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Lostia Antioco - 1 marzo 1993
"Voi italiani, spettatori della nostra tragedia"
Ospite della kermesse radicale, il sindaco di Sarajevo punta il dito anche contro l'Europa

Antioco Lostia

SOMMARIO: Ritratto e rapida intervista del sindaco di Serajevo durante la manifestazione radicale al Lirico di Milano del 28 febbraio 1993.

(IL GIORNALE, 1 marzo 1993)

Milano - E' sindaco di un cumulo di macerie e terrore. Muhamed Kresevljakovic primo cittadino di Sarajevo è un omino che si sbraccia dal palco per rispondere a due minuti di applausi. "Sono arrivato qui dopo aver lasciato il più grande campo di concentramento che ci sia oggi in Europa - dice -. Quello che hanno circondato la mia città con il filo spinato non vogliono che la verità arrivi fino alla gente buona, ma grazie al presidente Amato la verità ha potuto tagliare questo filo". Per portare via Kresevljakovic dalla città assediata il governo italiano ha mandato un Falcon dell'aviazione militare. Mussulmano, iscritto al Partito di azione democratica (Sda) del presidente Alija Izetbegovic, prima forza politica al Parlamento bosniaco, Kresevljakovic doveva arrivare in Italia insieme al ministro degli Esteri Colombo un mese fa. Il governo lo aveva promesso ai radicali e ora eccolo, frastornato per essere in una città dove si può indugiare davanti alle finestre, attraversare la strada senza correre. Dove il si

lenzio, quando c'è, non è l'intervallo tra lo scoppio di due granate.

"Il fatto che sia qui - dice Kresevljakovic - rappresenta per noi un filo di speranza, il segno di un maggiore impegno del governo italiano per porre fine alla strage in Bosnia". E' scontento degli sforzi dell'Italia, tiepida e prudente per la pace nei Balcani. "Che cosa ha fatto l'Italia? Ci aspettavamo di più dalla nostra vicina". Ma le accuse più dure sono per l'Europa: "Una Sarajevo multiconfessionale, multietnica, multiculturale non conviene al nazionalismo serbo, una specie di fascismo comunista. A Sarajevo ognuno crede nel proprio Dio, ma la vita si trascorre tutti insieme: questo non va bene a qualcuno. E' possibile che l'Europa debba sempre dividere qualche popolo? Le macerie del Muro di Berlino non vi hanno dimostrato che tutti i muri devono essere distrutti? Non prego, ma esigo il mio diritto fondamentale alla vita e alla libertà. Alzate la voce contro i prepotenti che vogliono dividere quello che non si può".

Intorno gli si stringe protettivo l'entourage della Bonino. "Portatelo via che sennò i giornalisti scrivono di Sarajevo e non del partito", ordinerà alla fine un ragazzo con i capelli raccolti a coda e gli occhi chiari. Un treno per Bologna d'altronde è in attesa. "Ogni nuovo iscritto al partito radicale - proclama riconoscente l'attrazione della convention radicale - è una speranza in più per i cittadini di Sarajevo. Per questo chiedo ai vostri dirigenti di aspettare ancora una settimana prima di chiudere le iscrizioni". E poi: "Se la guerra continuerà in questo modo, resterà un solo bosniaco per testimoniare i crimini di guerra davanti al tribunale internazionale?". Vuole la pena di morte per i capi dei serbi? "Si se saranno giudicati per quello che hanno fatto: sono responsabili della morte di centinaia e centinaia di persone".

A proposito dell'impegno americano a paracadutare viveri nella Bosnia orientale: "E' un gesto molto importante, non perchè i lanci sfameranno la gente, ma perchè il supporto morale sarà enorme. E' un segnale che la guerra può essere risolta in modo rapido": Tornerà giovedì, da Roma. L'ex sindaco Piero Borghini dovrà consegnargli un regalo: un anello d'argento con la pietra. Una donna di Trieste, Anna, lo ha messo in mano a Borghini davanti al Lirico: "Glielo dia lei, perchè lo porti alla prima donna bosniaca che incontrerà al suo rientro a Sarajevo".

 
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