo democratico, un rassemblement di cittadini .

D. -- Da sinistra l'accuseranno di menar il can per l'aia, di mascherare da opposizione una piccola truffa governativa.

»Io non maschero niente e non truffo nessuno. Da decenni, con una lucidità impopolare che alla fine però mi viene riconosciuta, denuncio il coacervo consociativo e corporativo degli interessi incrociati: di sinistra, di centro e di destra. Da decenni predico l'uninominale nel deserto, e in un vecchio articolo sull'Avanti, ai tempi della presidenza socialista del Consiglio, avevo detto che era l'unico modo di evitare la bancarotta fraudolenta del nostro Paese smontando il vecchio sistema dei partiti. Ora tutto è scoppiato insieme: bancarotta dei partiti e bancarotta della lira. E le sembra serio, le sembra rivoluzionario, di fronte a questo scenario di crisi pretendere di fare cosa saggia con la cacciata del governo Amato? Questo si appresta a fare l'opposizione in Italia? .

D. -- Si è fatto duro il suo mestiere di oppositore degli oppositori. Non c'è solo Sergio Garavini, che chiede le dimissioni immediate del governo e soffia sui veti tribunizi; ora lei deve fare i conti anche con Giorgio La Malfa, che calibra la sua diagnosi infausta sulla maggioranza di quadripartito e sta bene attento a dire che agevolerà la manovra in Parlamento.

»Quanto a Sergio Garavini, lei pensi solo al pasticcio della gestione di un ente Parasindacale e parapubblico come l'Inps. Altro che bulloni: avessero governato loro, con i loro piccoli spartachismi... e La Malfa, non c'è niente da fare e me ne dispiace, incarna il Gotha del potere reale, finanziario e industriale, dunque la sua opposizione non può avere niente di solidamente autonomo, è congiunturale e casuale".

D. -- Ma c'è anche Leoluca Orlando, che si appresterebbe a guidare un governo in esilio, se non gli riuscisse di fare il sindaco a Palermo. E Umberto Bossi, che minaccia la secessione del Nord.

»Orlando è nella spirale esaltazione/disperazione. Da buon allievo dei gesuiti, dopo aver esorcizzato il diavolo per impiccarlo, si accorge che il diavolo non c'è. E allora si dispera come prima si era esaltato. Bossi è nello stesso circuito, e in questo meccanismo pericoloso porta con sé il ceto medio sottoproletarizzato che rappresenta. Io comunque osservo con attenzione. Questi nuovi oppositori devono ancora fare le loro prove. Noi siamo già collaudati, non le pare?

 
Argomenti correlati:
economia
opposizione
garavini sergio
bossi umberto
corriere della sera
violenza
pintor luigi
rai
uninominale
stampa questo documento invia questa pagina per mail