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Pannella Marco - 6 gennaio 1993
Lor Partiti vadano all'inferno
GIU' LE MANI DAL REFERENDUM SUL FINANZIAMENTO PUBBLICO

di Marco Pannella

SOMMARIO: La legge tendente ad impedire lo svolgimento del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, promosso dal Pr, deve essere respinta poiché si configura come una vera e propria amnistia di regime. Niente sconti quindi a nessun partito, applicazione severa della Legge e chi ha sbagliato paghi.

(L'INDIPENDENTE, del 6 gennaio 1993)

»Con questo primo intervento di Marco Pannella, "L'Indipendente" inizia una campagna in appoggio del referendum per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Intendiamo qui riservare spazio a tutti coloro che, favorevoli o contrari al plebiscito, abbiano argomenti da sviluppare e da sottoporre al giudizio dei lettori. Domani, nel quadro di questa iniziativa, pubblicheremo un articolo di Alfredo Biondi, vicepresidente (liberale) della Camera dei deputati.

Marco Pannella/Lor Partiti vadano all'inferno

I nodi che la unica e straordinaria avventura democratica (resa per le sue pagine più importanti tuttora clandestina) del Partito Radicale "storico" ha stretto attorno alla piovra faziosa, al regime ed alla cultura partitocratici, ai suoi tentacoli ed alle nostre stesse tentazioni di stanchezza, di resa ideale, quei nodi - dunque - si stringono automaticamente ad ogni sussulto, ad ogni rabbiosa o furba reazione di Lor Signori, e dei più presentabili fra di loro, oggi messi in vetrina dagli altri.

Guardate la vicenda del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, richiesto dai radicali, nell'ostracismo generale di appena un anno fa. Ricordate? I "referendum" erano tre o sei, mai nove; per quanti-invece- raccogliemmo le firme necessarie. Anche quello sulla droga e quello sulle Usl e ambiente, non esistevano, non dovevano esistere.

Ora, alla vigilia della sua convocazione, questo referendum non s'ha da fare. Non importa se nei panni di un improbabile don Rodrigo troviamo perfino, ed in prima linea, l'ottimo Giovanni Spadolini, presidente del Senato. C'è anche, e perfino, il carissimo Mino Martinazzoli. Tanto a dire, insomma, proprio tutti quanti.

Sparano disordinatamente bubbole da tutte le parti. Alcuni avevano perfino sognato che il referendum "radicale" potesse rivelarsi il minor male. I soldi futuri di fonte pubblica scomparirebbero, han detto, ma per quelli altrimenti scomparsi in passato nessuno pagherebbe. Invece se il referendum si tiene, e passa, trionfa, le sanzioni penali contro corrotti e corruttori, contro gli ideologhi del "non-se-ne-poteva-fare-a-meno", o del "ci siamo dentro tutti", saranno indirettamente ma clamorosamente plebiscitate, rafforzate.

Proprio per questo la nuova legge, la "riformetta" che si vuole adottare in fretta e furia deve esser respinta, evitata. L'unica sua caratteristica sarebbe infatti non tanto quella di una frettolosa sostituzione dei danari liquidi pubblici di finanziamento con "servizi" e "strutture" (tesi tradizionale del Partito Radicale) a favore di Lor Partiti, ma una vera e propria amnistia di regime.

Trovo doloroso e un po' strano che a condurre questa operazione sembrano trovarsi in prima linea, con la più assoluta ingenuità, i repubblicani Giovanni Spadolini, presidente del Senato, ed il repubblicano Antonio Maccanico, presidente della Commissione interessata del Senato. Trovo doloroso, quanto logico, che gli amici retini, della "Rete", sono sempre, sul fronte vero di battaglia, altrove: ora sono perfino a Londra ed a New York, nuova moda italiota o siculo-americana nel mondo, non sappiamo bene se impegnati a denunciare gli auto-attentati di Giovanni Falcone, traditore passato a Giulio Andreotti e a Claudio Martelli, o a indicare con il contagocce i nomi dei denunciati dai pentiti, contagocce che è stato elemento determinante nel suicidio del giudice Signorino, o a spiegare che io - e non loro - faccio parte del regime.

Con il Pds di questo non discuto. Fin quanto non faranno pubblica ammenda, non si scuseranno con tutti i loro elettori e compagni, e con noi, per esser stati il solo, vero efficace pilastro del regime partitocratico e tangentocratico. Gli altri partiti, avendo una meritoria cattiva coscienza, infatti, si resero latitanti al momento della scelta referendaria, tempestivamente già da noi proposta ed imposta.

Il Pci, e solamente il Pci, per conto del regime, riportò in quella occasione una sua ennesima "vittoria di Pirro". Il Pci, e solo il Pci, attraverso la prestigiosa presidenza della Camera di Nilde Jotti, ha spudoratamente e impunemente difeso modelli falsificanti di bilanci dei Partiti, in questi ultimi dieci anni, contro il nostro assalto continuo sia al principio della parastatalizzazione della politica, sia a usi e abusi partitocratici delle Leggi esistenti.

No. Ha proprio ragione, ragionissima, amici de L'Indipendente, il presidente Scalfaro: niente sconti a nessuno, a nessun partito. Applicazione severa della Legge. Chi ha sbagliato paghi, e paghi ancor più duramente se è stato o è persona pubblica. L'errore è stato imperdonabile, va distrutto alla radice. Quanto agli erranti, spero di averne subito, e in futuro, molti, moltissimi, compagni di lotte, di speranze, di saggezza e di forza. Che volete farci? Il libertino che sono, o che sarei, diffida innanzitutto di "vierges" e di "demi-vierges", di vergini e di mezze-vergini della politica, e della vita. L'innocenza è una conquista, non uno stato di natura, una membrana. Ed è forza, non isteria. E men che mai odio o paura.

Di nodi come questo, e molto più forti di questo, ve ne sono molti altri, che dovranno venire, e verranno ben presto al pettine. Se proprio non si vuole il massacro, occorre voltar pagina, cambiare libro. Chiudere questo regime e, con la riforma elettorale, passare al successivo. Non sarà il paradiso. Ma all'inferno è l'ora che vadano, che restino, per sempre, Lor Partiti.

 
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