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La Discussione - 13 marzo 1993
Incredibile. Ora facciamo anche notizia
E' finito il tempo della "tv di regime?" Dopo tante polemiche i radicali sul piccolo schermo fanno audience. Un fenomeno da studiare.

SOMMARIO: Ricordando il tempo in cui i dirigenti radicali si presentarono al pubblico imbavagliati e con un cartello appeso al collo per protestare contro le censure ai referendum e contro "l'informazione di regime", il settimanale teorico della Dc si chiede come mai oggi il partito radicale raccolga tanti consensi e spazio nella tv e i giornali fanno a gara per intervistare Marco Pannella. Segue un elenco dettagliato della presenza radicale nelle reti televisive pubbliche e private negli ultimi giorni della campagna per i "trentamila iscritti". Ma sulla base dei dati forniti dal Centro d'ascolto radiotelevisivo, diretto da Valeria Ferro, emerge un'altra verità e cioè l'irrilevanza del tempo che i telegiornali, anche quelli della Fininvest, continuano a dedicare ai radicali.

(LA DISCUSSIONE, 13 marzo 1993)

Jader Jacobelli, decano delle Tribune Politiche della Rai, ha ormai inserito l'episodio nella rosa degli aneddoti preferiti. E, in un certo senso, la famosa "trasmissione del bavaglio" fu per i telespettatori di quel 18 maggio del 1978, speciale e indimenticabile. Il fatto è che Marco Pannella e Mauro Mellini si presentarono al pubblico imbavagliati e con un cartello appeso al collo. Protestavano contro le censure ai referendum e contro "l'informazione di regime". Le polemiche e le frecciate saranno da quel momento "pane quotidiano" per i radicali delle "battaglie civili", della nonviolenza e dei diritti violati. Pannella tornerà a gridare contro la partitocrazia, contro i "ladri di verità" e i "pennivendoli di regime", qualche volta a ragione, qualche volta con un eccesso di protagonismo che rappresenta il male e il bene del suo personaggio.

E il giorno dopo, quell'inevitabile giorno che segue l'annuncio di una qualche iniziativa sulla liberalizzazione della droga o sui congressi che esportano il verbo radicale all'estero, Pannella e i suoi saranno sempre in grado di dire quanti secondi i "telegiornali di regime" abbiano dedicato alla notizia, quali abbiano taciuto, e così via. Di Giacinto Pannella, detto Marco, all'indomani della legge di riforma sulla Rai, è d'altra parte l'idea di un Centro d'ascolto radiotelevisivo per fornire informazioni alla Commissione Parlamentare di vigilanza. Il Centro, nacque, pioneristicamente nell'81, il democristiano Bubbico ne prese a cuore le sorti ma di più non si potè. Diffidenza, miopia, chissà.

Oggi, forse, il clima è cambiato. Mai si erano visti tanti consensi per il partito radicale, tanto spazio in televisione, nei giornali, che da diversi mesi fanno a gara per intervistare Marco Pannella e gli altri, per conoscere i loro progetti e il loro privato. E l'ultima fatica dei militanti transnazionali ha lasciato il segno nel mondo della comunicazione. Allo scoccare della mezzanotte di martedì 2 marzo - era il termine ultimo per decidere le sorti del partito - l'annuncio all'unisono della vittoria: Emma Bonino, segretario entrante, dai microfoni di Radio Radicale; Marco Pannella dalla tribuna inusuale di "Caffè italiano", il programma dei casi disperati condotto dalla pallidissima Elisabetta Gardini. Ben 16 minuti dello stesso programma erano stati dedicati il 15 febbraio ad Emma Bonino per illustrare il "caso" del partito radicale. Dello stesso tenore la presenza di Marco Pannella a "Il coraggio di vivere" in onda nel pomeriggio sulla seconda rete. Dopo 3 anni di silenzio anche Maurizio Costanzo

sulle reti Fininvest decide di offrire la platea serale ad Emma Bonino per 13 minuti e 33 secondi; Marco Pannella, il 22 febbraio, avrà a disposizione da Giuliano Ferrara 25 minuti per la campagna di adesioni e anche "Parlamento in", ma soltanto per 12 secondi, darà spazio ad Emma Bonino. A "I fatti vostri", trasmissione di successo della seconda reta Rai, i radicali torneranno 3 volte, nell'ora di maggiore presa popolare, invece a "Italia domanda" di Gianni Letta i 41 minuti della trasmissione, per un oscuramento dei ripetitori Fininvest, saranno un buco nell'acqua. Tutti innamorati dei radicali? "Le cose non stanno proprio così - spiega Michele Guardì, autore de "I fatti vostri" - Prima non c'era ragione che venissero. Non abbiamo mai invitato esponenti di partito a parlare di politica: stavolta c'era un fatto morale e un fatto di costume. Se gli indici di ascolto sono saliti? Non lo so. Facciamo mediamente 5 milioni. Certo i radicali con il loro cartellino al collo, hanno un grande impatto popolare e que

sto conta".

Insomma molti hanno fatto la loro parte, giornali esclusi. Emma Bonino, per amor di patria, ha flirtato persino con riviste come Eva Express, con tanto di servizio fotografico a colori. In televisione dal 1 febbraio al 3 marzo la prima rete Rai ha dedicato ai radicali complessivamente 37 minuti, la seconda 56 minuti e 47 secondi, la terza rete 33 minuti e 27 secondi. "Si tratta in realtà di dati assolutamente non eclatanti" - spiega Valeria Ferro responsabile del Centro d'ascolto che ha gentilmente messo a disposizione i dati. E aggiunge: "basta leggere il dato dei Tg per accorgersi dell'irrilevanza del tempo a disposizione: nel periodo considerato i Tg1 delle 13.30 e delle 20 hanno dedicato ai radicali 1 minuto e 53 secondi; il Tg2 3 minuti e 15 secondi, il Tg3 4 minuti e 6 secondi. Quindi una tiepida attenzione. Ancora più freddi i tg della Fininvest, mentre Telemontecarlo alle prese con i problemi interni ha potuto fare molto poco". "L'impressione è che i numeri non siano di per sè in grado di spiega

re il successo dei radicali e che l'impatto emotivo del cartellino esposto con il numero di telefono sia stato maggiore del tempo reale. Così per la prima volta nei telespettatori è scattato un meccanismo nuovo: hanno telefonato, certamente, non per acquistare un prodotto ma la politica".

 
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