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Berti Marco - 8 febbraio 1993
Pannella a caccia dell'ultima magia
»Non vorrei dover vendere i gioielli di famiglia per far sopravvivere il Pr

Appello del leader radicale quando mancano ancora migliaia di iscritti per quadrare i bilanci. Oggi chiude il Congresso.

di Marco Berti

SOMMARIO: La cronaca della penultima giornata del Congresso radicale (4/8 febbraio 1993). »Forse potrebbero bastare anche 20 mila tessere. Vendere Radio Radicale? Non sono d'accordo, ma non spetta solo a me decidere . Critiche ai giudici: »Tutti i procuratori della Repubblica di Roma dal 50 all'80 dovrebbero essere indagati . Polemico con gli industriali "tirchi". Emma Bonino propone per il transpartito i "tempi supplementari": »Dobbiamo tentarle tutte per far vivere la nobiltà della politica .

(IL MESSAGGERO, 8 febbraio 1993)

Pur di non far chiudere il partito Marco Pannella ha iscritto d'ufficio anche il profeta Isaia, un radicale transnazionale ante litteram. Per farsi ascoltare, per attirare l'attenzione della gente Isaia si presentava infatti nudo nelle piazze. E Pannella, che di provocazioni se ne intende, l'ha tolto di peso dalla Bibbia portandolo ad esempio alle numerosissime persone che gremivano la sala dell'Ergife.

Ieri il congresso era aperto a tutti, non solo agli iscritti. E il leader carismatico dei radicali ha parlato per oltre due ore, svolgendo un intervento che è stato un misto fra una sorta di testamento spirituale, un atto d'accusa contro tutto e contro tutti e un disperato appello per la salvezza dei radicali.

E con serietà ha invitato ad iscriversi al suo partito il cardinale Biffi, che aveva chiesto allo Stato di rivedere la legge sull'aborto. "Lo dico senza ironia. Spero che voglia prendere la tessera, così discuteremo insieme non dell'aborto, ma di cosa è consentito a Cesare, allo Stato, nei confronti dei corpi degli uomini e delle donne". In altra sede ha poi spiegato che non intendeva assolutamente polemizzare con l'arcivescovo di Bologna a difesa dell'aborto come strumento di controllo delle nascite.

E' stato invece apocalittico quando ha prefigurato scenari angosciosi per le future generazioni. E' passato così dalla tragedia greca a Shakespeare, per parlare del "potere", del re che viene scelto per raccontare la sorte umana. E ha parlato di Beckett e del suo Godot "che non arriva mai", di "governo del mondo che è impazzito", della vecchia cultura che è stata travolta da quella nuova "che balbetta". Ha evocato Tolstoi, Gandhi, Montesquieu.

Pannella si è scusato con la foltissima delegazione straniera per dovere parlare dei problemi italiani, di Tangentopoli, dell'informazione e degli appelli per la salvezza del partito. Ha ripercorso trent'anni di storia del Paese, dal '50 all'80 gridando fra gli scrosci degli applausi: "Tutti i procuratori della Repubblica di Roma di quegli anni dovrebbero essere indagati". E sono riapparsi i fantasmi della P2, avvenimenti sui quali non si è indagato e che rappresentano "una delle pagine più ignobili della magistratura, mentre noi facevamo inascoltate denunce penali e interventi in Parlamento". Ha parlato di intrighi, di società vissuta nel peculato e sulla bugia, che ha operato sempre "il furto della legalità", prendendosela con quei giornali "che hanno vissuto e prosperato servendo il potere e il regime". E si è chiesto come mai "l'alta economia" non è ancora incappata nei giudici di Mani pulite e "se gli avvisi di garanzia a Gianni Agnelli non arrivino perché è Agnelli". Poi ha accusato gli industrial

i di non aver mai versato una lira al partito radicale. "Se ci avessero sostenuto - ha detto Pannella - non sarebbe proliferato il mercato delle tangenti a cui hanno dovuto sottostare per sopravvivere". Insomma, il leader radicale ha rilanciato quello che è ormai diventato il suo leit-motiv, bisogna rifondare la democrazia.

Poi, cosa che fa dal primo giorno del congresso, ha cominciato a scrutare fra il pubblico alla ricerca del segretario del Pds, Occhetto: "Dove sei Achille? Non ti vedo". Più di una volta nel corso del congresso Pannella ha sottolineato l'assenza del leader della Quercia, augurandogli sempre una folgorazione sulla via di Damasco. Ma da Botteghe Oscure in questi giorni non è mai giunto alcun segnale. Cercando il segretario del Pds Pannella ha invece trovato fra la folla il socialista Ugo Intini. E subito gli ha lanciato uno strale: "Il vostro ricorso all'Internazionale socialista, che è anche un modo per aiutare Occhetto, è un salvagente di piombo".

E ha concluso il suo appassionato intervento indicando le possibili strade per la salvezza del partito radicale, al di là del colpo di una bacchetta magica: "Potremmo ridurre da trentamila a ventimila (ieri sera le iscrizioni erano arrivate a poco più di duemila, ndr) l'obiettivo degli iscritti necessari. "Potremmo vendere Radio radicale. Non sono d'accordo, ma non sono il solo a dover decidere". "Mi auguro - ha detto salutando il pubblico - che ancora molto a lungo la vita di ognuno possa essere difesa perché "armata" da un partito radicale".

Una proposta velata di dilazione della fine annunciata del Pr è venuta dal presidente dei radicali, Emma Bonino. Li chiama "tempi supplementari". "Possiamo rischiarli - ha detto - o dobbiamo prendere atto di una sconfitta subita?".

L'intervento di Emma Bonino è stato tutto incentrato sul problema della sopravvivenza del partito. "Solo un miracolo, miracolo che questa volta non possiamo essere noi a fare, può impedire - ha detto - questa obbligata conclusione del congresso. Ma anche questo miracolo deve adeguarsi ai metodi e ai tempi radicali: deve realizzarsi o perlomeno annunciarsi in questi cinque giorni congressuali non un'ora dopo. Sarebbe troppo tardi".

Ha ricordato che, dal palco del congresso, Martelli aveva chiesto tempo per aiutare il partito a raggiungere l'obiettivo dei trentamila iscritti: "Questo è il nodo che il congresso dovrà sciogliere. Dobbiamo decidere se operare, con una difficile umiltà per verificare fino in fondo se è possibile far vivere la nobiltà della politica, se è possibile far vincere le nostre idee e i nostri valori". Poi, commossa, ha versato qualche lacrima mentre dalla platea le veniva tributato un lungo applauso.

Dal deputato della Lista Pannella, Elio Vito, è giunta un'altra proposta. "Se il partito radicale dovesse chiudere - ha detto - sarà importante raccogliere milioni di firme di cittadini, professionisti, intellettuali e politici per proporre Marco come capo del Governo".

Oggi dunque giornata decisiva per i radicali. Il congresso è giunto alle ultime battute e ancora non si sa che fine farà il partito. Qualcuno presenterà questa mattina una mozione per far slittare i tempi della decisione. I giochi sono aperti.

 
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