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Bonino Emma, Pannella Marco - 8 febbraio 1993
La candidatura di Emma Bonino alla segreteria del Pr
Dichiarazione di Emma Bonino al Congresso e lettera di Marco Pannella

SOMMARIO: Nella fase finale della seconda sessione del XXXVI Congresso del Partito radicale (Roma, 4/8 febbraio 1993) viene avanzata la candidatura di Emma Bonino alla segreteria del partito. Emma Bonino interviene dichiarando di non poterla accettare perché, fra l'altro, questa candidatura non ha »la capacità e la forza di raffigurare il nuovo, di dare un volto che renda immediatamente percepibile ed individuabile "il carattere trasnazionale e transpartitico" del partito radicale . Se invece non si ritiene ancora matura un candidatura "non italiana", »allora c'è una sola persona che possa superare questa riserva pregiudiziale: è Marco Pannella . Quest'ultimo fa pervenire al Congresso una lettera in cui, precisando di non essere, a quel momento, né iscritto, né candidabile, afferma che se Emma Bonino »pensa che solamente io possa assicurare questa funzione, con ciò stesso dovrei riconoscere che la mia opera è stata coronata unicamente dall'insuccesso e dall'errore . »Conto, ancora una volta, sulla umiltà di

Emma, altra sua dote drammatica nei momenti drammatici della nostra vita. Non creda troppo facilmente che altri possano necessariamente comprendere - in certi momenti - meno di lei quel che il nuovo Partito può esigere e consentire, ove vivesse . Al termine di questo confronto e del dibattito che si svolge nel Congresso, Emma Bonino accetta la candidatura e viene eletta segretaria del Partito radicale.

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DICHIARAZIONE DI EMMA BONINO SULLA SUA CANDIDATURA

Marco Pannella ha avanzato la mia candidatura in due riunione notturne ed in entrambe ho spiegato le ragioni per le quali non posso accettare.

Ho anche chiesto a lui e a tutti i convenuti di prendere atto di questa indisponibilità e di non costringermi, di risparmiarvi, e soprattutto di risparmiarmi questo intervento d'aula.

Pensavo questa notte che potevo fare una cosa semplice, ma risolvente: semplicemente non farmi vedere questa mattina in congresso. Come marco, ad esempio ha deciso di fare.

Ma ho scartato questa ipotesi perché mi sembrava, da una parte, un atto di viltà, dall'altra una mancanza di rispetto verso i congressisti.

E quindi.... eccomi qui ad esporvi le mie ragioni

a) questa candidatura ha sapore di scontatezza, all'interno certamente e anche all'esterno: e dunque non ha la capacità e la forza di raffigurare il nuovo, di dare un volto che renda immediatamente percepibile ed individuabile "il carattere trasnazionale e transpartitico" del partito radicale.

b) Se si ritiene che ancora non sia matura o non si sia manifestata un'altra possibile candidatura, quella cioè di un segretario capace di rappresentare con la sua storia personale, magari anche con la sua nazionalità - altra da quella italiana -, questo partito trasnazionale e transpartitico, allora c'è una sola persona che possa superare questa riserva pregiudiziale: è Marco Pannella.

Per gestire il partito dei trentamila, delle migliaia di iscritti non italiani, con le tante sue contraddizioni , certamente feconde, occorre una tale capacità di intuizione politica, di invenzione, una tale determinazione a concepire e seguire scelte rischiose.. che a mia conoscenza ha solo Marco.

E non è il "domine non sum dignus......" sempre così irritante,

ma consapevolezza di quello che lui sa fare o inventare e di quello che altri non sa o non può fare.

c) L'alternativa a questa candidatura, anch'essa scontata - lo riconosco - è "rischiare" su un compagno che possa portare al partito un prezioso valore aggiunto che fa premio sulla inesperienza: quello della sua estraneità al cosiddetto gruppo storico, quello di costringere noi tutti a lavorare con lui con rinnovato entusiasmo proprio per vincere la scommessa e per aiutarlo a superare le immaginabili difficoltà.

