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Loquenzi Giancarlo, Pannella Marco - 23 gennaio 1993
Amato, il penultimo del regime
Forum all'Indipendente con il leader radicale che preannuncia la fine di questo sistema

a cura di Giancarlo Loquenzi

SOMMARIO: Marco Pannella punta sulla Lega per la riforma elettorale: »Bossi è il più determinato; La Malfa il più anglosassone; Segni riflette "privatamente"; con Martelli viaggio su binari paralleli... nel senso che siamo estranei, non ci incontriamo . »Come sarà il prossimo governo dipenderà dal successo di quello attuale. L'importante è consentire che attorno alla debolezza del presidente del Consiglio si aggiungano nuove forze parlamentari . »E'il Parlamento più indipendente da trent'anni a questa parte. In sette mesi concesse tantissime autorizzazioni a procedere . »Craxi sta sbagliando difesa. Fossi un suo nemico, corromperei Pannella perché neghi l'autorizzazione: scoppierebbe la Bastiglia . »Di questi partiti non se ne deve salvare uno, ma secondo regole e diritti, senza piazzali Loreto. Solo il sistema anglosassone produce questo effetto. Tutte le altre miscele non sono adeguate . »Mi fiderò dei magistrati quando vedrò quelli corrotti in carcere. Preferisco i "crumiri" come Di Pietro, che non ha mai

scioperato .

(L'INDIPENDENTE, 23 gennaio 1993)

Marco Pannella varca la soglia della redazione romana dell'Indipendente vantando la sua puntualità. "Sono queste piccole regole del vivere civile le più importanti da rispettare. Tutto il resto segue." E infatti tutto il resto segue: le riforme, i referendum, Bossi, il governo, la Jugoslavia, il Partito Radicale, il vecchio e il nuovo e l'"antico". Una turbinante miscela che compone la lunga intervista che il capo della redazione romana, Pialuisa Bianco, Giancarlo Loquenzi, Gianni Pennacchi e Stefano Caviglia hanno realizzato con il leader radicale.

D. - L'aver recentemente sospeso il suo appoggio al governo Amato dipende forse dal presagio della sua imminente crisi?

»Questo governo è il primo che compie magari un millimetro al giorno ma nella giusta direzione. Noi gli abbiamo offerto il nostro appoggio unilaterale fino all'approvazione della finanziaria. Fatto questo stiamo ricontrattando il nostro sostegno sulla base di nuove iniziative: sulla Jugoslavia, sui referendum Giannini e su alcuni altri temi che vogliamo portare all'ordine del giorno del paese.

D. - Non è dunque un governo finito?

»Credo che questo di Amato possa essere il penultimo di questo regime. Come sarà il prossimo dipenderà molto dal successo di quello attuale, e, come in tutti i periodi di crisi, dalla sorte. L'importante è consentire che attorno alla debolezza di Amato si aggiungano nuove forze parlamentari. Non nuovi partiti, ma nuovi consensi. Occorre che aumentino gli interessi di questo governo e l'interesse dei cittadini ad essere governati".

D. - Ci crede davvero?

»Giovedì ho incontrato nuovamente Amato ed abbiamo insieme individuato alcune importanti iniziative da assumere nei confronti della crisi dell'ex-Jugoslavia. Se davvero verranno adottate, posso dire che per la prima volta un governo, nei fatti, esce dalla logica di Monaco. Io poi penso ad aprire anche un altro fronte e se sarò aiutato lo porterò alla ribalta nelle prossime settimane. Chiederò che si torni immediatamente a votare nelle fabbriche o che altrimenti si chiudano i sindacati. Si vota ovunque, nelle scuole, nelle caserme, ma nelle fabbriche niente.

D. - Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha ammesso i referendum, mentre Mario Segni salutava una "giornata storica", lei Pannella è rimasto piuttosto tiepido: eppure la direzione del maggioritario uninominale è quella che lei ha sempre indicato ed è la strada che in molti dicono di voler imboccare.

Cos'è non si fida delle posizioni degli altri "uninominalisti"?

»L'Italia è vittima di una malattia mortale per la politica. Esistono cioè solo le "posizioni". E queste tengono il luogo delle "azioni". Noi radicali, io stesso, per anni abbiamo subordinato ogni alleanza, ogni iniziativa, alla priorità concreta del sistema uninominale all'inglese. Attorno abbiamo avuto "posizioni", a volte vicine, a volte lontane. Più un'unica "azione", cioè quella volta a contrastarci e a difendere la proporzionale.

D. - Si stanno moltiplicando le adesioni al sistema "inglese". Da Martelli, a Bossi, a La Malfa, senza contare Mario Segni...

»Per questo io sono molto preoccupato. Guardo a Claudio Martelli e riscontro che ormai corriamo su strade parallele, nel senso che siamo estranei, non ci incontriamo. Da un anno ci si era detti che il sistema anglosassone poteva essere la ragione del nostro comune agire politico, della nascita di nuove formazioni politiche. Ci ha messo mesi per valutare le conseguenze di questo sul partito, sul governo, sulla carriera, poi quando ha deciso ne è uscito dicendo: "in linea di principio sono per il turno unico". Che è come dire tutto il contrario. E' allora che mi sono imbestialito. Ne abbiamo parlato e riparlato ma lui continua a non decidere. Poi c'è Segni. Lui alla fine si è privatamente convinto della bontà del sistema inglese, partendo da posizioni "francesi". Ma appunto "privatamente". Bisogna vedere come va a finire. Poi chi abbiamo? La Malfa? L'ho sentito proprio ieri in Bicamerale, dire che è di "propensione" anglosassone.

