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Scarano Paolo, Bonino Emma - 1 marzo 1993
DIECI GIORNI DI LOTTA PER NON MORIRE
Intervista con Emma Bonino di Paolo Scarano

SOMMARIO: [Lunga intervista]. Afferma che E. Bonino è "l'unica donna alla quale sia stato affidato...l'incarico di dirigere un partito". Dopo rapide notizie biografiche, informa della situazione del "litigioso esercito radicale". Bonino racconta perché abbia accettato lo "strano" incarico offertole da Pannella in Congresso, e si dichiara protesa interamente al raggiungimento dell'obiettivo iscrizioni. Racconta poi le tappe del suo impegno politico dall'epoca in cui insegnava lingue a Milano; solo a 27 anni, "dovendo affrontare un aborto", cominciò ad occuparsi del tema. Venne arrestata "per aver istigato le donne ad abortire", nel 1976 fu eletta deputata, ed ora ha quest'incarico di segretario "così difficile da svolgere". Parla poi dell'affidamento delle due bambine Aurora e Rugiada, della rinuncia ad avere figli propri, della passione per la pesca subacquea. Sostiene che non vi siano "consigli particolari" da dare alle donne che vogliano fare politica, perché l'unica scuola è, in questo campo, l'"attività

militante". Rinnova alla fine l'appello per l'iscrizione.

(GENTE, 1 marzo 1993)

Eletta segretario del Partito Radicale, Emma Bonino si trova a dirigere il partito in un momento particolarmente drammatico: se entro il 28 febbraio non raccoglierà trentamila adesioni al partito, non le resterà altro che chiudere. La Bonino non si è perduta d'animo e subito dopo la sua elezione ha messo in pratica un piano di salvataggio: in questa intervista spiega quale.

E' l'unica donna alla quale sia stato affidato, in questo momento, l'incarico di dirigere un partito politico. Emma Bonino ha 44 anni, è nata a Bra, in Provincia di Cuneo ed è stata eletta segretario del partito radicale nell'ultimo congresso che si è concluso il 10 febbraio scorso. Non è la prima donna in assoluto a raggiungere i vertici di una formazione politica. Quindici anni fa, un'altra radicale, Adelaide Aglietta, assunse il prestigioso incarico. Ma di prestigio e di congratulazioni per la sua nomina Emma Bonino non vuole sentir parlare. La leader radicale infatti si trova a dirigere i radicali in un momento particolarmente drammatico. Deve infatti salvare il partito radicale da una voragine spaventosa di debiti. E ha pochissimo tempo per farcela. Se alla fine del mese non raccoglierà trentamila adesioni, con altrettanti versamenti di circa 350 mila lire , alla Bonino non resterà altro da fare che liquidare il suo partito.

Bisogna dire che non si è persa d'animo. Il giorno dopo la sua elezione, la Bonino ha cominciato subito a darsi da fare nella sede del Partito radicale, in Via Torre Argentina, nel cuore di Roma. E' qui che l'abbiamo incontrata, mentre era intenta a preparare il piano di salvataggio del piccolo, indisciplinato e litigioso esercito radicale, protagonista di tante battaglie e di tante polemiche. Nella sede radicale c'è un clima da ultima spiaggia. Già nel portone d'ingresso di un antico palazzo appare un cartello significativo. Avverte che sono passati quattro giorni dall'inizio del conto alla rovescia e che mancano più di 26 mila iscrizioni alla quota minima utile a far sopravvivere il partito.

Signora Bonino, come mai si è trovata coinvolta in un incarico direttivo così scomodo? Perchè i suoi compagni di partito hanno scelto proprio lei per la carica di segretario politico?

