Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
ven 19 apr. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Berti Marco, Pannella Marco - 29 marzo 1993
Pannella, un "sì" per voltare pagina
Intervista al leader radicale

di MARCO BERTI

SOMMARIO: Sul referendum elettorale del 18 aprile: »Chi vota "no" vota per i partiti quali sono, vota per non cambiare ; Elezioni in Francia: »Alla vecchia sinistra succede la vecchia destra , Anche lì, come in Italia, i partiti hanno finito per corrompere se stessi e lo Stato; Governo dopo il referendum: »Occorre un governo forte politicamente , i governi istituzionali significano assenza di strategie; Il "no" della Dc nel referendum sulla droga: »sono ancora incredulo ... »Penso che si sia trattato di disinformazione .

(IL MESSAGGERO, 29 marzo 1993)

D. Un sondaggio di "Famiglia cristiana" pone la Lista Pannella al quarto posto fra le forze politiche nazionali, dopo Dc, Pds e Lega, nel caso si votasse ancora una volta con il sistema proporzionale. Onorevole Pannella è ancora convinto della bontà del sistema elettorale anglosassone e del "sì" al referendum di Segni?

R. "Più che mai. Non mi importa molto di portare in Parlamento in luogo dei sette deputati di adesso altri ottanta. Importa il paese, non il mio partito. L'ho concepito come strumento per arrivare ai due o tre nuovi partiti "americani", fondati sulla persona e non sull'ideologia, e per chiudere tutti gli attuali partiti. Dobbiamo voltare pagina, cambiare regime. E per il referendum elettorale del Senato occorre votare "sì". Chi vota "no", al di là delle chiacchiere, vota per i partiti quali sono, vota per non cambiare. Per cambiare, per cominciare a cambiare, occorre questo "sì". poi bisognerà difendere dagli imbrogli la vittoria. Pds, Psi e troppi altri sembrano dire anch'essi "sì", ma con la riserva mentale di usarci per non cambiare. L'uninominale a due turni con correzione proporzionale, sul quale Occhetto e Benvenuto si sono messi d'accordo, va nella stessa direzione del "no" di Craxi, Orlando, Fini, Cossiga e Ingrao. Ma con loro lo scontro comincia il 20 aprile. Per ora di sta insieme".

D. Quale lezione giunge dalle consultazioni in Francia, che prevedono, appunto, il doppio turno?

R. "In Francia alla vecchia sinistra succedde la vecchia destra. Sempre più vecchie, l'una e l'altra. E sempre meno riconoscibili fra di loro. Anche lì i partiti di tipo italiano, proporzionalistici, sono forti, dominanti. Hanno finito per corrompere se stessi e lo Stato. La destra, la sinistra, il Ps sono un assieme di cosche e sottocosche, di specialisti dei mercati boari dei due turni, sotto copertura ideologica. E tutto questo è sempre meno europeo, come in Italia. Lì, come qui, abbiamo partiti e dirigenti parastatali, incapaci sia di unirsi che di dividersi. Ma capaci solamente di raschiare il fondo della botte. In Italia questo sistema, peggiorato come lo vogliono Occhetto e Benvenuto, lascerebbe in vita l'essenziale del regime e la maggior pare delle cosche dei vari palazzi. Produrrebbe solo nuove scissioni, altro che nuove unità, mentre io voglio arrivare a due o tre partiti, con il "partito democratico", unito, al governo".

D. Come vede l'ipotesi di un governo del "sì" dopo il referendum? E chi dovrà fare le riforme, questo Parlamento o un altro?

R. "Sto cercando di ripetere, da settembre almeno (in realtà da più dieci anni) che sul piano del governo la priorità assoluta è quella economico-sociale e di riforma della pubblica amministrazione. Prima dell'intesa Pds-Psi annunciata nei giorni scorsi su un sistema elettorale papocchio che non cambierà i soggetti politici attuali, ma che li farà sopravvivere con un metodo diverso, avevo detto per tolleranza e buona volontà che una base delle formazioni del "sì" poteva anche essere opportuna e praticabile, anche se insufficiente. Ma adesso basta! Occorre un governo forte politicamente, non tanto numericamente, su un programma finalmente adeguato, ambiziosissimo, severissimo, che sconti conflitti sociali molto acuti e dolorosi. Noi dobbiamo tornare ad una manovra, costi quel che costi, di pari gravità, se non di pari natura, di quella dell'autunno scorso. Dobbiamo concertarla con la Banca mondiale, con la Cee, con gli Usa, con chi si vuole, fissando un termine anche temporale per il rientro nel sistema mo

netario e finanziario europeo. Governi "istituzionali", di "riforme costituzionali", eccetera... sono solamente espressione di una assoluta assenza di strategia, di un tirare a campare. Per il resto sono ferocemente contrario, come sempre, all'urnomania. Il Parlamento deve restare".