Il combinato disposto di questi tre elementi sconsiglia quindi, per motivi di responsabilità, l'accettazione da parte mia di questa candidatura. Il fatto stesso di averla proposta e di non aver tenuto presente questi elementi, di non aver voluto esercitare maggiormente la nostra fantasia collettiva, rischia di rappresentare un segno di debolezza per questo splendido anche se sofferto congresso.

d) c'è poi un elemento magari marginale, ma molto consistente che riguarda quelle che negli esami attitudinali vengono chiamate le condizioni psicofisiche. E non si tratta solo di stanchezza soggettiva; si tratta di usura vera e propria, di indisponibilità interiore a prefigurare i prossimi due anni della mia vita con gli stessi tempi, ritmi, tensioni e attenzioni di questi ultimi quattro;

Secondo la mozione che abbiamo approvato, anche le prossime notti saranno insonni e i prossimi giorni da cardiopalma e poi - se non si dovesse procedere alla chiusura del partito - si devono ragionevolmente prevedere, senza soluzione di continuità, altri due anni di totale dedizione di ogni singolo minuto del segretario al lavoro di partito, di totale ed esclusivo coinvolgimento nelle responsabilità di direzione politica di un partito che si deve presumere di almeno 30-40mila persone, a cui subordinare qualunque altra personale esigenza fino ad annullarle.

Se solo ci penso mi sembra un incubo. Non sono nelle condizioni - e non credo che sia legittimo chiedermelo - di programmare, senza almeno un momento di interruzione delle mie responsabilità, due ulteriori anni con questo tipo di gravoso impegno.

Non voglio dire che non ci sarò e non lavorerò : sto dicendo che non posso per voi e per me assumere questa responsabilità di cui scorgo solo il peso: non è che non lo voglio portare. E' solo che mi schiaccia e mi travolge.

e) la regola del segretario annuale o al massimo biennale è stata molto lungimirante proprio per evitare di far pesare sul partito i limiti soggettivi di assuefazione, di stanchezza della persona che per troppo tempo occupi la "poltrona" di segretario; lungimirante per non rischiare la quasi fisiologica ripetitività di metodi e scelte di una persona che per troppo tempo assumi la prima responsabilità del partito: dopo 4 anni di presidenza del partito, incarico per il quale non ho risparmiato impegno, attenzione e persino entusiasmo, è bene per il partito e naturalmente anche per me che ci sia un ricambio nelle massime responsabilità.

Credo di aver detto no pochissime volte nella mia vita di radicale a proposte di Marco, ma questa volta non posso: politicamente e personalmente non mi pare una scelta adeguata al compito che ci aspetta nei prossimi mesi e anni.

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LETTERA DI MARCO PANNELLA ALLA PRESIDENZA DEL CONGRESSO

Mi iscriverò, prima della fine del Congresso, al Partito radicale, come annunciato. Per ora non sono iscritto, né candidabile.

Tornerò- se necessario - ad esercitare alcune responsabilità formali nella gestione del Partito se - come spero, ma non credo - trentamila cittadini italiani gli daranno vita, in Italia e ovunque nel mondo. Tornerò solamente allora a aggiungere il mio contributo, di qui al 15 maggio, ed eventualmente, ripeto eventualmente, anche dopo.

Ma un partito non è solamente un numero di persone.

E se, a parte me. chi rappresenta, per la sua forza ed il suo amore, la sua esperienza e il grado di fiducia, di prestigio, che ha acquistato in tanta parte ed in tante istituzioni del mondo politico e militante, la persona che naturalmente, e non scontatamente, meglio può assicurare un grande avvenire al Partito, pensa che solamente io possa assicurare questa funzione, con ciò stesso dovrei riconoscere che la mia opera è stata coronata unicamente dall'insuccesso e dall'errore, indipendentemente dal giudizio che è venuto finora dall'Italia, dal paese, dalla gente con i suoi meno di 3.000 iscritti al Partito radicale.

Conto, ancora una volta, sulla umiltà di Emma, altra sua dote drammatica nei momenti drammatici della nostra vita. Non creda troppo facilmente che altri possano necessariamente comprendere - in certi momenti - meno di lei quel che il nuovo Partito può esigere e consentire, ove vivesse.

L'amore necessario alla intelligenza, a qualsiasi intelligenza, è difficilmente praticabile verso se stessi.

Accetti che altri, e perfino io, lo pratichi.

Mi consentirebbe di meglio continuare, anche con le e per lei, per tutti e per ciascuno, per il Partito, a vivere, a crescere, a operare, a sperare, a sbagliare, a risollevarmi se cado, a sollevare se qualcuno cade, chi cade. A Roma, a Sarajevo, a Ouagadougou, pressoché ovunque. Ora spengo la radio.

 
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