D. - Rimane Bossi...

»Ecco lui mi sembra davvero il più convinto, il più determinato. Bossi sicuramente è quello che oggi sente di più il peso delle convinzioni. Anche se adesso si diverte a fare un po' il cinico. Comunque se non si organizzano da subito i "duri" sul sistema ad un turno non otterremo nulla e lo scontro si svolgerà tutto tra i "doppiturnisti" e il "misto" referendario .

D. - Non va bene nemmeno il referendum? Lo avete sostenuto e raccolto le firme...

»Tecnicamente non si poteva fare di meglio. Ma è chiaro che il sistema che esce dal referendum poteva andar bene tre anni fa quando lo proponemmo la prima volta. Adesso i partiti si sono fatti furbi, praticamente sopravvivrebbero tutti, chi più chi meno. Infatti ormai sono tutti per il "misto", Dc compresa. Se la Corte avesse bocciato il referendum elettorale infondo avrebbe fatto un piacere solo a me .

D. - Invece cosa deve succedere? Tutti i partiti devono chiudere bottega?

»Certo, di questi partiti non se ne deve salvare uno. Ma secondo regole e diritto, senza piazzale Loreto, senza traumi. E questo è l'effetto che solo il sistema anglosassone produce. Tutte le altre miscele, gli altri artifici lascerebbero infatti i partiti e quindi non sono adeguati alle cose più tragiche che incombono .

D. - Il Parlamento ha perso una buona occasione per cambiare il suo volto partitocratico?

»Attenzione! Lo voglio dire proprio al vostro giornale. Questo attuale è in assoluto il miglior Parlamento da trent'anni a questa parte. C'è più indipendenza e novità che nei precedenti. In questi sette mesi sono state concesse più autorizzazioni a procedere che in tutti gli anni precedenti messi assieme. Paradossalmente sono stato io a dover chiedere un freno. Un Parlamento che vota sotto l'imperio della plebe mi trova contro .

D. - Lei dunque è per proteggere i parlamentari dall'azione della Magistratura?

»Io non credo positivisticamente alla storia come progresso. I motivi per cui l'immunità è stata pensata potrebbero tornare a sussistere. Se penso alle otre 230 denunce che ho ricevuto per azioni non violente, manifestazioni non autorizzate, reati di opinione: senza l'immunità sarei finito in galera chissà quante volte. In più io mi preoccupo di questi nostri magistrati che sono insieme giudici e inquirenti. In America se ad un politico arriva un avviso di garanzia si apre uno scontro leale dove alla fine si vede se era corrotto il politico che lo riceve o il procuratore che lo invia. Qui si è distrutti da subito. E' il Parlamento che deve garantirsi, non il singolo parlamentare. Questo deve essere trattato come un qualsiasi cittadino in quanto a processabilità. A meno che non sia il parlamentare stesso a chiedere che l'inchiesta venga fermata e controllata e controllata dalla Camera cui appartiene. E se ne rende responsabile davanti all'opinione pubblica .

D. - Ma rispetto a quando propose il referendum sulla responsabilità civile dei giudici, la magistratura è cambiata? Hai più fiducia nei magistrati?

»Comincerò a fidarmi di loro quando vedrò quelli corrotti in carcere. Allora sarò più tranquillo. La magistratura è molto peggiorata da allora. Mi fido invece dei giudici "crumiri" quelli che, come Di Pietro, non hanno scioperato, quelli che vanno avanti testardi come muli .

D. - Voterà per l'autorizzazione a procedere contro Craxi?

Si voterò perché sia concessa.

Non sono affatto convinto degli argomenti con cui Craxi si sta difendendo. Se poi io fossi un nemico di Craxi cercherei di corrompere Pannella e altri perché neghino l'autorizzazione e scoppi la Bastiglia il giorno dopo. Ma questo Bettino non lo capisce di certo .

D. - Lei si batte per la chiusura di tutti i partiti, ma intanto al prossimo congresso annuncia nuovamente la chiusura del suo. E un modo per dare il buon esempio?

»Il partito Radicale se chiude è perché la gente non sceglie altrimenti. E ormai non posso neppure dire che non è informata di quanto ci accade. Io ho sempre detto che in una democrazia se un partito non vive delle scelte dei cittadini è bene che chiuda. Ed è vero che in Italia non c'è democrazia, c'è il pluralismo che è tutt'altro, c'è la partitocrazia . Ma siamo ad un punto in cui ormai, per tradizione orale o per altri mezzi, la gente è stata messa in condizione di scegliere. Se non lo fa, al congresso di febbraio celebreremo la chiusura del partito .

D. - Pannella, è sicuro che una volta scomparsa la prima Repubblica, lei che ne ha sempre costituito la fronda, troverà ancora un ambiente adatto a muoversi?

»Io non ho fatto la fronda, quello è stato il ruolo dei Montanelli se volete. Io ho fatto sempre opposizione, vera, interiore, secondo diritto. Per questo mi trovo a mio agio in tutto quello che appena sa di nuovo. La sostanza di queste novità si ritrova per intero in quella lunga opposizione al regime. Lo credereste che almeno 4 su 5 parlamentari leghisti confessano di avermi votato almeno una volta...?

D. - Però così tanti li ha portati in Parlamento Bossi e non lei...

»Ma perché un liberale non può mai usare l'inganno di dire "io adesso vi do la soluzione" e sconfiggo tutti gli altri .

 
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