D. La direzione democristiana ha indicato "no" al referendum sulla droga. Pensa ancora che vincerà il "sì"?

R. "Sono ancora incredulo dinnanzi a questa decisione. Ho parlato con quasi tutti gli operatori, proibizionisti o antiproibizionisti che siano, specie quelli del mondo cattolico e sono con me, addolorati e increduli. Togliere il carcere per i semplici consumatori, magari di spinelli (non sono i più, ma pur sempre un paio di migliaia o, secondo altri poco meno di mille) e assicurare la libertà e il dovere di assistenza e di cura da parte dei medici, anziché porre al centro le cosiddette dosi medie giornaliere, e togliendo almeno una fetta di mercato, magari piccola, non so, alla mafia, mi sembra assolutamente corrispondere alle critiche che la stessa Dc faceva al Psi di Craxi... Penso che si sia trattato di disinformazione, di un dibattito troppo sommario. Mi auguro che anche la Dc passi alla "libertà di voto"...

D. E il partito radicale cosa sta facendo? Come si impegna di fronte al 18 aprile? Perché questo silenzio dopo la "bagarre" della 30mila iscrizioni?

R. "Il partito radicale sta continuando la sua straordinaria opera, unica al mondo purtroppo, volta a creare una forza politica e sociale, transpartitica e transnazionale, capace di salvaguardarci dalle catastrofi, dagli incubi che riguardano ciascuno di noi e il mondo intero: ecologiche, economiche, belliche, dal pericolo del sempre maggior potere della criminalità organizzata, dall'esplodere di disastri e di eccidi, di morte del diritto e del diritto alla vita. Nulla di tutto questo è purtroppo in causa il 18 aprile, mè il 36 maggio. Non lo è mè nell'azione del governo e della maggioranza, specie nella politica estera, nè purtroppo in quello delle opposizioni. Emma Bonino, Sergio Stanzani, Paolo Vigevano lavorano eroicamente, incredibilmente su questo fronte. Nelle migliori decisioni del Parlamento, e ve ne sono anche se neglette, sento d'altra parte l'influsso della presenza, liberissima e inorganizzata, di duecento parlamentari radicali. In via di Torre Argentina 76 si sta lavorando anche per inviare l

e 37 mila nuove tessere? Sembra nulla e invece... Per altro verso, e per ora, il movimento Club Pannella cerca di dare una mano al partito, sicchè non possiamo essere presenti come vorremmo per il resto. Ma chi, se non il partito radicale, si sta occupando dell'essenziale? Di politica? E' bene che ciascuno ci pensi e si iscriva. Trentamila erano un limite minimo di partenza, non un tetto da raggiungere".

D. La accusano di non essere più come una volta. Di "flirtare" con il vecchio e non con il nuovo. La prova, dicono i leghisti, è il suo appoggio al governo Amato, la sua non sintonia con le istanze giovanili.

R. "Il "vecchio", ieri trionfante e imperante, oggi è in rovina. Occorre vigilare che qualcosa si salvi, che non tutto venga coinvolto in questo disastro. Siamo stati quasi feroci, contro quel "vecchio", quando il 95 per cento degli italiani lo sosteneva, lo votava e noi eravamo disprezzati e irrisi da quasi tutti. Oggi possiamo essere lucidi, prudenti, saggi, lungimiranti: il crollo è in gran parte opera nostra. Ma dietro il crollo politico e istituzionale, ahimè, c'è quel disastro nazionale, sociale, economico, ambientale che la gente ha secondato, ha permesso, del quale ha illusoriamente profittato negli anni di vacche grasse. In quegli anni tutti quelli che ora votano Orlando o Bossi o Fini o Cossutta votavano per Andreotti o De Mita, Craxi o Malagodi e La Malfa, per Berlinguer o per Natta. Non certo per noi. Se siamo sopravvissuti non è certo per loro, ma per le contraddizioni all'interno del regime, per i galantuomini che per tolleranza attiva ogni tanto intervenivano e si impegnavano perché non foss

imo schiacciati, soppressi. Enzo Scotti, per esempio, è stato sempre uno di questi. Sono quindi oggi ancora più libero di dire che a L'Aquila, lo scorso autunno, c'è stata una stupida e inaccettabile retata contro la giunta regionale, all'opposizione della quale ci trovavamo e che oggi a Napoli stanno accadendo fatti di immensa portata positiva, poiché operano finalmente alcuni magistrati non "collaudatori" non corrotti o di regime ma, fino a prova contraria, capaci, onesti, coraggiosi e da sostenere contro i pericoli di ogni genere che rischiano. Quanto alle altre "accuse" non stanno in piedi. Abbiamo appoggiato del governo Amato, fra settembre e dicembre, misure impopolari ma finalmente non antipopolari, come erano invece i coautori "di sinistra" della bancarotta fraudolenta nazionale che pretendevano di presentarsi come verginelle innocenti, mentre si trattava spesso di vecchie baldracche sgangherate. Ora comunque occorre cambiare. leggo in un sondaggio di Panorama che sarei anche il politico più richies

to come presidente del Consiglio. Non sono d'accordo, anche se ringrazio. Ma questo è un altro discorso ancora".

 
Argomenti correlati:
intervista
referendum
francia
sistema elettorale
amato giuliano
stampa questo documento invia questa pagina per mail