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Archivio Partito radicale
Casini Carlo - 12 febbraio 1993
Ciò che ci distingue dai radicali
Diritto alla vita

di Carlo Casini

SOMMARIO: Il deputato democristiano Carlo Casini critica duramente la decisione di numerosi deputati del suo stesso partito di iscriversi al Pr. Casini afferma che »la cultura radicale è stata ed è in Italia ed in Europa l'antagonista più organico della visione cristiana dell'uomo e della società in particolare sui temi dell'aborto, dell'eutanasia, della famiglia e della droga. Dopo aver invitato Pannella a convertirsi, ribadisce che l'effetto della tessera radicale sull'elettorato cattolico è devastante.

(IL POPOLO, 12 febbraio 1993)

Dunque è vero: ci sono parlamentari dc che si sono iscritti al Partito radicale. Che fare in un momento tanto difficile per il partito, teso a riacquistare credibilità, specie verso il suo più significativo retroterra, quello cattolico? Fare finta di niente o aprire un dibattito? La seconda alternativa è inevitabile: il dito sulla piaga lo aveva già messo mercoledì scorso Cesare Cavalleri su Avvenire ed io stesso, in quello stesso numero del quotidiano, ancora prima di notizie certe, avevo scritto: »Se è vero che nove parlamentari dc si sono iscritti al Pr, lo sbandamento appare invincibile e viene voglia di gettare la spugna .

Stiamo cercando di ottenere adesioni nuove e rinnovatrici e nella scheda di risposta all'appello di Martinazzoli dobbiamo attestare di non essere iscritti ad alcun altro partito. E il partito radicale non è una formazione politica qualsiasi. Lasciamo stare gli scivoloni su Tony Negri e Ilona Staller. E' evidente che la cultura radicale è stata ed è in Italia ed in Europa l'antagonista più organico della visione cristiana dell'uomo e della società. Il senso del vivere (tema dell'aborto), del morire (tema dell'eutanasia), della solidarietà (tema della famiglia) della libertà (tutti i temi precedenti più quello della droga), del diritto e dello stato di diritto ci dividono.

A Firenze una inchiesta nel cosiddetto »mondo cattolico mostra che l'80 per cento degli intervistati rimprovera alla DC la timidezza nella questione morale e nella difesa del diritto alla vita e della famiglia. Domenica scorsa la Chiesa italiana ha ammonito: »Ripartire dal rispetto della vita per rinnovare la società . Ed ha dimostrato che al fondo della questione morale sta l'oscurarsi della verità sull'uomo.

Martinazzoli, nel suo appello senza frontiere, ha giustamente posto nel distintivo del democristiano la difesa del diritto alla vita e della famiglia. E in base a questa promessa che tante gente, oscura quanto generosa, che non ha mai fatto parte delle clientele, che si è mossa a proprio rischio senza ripromettersi alcun personale vantaggio quando la politica ha attaccato i valori essenziali della ispirazione cristiana, cerca di immettere nuova linfa nella DC.

Cosa gli diremo?

Anch'io sono amico di Pannella. Ma, proprio per questo gli dico quello che penso e gli chiedo di »convertirsi , nel senso etimologico della parola: di cambiare mente, cioè, e stabilire basi solide e vere e direzione giusta per la sua intelligenza e la sua capacità di movimento e di immagine. Altrimenti tante belle e condivisibili parole suonano ingannatrici. Il diritto alla vita non è periferia della politica: né è ad un tempo la prima pietra e la pietra di paragone. Su questo sarebbe bello e comprensibile il trasversalismo. Perché la vita vale più dei partiti. Egualmente sarebbe bello incontrarsi sui problemi concreti della gente, realizzando il maggior bene possibile anche se appartenenti a culture e partiti diversi. Ma la confusione delle tessere è un'altra cosa e in ogni caso la tessera radicale, oggi, sull'elettorato cattolico, ha un effetto devastante. Credo che, caduto il muro di Berlino, alla DC sia data -- nonostante tutto -- I'opportunità straordinaria di essere veramente sé stessa, secondo le sorg

enti cristalline delle origini. Non creiamo ulteriori scoraggiamenti per quell'elettorato che riconosce vero il giudizio della intera comunità cristiana: »Se le cose non vanno bene non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo stati abbastanza .

Carlo Casini

 
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