Bonino: "Per la verità è un incarico molto strano quello che ho accettato. In pratica sono un segretario in lista d'attesa. Il congresso mi ha affidato il compito di raggiungere almeno trentamila iscritti in Italia o un apporto equivalente di risorse finanziarie entro il 28 febbraio. Se entro quella data avrò raggiunto l'obiettivo, la mia carica di segretario politico diventerà reale. Altrimenti, mi troverò nell'ingrato compito di mettere in liquidazione la baracca radicale o quello che ne resterà. Purtroppo la seconda ipotesi, a giudicare da come stanno andando le cose , è la più probabile".

"L'invito da parte del congresso ad accettare questo singolare incarico di segretario "in lista di attesa" mi è stato fatto due giorni prima della chiusura dell'assemblea. Fino a quel momento ero presidente del partito. Il giorno dopo ho spiegato perchè non intendevo accettare. Non me la sentivo perchè sono veramente molto stanca: sono quattro anni che lavoro nel partito affrontando un ritmo da cardiopalmo e non ricordo neppure l'ultima volta che sono andata al cinema. Mi sarebbe piaciuto concedermi finalmente una sosta. Ma i miei compagni e lo stesso Marco Pannella, leader storico dei radicali, hanno insistito. E alla fine ho detto sì".

Che cosa l'ha spinta di più ad accettare: un senso di obbedienza al partito, l'amicizia con Marco Pannella oppure il fascino di una sfida "impossibile"?

Bonino: "Diciamo che sono stata condizionata da tutte e tre le cose. Ma quello che mi ha realmente spinto a dire di sì è stato anche il calore con il quale il congresso ha sollecitato la mia candidatura".

Signora Bonino, che cosa prova in questo difficile momento?

Bonino: "Adesso, superato lo stress emotivo del congresso, mi sento serena. Questo stato d'animo mi sta aiutando a mettercela tutta. Sì, mi sto impegnando al massimo per raggiungere l'obiettivo delle trentamila adesioni. Nello stesso tempo sono consapevole che la mia è un'impresa difficilissima, forse impossibile. Ma la sorte del partito radicale a questo punto non dipende solamente da me. Se alla fine del mese non si riuscisse a raggiungere l'obiettivo, tutto il partito dovrebbe prendere atto della sconfitta politica. Nessuno avrà un alibi".

Che cosa sta facendo per evitare il funerale del suo partito?

Bonino: "Abbiamo disseminato le varie piazze italiane di "banchetti" dove invitare la gente a iscriversi al Partito radicale. Io stessa partecipo personalmente a queste operazioni. La gente non è abituata a vedere un segretario politico di un partito girare per la strada con il blocchetto delle iscrizioni in mano. Molti sanno che per prendere la tessera di un partito occorre fare una lunga trafila burocratica. Occorre presentare un curriculum che viene esaminato dai dirigenti periferici e infine dagli organi centrali di controllo del partito, dai cosiddetti probiviri. Invece per iscriversi al Partito radicale basta inviare un vaglia telegrafico. Ma di questo purtroppo la maggior parte della gente non è a conoscenza".

Da quali ambienti arrivano i gesti di solidarietà più sentiti alla vostra campagna di sopravvivenza?

Bonino: "Ci sono giunte tantissime adesioni dal mondo dello spettacolo, tanti attori, tanti registi non hanno esitato a iscriversi al Partito radicale.

"Ma la solidarietà è giunta anche da esponenti di altri partiti. L'ex Ministro della Giustizia, il socialista Claudio Martelli, ha aderito alla nostra iniziativa. Ma anche l'onorevole democristiano Bruno Nicolosi, il socialista Paris Dell'Unto, il deputato di Rifondazione Comunista Tiziana Maiolo e il socialdemocratioc Antonio Pappalardo. La loro solidarietà ci ha fatto piacere. Ma noi intendiamo rivolgerci soprattutto alla gente comune.

Signora Bonino, facciamo l'ipotesi più ottimistica: quella che il suo partito riesca a raggiungere le trentamila adesioni, continuando a vivere. Come vedrebbe in questo caso il suo futuro di segretario del Partito radicale?

