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Pannella Marco - 16 dicembre 1992
Pannella: i nodi vengono al pettine. Coraggio giudici, coraggio Bettino
di Marco Pannella

SOMMARIO: Con l'avviso di garanzia al segretario del Psi vengono al pettine i nodi di un sistema politico in cui tutte le istituzioni, nessuna esclusa, sono state poste fuori legge dalla partitocrazia. Occorre quindi riaprire i grandi processi insabbiati, »aprire gli armadi con i cadaveri nascosti, indagare sulle immense fortune dei partiti, del sindacato e degli enti previdenziali e assicurativi. Ma soprattutto bisogna mobilitarsi per una Riforma che garantisca innanzitutto il superamento degli attuali partiti, attraverso l'unico congegno legale e nonviolento esistente, il sistema elettorale uninominale ad un turno. Denunciando tutti quei "lanciatori di anatemi" che, dopo aver lucrato su questo sistema di cui sono stati parte essenziale e complici, oggi si propongono di divenirne gli eredi, rivendica di essere il solo ad aver combattuto da sempre e con coerenza la partitocrazia, il solo che ha il titolo di dire a Bettino Craxi che i suoi giudici potranno contare sulla sua solidarietà, ma anche che gli sarà

accanto da amico.

(CORRIERE DELLA SERA, 16 dicembre 1992)

Con l'avviso di garanzia a Bettino Craxi vengono al pettine i nodi e i risultati di un sistema politico.

Per tre decenni abbiamo combattuto in ogni modo questo sistema, innanzitutto con l'esempio: e in questo siamo stati assolutamente soli; pagandone per una vita uno scotto di isolamento, di ostracismo, di sconfitte.

La partitocrazia ha posto le istituzioni fuorilegge, letteralmente fuorilegge. Tutte le istituzioni, Parlamento compreso. I furti di legalità, di diritto sono stati maggiori di quelli di danaro.

La parastatalizzazione dei partiti e del sindacato, di una miriade di corporazioni, di enti dopolavoristici e assistenziali ha riguardato in forme diverse, ma non in misura diversa, tutta la "politica Ufficiale" italiana. A cominciare dalla sinistra, e non solamente quella socialista.

Occorre ora riaprire i grandi processi insabbiati, riconquistare le giustizie negate, colpendo anche le pesanti connivenze e complicità giurisprudenziali e giurisdizionali. Ad esempio, le vicende note come "i fondi neri dell'Iri", quelli relativi ai commerci con l'Est, alla cooperazione con il Terzo Mondo, ai commerci delle armi che hanno nutrito e condizionato la vita politica e parlamentare.

Occorre "aprire gli armadi", con i cadaveri di ogni tipo ivi nascosti, che il presidente Cossiga aveva cominciato a socchiudere, o ad annunciare di voler socchiudere. Specie per gli anni di piombo, di attentati alla Costituzione perpetrati con la sottomissione del Parlamento.

Occorre indagare sulle immense proprietà immobiliari dei partiti, del sindacato, degli stessi enti previdenziali e assicurativi (che per legge li hanno accumulati, ma spesso contro la legge amministrati, acquistati, alienati).

Tutto questo abbiamo proposto, in realtà, formalmente, durante la scorsa campagna elettorale, prevedendo anche iniziative legislative e politiche acconcie.

E, anche per questo, siamo accanitamente mobilitati, con sempre maggior convinzione, per una Riforma che garantisca innanzitutto l'immediato superamento di tutti gli attuali partiti, e forme di partito, esistenti in Italia, attraverso il solo congegno legale e non violento, non punitivo nei confronti di questo o di quello, che può assicurarlo: un sistema uninominale secco, a un turno, all'"anglosassone".

Noi rivolgiamo un appello all'opinione pubblica, a tutti i democratici, perché sostengano questa nostra scelta, questa speranza, contro i papocchi "maggioritari" che s'annunciano e che avranno l'unico obiettivo di consentire al maggior numero di partiti, in primo luogo i più potenti e responsabili del disastro italiano, di sopravvivere e di restare al potere.

Ma, tornando alla notizia di oggi, all'avviso ricevuto dal segretario del Psi, Bettino Craxi, mi si consenta di dire ad alta voce ai demagoghi e ai lanciatori di anatemi che si sono formati e hanno avuto successo innanzitutto perché hanno lucrato, fino a due o tre anni fa, ogni loro fortuna o forza dal regime del quale erano parte, che non v'è giustizia senza il sostegno della tolleranza per i cittadini che devono far crescere quei valori, e non solamente distruggere l'esistente per divenirne gli eredi dopo esserne stati i profittatori o i complici.

Mi si consenta di dire che, proprio perché ho pagato con i miei compagni tutta la vita il non rassegnarmi al sistema partitocratico, e ancora lo pago, carissimo, nessuno ha il diritto di caricare di condanna morale e privata, personale, una politica, un sistema politico, se non la giustizia, accertata la verità, sul piano penale.

Ritengo d'esser politicamente responsabile, fra le cause principali di quel che sta accadendo, perché abbiamo saputo tenere acceso, negli anni e nei lustri più bui, un barlume di speranza che altro potesse esser tentato e vissuto da quel che sembrava ineluttabile e invincibile. E, spesso, solamente per questo accettato da molti, da quasi tutti.

Ho, quindi, qualche titolo per dire anche pubblicamente, ora, a Bettino Craxi che i suoi giudici, se saranno giusti, come spero, potranno contare fino in fondo sulla mia solidarietà, se ce ne fosse bisogno; ma, anche, che gli sono accanto, da amico, e da politico che lui ha combattuto qualche volta ferocemente, in base alle sue idee, ma che sa serbare come proprio patrimonio il rispetto per gli avversari, e la fiducia negli amici.

Coraggio, giudici! Coraggio Bettino!

 
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