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Walch Gian Marco - 12 novembre 1992
Emma Bonino: cara Chiara, io non ci sto
di Gian Marco Walch

SOMMARIO. All'appello della deputata del gruppo Pds Chiara Ingrao, sottoscritto da 110 deputati, perché l'Italia accolga i profughi bosniaci e perché "bambine e bambini, anziane e anziani, donne e uomini vengano accolti in campi profughi, in alberghi, in case private, da qui a marzo" replica la deputata del gruppo federalista Emma Bonino ricordando innanzitutto come nessuno, ad esclusione di Marco Pannella e del Pr, si sia mosso per contrastare l'espansionismo serbo e affermando che la comunità europea non può nascondere le sue gravi responsabilità dietro gli interventi "umanitari": "a cosa servono allora gli eserciti, compreso il nostro, se nessuno è disposto a usarli per fermare carneficine come quelle jugoslave?"

(IL GIORNO, 12 novembre 1992)

Come ai tempi della guerra del Golfo. I marines arrivavano nel deserto, su Bagdad cadevano le bombe e i pacifisti italiani litigavano senza tregua. Da un lato c'era chi accusava il governo di aver scelto di fare da fiancheggiatore agli "imperialisti americani" e chiedeva l'immediato rientro in patria dei Tornado e degli altri nostri soldati impegnati nella "tempesta del deserto". Dall'altro chi giustificava l'intervento: l'importante era punire Saddam, far cadere il tiranno.

Quasi due anni dopo, la polemica riesplode. Pressocchè nei medesimi termini. E anche gli schieramenti sono più o meno gli stessi. Solo, invece del Golfo, questa volta è di scena la tragedia jugoslava. "Salviamo 100mila bosniaci condannati a morte", è il titolo dell'appello che Chiara Ingrao, deputato del Pds, con il verde Chicco Crippa, Giovanni Russo Spena di Rifondazione comunista e Paolo Bertezzolo della Rete, ha lanciato nei giorni scorsi a nome dell'Associazione per la Pace. "L'inverno nei Balcani è cosa terribile: in Bosnia neve, pioggia, freddo assaliranno tra pochi giorni una popolazione inerme", ricorda. E chiede che "bambine e bambini, anziane e anziani, donne e uomini vengano accolti in campi profughi, in alberghi, in case private, da qui a marzo".

In due giorni l'appello ha già raccolto 110 firme. Non però quella di Emma Bonino. Che, anzi, ha spiegato in una lunga lettera aperta i motivi del suo dissenso. Motivi che sono tanti e riguardano, dice il deputato radicale, alcuni il passato, altri il presente e altri ancora il futuro. Partiamo dal passato, anche se in realtà questo poi si frammischia al futuro: "Molte cose si potevano fare - scrive la Bonino - prima fra tutte il gesto semplice e chiaro di prendere posizione contro l'espansionismo serbo". Invece Marco Pannella e il Partito radicale "sono stati lasciati soli in questa loro presa di posizione non violenta".

Per la Bonino la responsabilità ricade su chi "evidentemente temeva di perdere la propria verginità politica, ritrovandosi a fianco di altri nazionalismi. Eppure non c'è alcuna politica, compresa una politica di pace, che non comporti scelte di campo. Che occorre avere il coraggio di fare al momento opportuno". Parole che, appunto, rimandano con la memoria alla vigilia dei raid su Bagdad. Così come quelle, dure ed esplicite, poste quasi in chiusura della lettera aperta: "La codardia è ancora peggiore della violenza: a cosa servono allora gli eserciti, compreso il nostro, se nessuno è disposto a usarli per fermare carneficine come quelle jugoslave?".

Ma ci sono tante altre ragioni che fanno dire no a Emma Bonino. Primo: i limiti dell'iniziativa. D'accordo, aiutare i bosniaci allo stremo, ma tutti gli altri dannati della terra? I somali, per esempio? Secondo: e poi? A marzo l'Associazione per la Pace darebbe il proprio assenso al rientro forzoso dei profughi, "magari in vagoni piombati"? Terzo: la carenza di strutture, i buchi nell'assistenza, gli scarsi diritti civili di cui i profughi stessi finirebbero per godere. Per non parlare del clima sociale del Paese. Strano, ironizza la Bonino, che un solo deputato della Lega abbia sottosritto l'appello. "Per il partito di Bossi questa è davvero un'occasione ghiotta per soffiare sul fuoco dell'intolleranza".

 
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