Bonino: "Il mio compito non sarebbe dei più facili. Quello radicale infatti è un partito molto particolare. A differenza degli altri, è diffuso non solo in Italia, ma in trenta paesi del mondo. Mi troverei così a gestire un movimento i cui iscritti sono sparsi nell'Europa dell'Est, in Africa e in Asia. Penso soltanto allo sforzo organizzativo che ci vorrebbe per rispondere a tutti coloro che pongono dei quesiti o che richiedono un nostro intervento. Non c'è dubbio: fare il segretario di un partito "transnazionale" è un'impresa molto ardua."

Ma come è arrivata a questo incarico di segretario politico di un partito così complesso, come quello radicale? Quando ha iniziato a credere in un suo futuro nella politica?

Bonino: "Fino al 1974 non avrei mai immaginato di militare in un partito. Allora insegnavo Lingue all'Università Bocconi di Milano. Mi ero laureata nel 1971 ed ero reduce da due anni di corsi di studio negli Stati Uniti. Oltre a frequentare l'Università, insegnavo nelle scuole medie della periferia milanese.

Ero fidanzata con un ragazzo della mia età, laureato in Ingegneria e assistente universitario, che avrei dovuto sposare entro breve tempo. Nella mia vita non c'era alcuno spazio per l'impegno politico. Ricordo a malapena di essermi recata alle urne nel 1974 per il referendum sul divorzio.

A 27 anni successe qualcosa che cambiò totalmente la mia esistenza. Mi trovai ad affrontare un aborto.

Mi recai dal ginecologo presso il quale ero in cura e che due mesi prima mi aveva garantito di essere sterile. Per compiere l'intervento mi chiese un milione, una cifra assurda per quel tempo. Per me e per il mio ragazzo fu come ricevere uno schiaffone a freddo. Ci sembrò di subire un vergognoso ricatto. Oltretutto, avevamo pochissimi soldi e non potevamo certamente affrontare quella spesa.

Successivamente dalle mie amiche venni a sapere che a Firenze c'era un ginecologo disposto a farmi abortire per trentamila lire. Era un medico simpatizzante del Partito radicale. Un giorno presi il treno e mi recai a Firenze nel suo studio. L'operazione fu brevissima. Ma rimasi ugualmente traumatizzata. Durante il viaggio di ritorno, riflettei a lungo su quella terribile esperienza. "Devo fare qualcosa", mi dissi "per risolvere lo scandaloso problema dell'aborto clandestino".

Venni a sapere dell'esistenza di alcuni centri per l'educazione sessuale, denominati Aied. Mi iscrissi in uno di questi centri come assistente volontaria. Da lì, senza che me ne rendessi conto, iniziò la mia carriera politica. Militando nei centri Aied conobbi Adele Faccio, una famosa esponente radicale. Iniziai a collaborare con lei nella campagna per la depenalizzazione dell'aborto. E insieme a lei e all'allora segretario radicale Gianfranco Spadaccia un giorno venni arrestata per aver istigato le donne ad abortire. Finii in prigione solamente per aver commesso un reato di opinione.

Nel 1976 fui eletta deputata per il Partito radicale. E ora, dopo 18 anni di sacrifici, di dure battaglie per i diritti civili, di manifestazioni per la strada e di gesti di disobbedienza civile, eccomi giunta a quest'incarico di segretario, così difficile da svolgere".

In che modo, signora Bonino, la sua vita privata è stata condizionata dal suo impegno politico? Quali rinunce ha dovuto fare?

Bonino: "Ho rinunciato ad avere un figlio. Sedici anni fa, durante la mia esperienza di assistente volontaria all'Aied mi erano state affidate due bambine, Aurora e Rugiada, nate da famiglie diverse. Aurora e Rugiada hanno vissuto insieme con me fino al 1984. In quell'anno i loro genitori si fecero vivi per riaverle.Perderle per me fu una cosa molto dolorosa. A quel punto nacque dentro di me il desiderio di avere un figlio. Purtroppo io e il mio compagno Roberto Cicciomessere, militante radicale come me, iniziammo a essere sempre più impegnati nella vita politica. Nel 1982 Roberto fu eletto segretario del Partito. E così, da allora tutti e due dovemmo accantonare il desiderio di diventare genitori. Questa è stata la grande rinuncia per la politica.

