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Pannella Marco - 21 gennaio 1993
NESSUNA SANATORIA PER CHI E' COLPEVOLE
di Marco Pannella

SOMMARIO: Nel respingere ogni sanatoria per i politici coinvolti nei procedimenti giudiziari per corruzione, Marco Pannella ricorda la battaglia del Pr per una "giustizia giusta", il referendum con cui il paese "plebiscitò" la richiesta di rendere più grave la responsabilità civile dei magistrati e la legge Vassalli che vanificò il risultato del referendum e con cui si "ottenne la pratica abolizione di un principio che doveva invece essere esteso e reso effettivo". Da qui una magistratura "irresponsabile" sul piano della responsabilità civile. "Vassalli ha riscosso il suo premio. Il Partito socialista lo ha trasferito alla Corte costituzionale, dove siede a giudicare le sue stesse leggi: e, solo per un pelo, Craxi ha mancato di farlo eleggere alla presidenza della Repubblica". "Se fosse fondata la convinzione di Craxi (ma non la credo fondata) di essere vittima di un disegno persecutorio da parte di settori della magistratura, egli sarebbe, in realtà, ancor più vittima dei suoi gravi ed emblematici errori".

(NOI, n.1, 21 gennaio 1993)

La sanatoria per i tangentocrati? Ma non scherziamo! Dico no e basta! E quanto al finanziamento pubblico, non è vero che, se vincesse il referendum, cadrebbero le norme che penalizzano i finanziamenti occulti. Casomai è vero il contrario: esse sarebbero politicamente rafforzate. Piuttosto, sul momento che stiamo vivendo, voglio sottolineare questo: in Italia i magistrati sono di fatto, e in gran parte di diritto, assolutamente "irresponsabili" sul piano della responsabilità civile. I peggiori fra loro possono star tranquilli. Nessuna rivalsa è possibile da parte dei cittadini. L'insieme di norme e di loro applicazioni giurisprudenziali fa del magistrato incapace o disonesto un impunito. I buoni magistrati si trovano così, non di rado, penalizzati essi stessi.

Dopo dieci anni di impari lotte civili, a partire da processi e casi terrificanti il Paese plebiscitò con un referendum la richiesta di rendere più grave la responsabilità civile dei magistrati. Psi e Pli erano con noi. Ebbene, appena un anno dopo, la lobby corporativa dei giudici riportò una sua ignominiosa vittoria: stracciando Costituzione e Democrazia, grazie anche a un Parlamento servile e cieco, un ministro di Grazia e Giustizia socialista (Giuliano Vassalli) ottenne la pratica abolizione di un principio che doveva invece essere esteso e reso effettivo. Inutilmente chiesi al presidente della Repubblica Cossiga di non controfirmare quell'attentato alla Costituzione. Noi radicali fummo soli, inascoltati, se non irrisi, dagli italiani, brava gente. Gli stessi che ora urlano. E grazie a questa "legge Vassalli", magistrati, giornalisti, pentiti non hanno potuto essere in alcun modo chiamati a risarcire i tragici danni da loro provocati. Così vanno le cose: Vassalli ha riscosso il suo premio. Il Partito soci

alista lo ha trasferito alla Corte costituzionale, dove siede a giudicare le sue stesse leggi: e, solo per un pelo, Craxi ha mancato di farlo eleggere alla presidenza della Repubblica.

Oggi, con quel che sta succedendo, se fosse fondata la convinzione di Craxi (ma non la credo fondata) di essere vittima di un disegno persecutorio da parte di settori della magistratura, egli sarebbe, in realtà, ancor più vittima dei suoi gravi ed emblematici errori. Anche se, a mano a mano che il processo contro Tangentopoli coinvolge necessariamente molti più magistrati che non il solo Di Pietro, qualche segno mi induce a essere preoccupato. La mancata contestazione, in alcuni casi, del reato di associazione per delinquere, in un Paese dove l'azione penale è (follemente) obbligatoria, e non discrezionale, continua a non convincermi. Comunque, ai difensori di Bettino Craxi che evocano volontà persecutorie, dico che non possono invocare giustizia per il loro assistito. Del quale resto amico, potendomi permettere - io - di proclamarlo. Ora, forse, essi - con lo stesso Craxi - meglio capiranno che sempre, e quanto più si è in alto, occorre difendere i diritti di tutti e di ciascuno. Pensino che tragedia quando

è gente umile e povera a subire giustizia ingiusta. Ed è tanta, mi credano.

 
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