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Riva Gigi - 29 gennaio 1993
I radicali: »Noi il sindaco di Sarajevo l'abbiamo visto, ora tocca al governo aiutarlo ad arrivare in Italia
di GIGI RIVA

SOMMARIO: Emma Bonino e Sergio Stanzani raccontano il viaggio a Sarajevo, bombardata dai serbi, e l'incontro con il sindaco. »Era commosso, felice di vederci. Ci ha spiegato che ha preso la tessera radicale perchè anche il suo partito, il partito musulmano, aveva gli stessi ideali pacifisti che, in questa fase, ha dovuto cambiare. Ci ha espresso la volontà di venire al congresso . Adesso il ministro Colombo deve aiutarlo a venire in Italia.

(IL GIORNO, 29 gennaio 1993)

Emma Bonino, presidente del partito radicale, è stanca ma sorride: "Missione compiuta". Sergio Stanzani, segretario dello stesso partito, aggiunge: "No, non abbiamo avuto paura". Sono appena scesi dall'aereo militare tedesco proveniente da Sarajevo e già sono proiettati oltre: "Noi il sindaco Muhamed Kresevljakovic lo abbiamo incontrato, adesso tocca al governo italiano farlo uscire in tempo per aprire i lavori del nostro congresso che inizierà giovedì prossimo". E se non succede? "Noi abbiamo dimostrato che è possibile, loro si arrangino". Pare che il ministro degli Esteri Colombo ci vada mercoledì 3 a Sarajevo. "Benissimo, allora il sindaco uscirà con lui".

La vicenda investe in pieno la politica italiana, forse per questo i due radicali tenevano tanto al viaggio non senza rischi. Marco Pannella aveva vincolato l'appoggio al governo Amato all'accogliemento di alcune proposte riguardo alla crisi dell'ex Jugoslavia. Poi c'è stata questa sorta di gara a chi arrivava per primo a Sarajevo. Bonino e Stanzani l'hanno vinta per l'abbandono di Colombo che ci doveva andare oggi, ma ha rimandato, in attesa della fine dei colloqui a Ginevra. Il nostro governo ha inoltre invitato in forma ufficiale Kresevljakovic, che al partito radicale si è iscritto a dicembre versando la somma che poteva: 30 marchi.

La sua uscita dalla città assediata non sarà per nulla agevole. L'uccisione, su un blindato francese, del vicepremier bosniaco Turajlic induce l'Unprofor alla cautela. Dunque Emma Bonino passa la palla a Colombo e se il ministro non la coglie minaccia fuoco e fiamme. Va bene tutta questa polemica, ma ci volete raccontare della vostra esperienza a Sarajevo?

"Siamo decollati con un volo stracarico di aiuti alimentari e di funzionari dell'Unicef, che hanno la precedenza. Una volta atterrati ci hanno subito avvertiti che non sarebbe partita la navetta verso il centro perchè infuriava la battaglia". Stanzani: "Sembrava di essere nella notte di Capodanno. Io quei rumori non li sentivo dalla Seconda guerra mondiale". Bonino: "Ci hanno tenuti due ore in un hangar freddissimo, tanto che Sergio si è tolto i pantaloni e si è infilato la calzamaglia".

Poi sono partiti "su un blindato dell'Unprofor, senza finestrini che ci ha caricato all'edificio della posta dove dovevamo contattare il signor Dean, un bulgaro. Questi, molto gentile, ci ha procurato un altro blindato fino all'hotel Holiday Inn. Fuori continuavano a bombardare. Di Sarajevo non avevamo visto praticamente nulla". Il direttore dell'Holiday Inn ha procurato loro l'appuntamento col sindaco per le 19.30 "e io, ottenuto lo scopo, mi sono messa a dormire", dice Emma Bonino. Stanzani: "Io, invece, ho fatto due passi attorno all'albergo, non c'era nessuno. Ogni tanto sfrecciava qualche automobile. Le finestre di quei palazzi sventrati si illuminavano. Era, quella, l'unica immagine di vita".

Emma Bonino: "Mi ha impressionato quell'albergo lugubre, devastato dal terzo piano in su, senza luce, senza riscaldamento, senza acqua per lavarsi. Dentro c'erano solo cinque giornalisti. Più una famiglia distinta, padre, madre e due figli. Più una giovane coppia. Sembravano clienti normali, pazzesco in quella situazione. Abbiamo mangiato qualcosa. Una bottiglia di rosso ci è costata 50 marchi. Stavamo a cena, nell'unica saletta riscaldata, quando ci ha raggiunto il sindaco". Stanzani: "Era commosso, felice di vederci. Ci ha spiegato che ha preso la tessera radicale perchè anche il suo partito, il partito musulmano, aveva gli stessi ideali pacifisti che, in questa fase, ha dovuto cambiare. Ci ha espresso la volontà di venire al congresso".

La notte. "Tranquilla, abbiamo dormito. Al risveglio, alle 7.15, c'era un'auto mandata dal sindaco ad aspettarci. Era nevicato e l'autista viaggiava come un pazzo, è stato il momento in cui abbiamo maggiormente temuto. Però finalmente abbiamo visto qualcosa. La gente era nelle strade e ti chiedi come può fare a resistere. Dei 500 mila abitanti, 200 mila se ne sono andati, ma sono arrivati 100 mila profughi. Come faranno mai?".

 
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