Ma c'è stato qualcosa del suo "privato" che non ha dovuto sacrificare alla politica?

Bonino: "Sono un'appassionata di pesca subacquea. Avevo iniziato a fare immersioni nel 1984 per riprendermi da un forte esaurimento. Nel 1984, da parlamentare europea, mi ero recata in visita in Africa, dove fui colpita dall'ameba, una malattia tropicale che mi costò un lungo deperimento fisico. Arrivai a pesare 38 chili. E Marco Pannella, un grande mio amico, oltre che capo storico radicale, mi impose di andare in vacanza. Io e il mio compagno Roberto decidemmo di fare un viaggio ai Caraibi. Andammo a scuola di vela e di sub. E scoprimmo i meravigliosi paradisi sommersi. Da allora tutte le estati e almeno per dieci giorni non rinuncio a praticare il mio sport preferito nei luoghi marini più belli d'Italia e del mondo".

Signora Bonino, che cosa consiglia alle donne che vogliono entrare in politica? Quali virtù devono avere? Che studi devono fare?

Bonino:"Non ho consigli particolari da dare alle donne che vogliono entrare in politica. Tranne quello di sentirsi sempre fortemente cittadine in ogni giorno e in ogni momento della loro vita.

Essere cittadine vuole dire fare rispettare i propri diritti e adempiere ai propri doveri. Non credo che per fare politica occorra frequentare delle scuole particolari. L'unica scuola è quella dell'esperienza di un'attività da militante. Ma in queste mie considerazioni includo anche gli uomini. Infatti non credo che le donne possano rappresentare una particolare categoria all'interno di un partito".

Un'ultima domanda, Signora Bonino. Che cosa farebbe se non riuscisse a salvare il suo partito?

Bonino :"RImarrei veramente molto amareggiata nel prendere atto della sconfitta politica. E penso proprio che me ne andrei. Sì, rimarrei lontana dalla vita politica per "respirare" un bel po' di tempo. Mi piacerebbe andare al mare, a tuffarmi in acqua e a fare la "sub". Così, potrei riprendermi da tante arrabbiature e da anni di fatica. Credo però che nella nostra vita non si possa mai dire la parola "mai". E che ci si possa sempre contraddire".

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UN NUMERO PER VIVERE

di Emma Bonino

Gentile Direttore,

ho letto l'intervista che mi ha fatto il giornalista Paolo Scarano, a proposito della nostra iniziativa per salvare il Partito radicale dallo scioglimento. Vorrei cogliere l'occasione per ringraziarla per lo spazio che mi ha concesso. Ma anche perchè l'intervista è servita a far capire a tanti lettori, radicali e non, le ragioni dell'esistenza del partito radicale. Il raggiungimento dell'obiettivo dei 30.000 iscritti è ancora lontano. Eppure, tantissime persone, anche quelle che non sono mai state di orientamento radicale, in questi ultimi giorni si sono iscritte al Pr versando un loro contributo con un vaglia telegafico inviato in Via di Torre Argentina 00186 Roma. O con un bonifico bancario con le seguenti coordinate: A 01015 03200 100050419. O con una telefonata, da parte dei titolari di carta di credito al numero 06-689791. Attraverso queste semplicissime operazioni, tanti personaggi dello spettacolo, della politica e della cultura, come Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Renzo Arbore, Mario Monicelli,

Carla Gravina, Giorgio Albertazzi, gli onorevoli Claudio Martelli e Renato Nicolini, il sindaco di Roma Franco Carraro hanno scelto di compiere un atto di concretezza e di amore verso il Partito radicale. C'è da sperare che tanti altri seguano il loro esempio. Il tempo a disposizione per salvare il Partito radicale sta per finire.

 
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