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Del Buono Oreste, Serra Michele, Langer Alexander, Rasimelli Giampiero, Grassi Pina, Procacci Anna Maria, Sofri Adriano, Compagnone Luigi, Pinto Domenico, Lo Sardo Piero, Piperno Enzo, Petrovic Nadan, d'elia sergio, di lascia maria teresa, maiolo tiziana, ferro valeria, ingrao chiara, de benetti lino - 1 aprile 1993
(1) Un digiuno di solidarietà con le vittime nella ex Jugoslavia: perché e come

SOMMARIO: L'appello, sottoscritto da numerose personalità, per la promozione di un digiuno di solidarietà con tutte le vittime delle guerre di Stati, civili e per bande nella ex Jugoslavia. Prendendo atto che i promotori dell'iniziativa hanno opinioni e sentimenti diversi, si afferma che vi è invece un accordo generale »sulla necessità di una solidarietà che provi almeno ad avvicinarsi, simbolicamente e praticamente, all'eccezionalità della sofferenza umana e della devastazione civile che ci avvengono accanto . [Vedi anche la lettera di alcuni esponenti radicali ad Adriano Sofri - testo n. 5348 - e la replica di Adriano Sofri - testo n. 5349]

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Abbiamo deciso di cominciare un digiuno collettivo per testimoniare la nostra solidarietà con tutte le vittime delle guerre di Stati, civili e per bande nella ex Jugoslavia. Sappiamo che una vasta, varia, fattiva azione di solidarietà è condotta da tempo, con aiuti materiali, viaggi e contatti diretti, ospitalità, organizzazione di posti di accoglienza, offerta di strumenti di comunicazione: alcuni di noi ne partecipano com'è loro possibile. Tuttavia ci sembra giusto e utile che tutti, e anche chi non partecipa se non marginalmente di questa trama di aiuto civile concreto, mostrino di sapere che l'offesa alle persone e all'umanità compiuta nella ex Jugoslavia, la minaccia che pesa su regioni finora non toccate, e la lezione che viene a noi, in casa nostra, sulla fragilità preziosa della convivenza civile, hanno messo l'Europa democratica di fronte al più duro e vergognoso scacco dalla fine della guerra.

Abbiamo fiducia nella forza inerme di un digiuno: esso migliora chi lo compie, parla un linguaggio efficace e pulito agli altri, dispone alla condizione più favorevole per perseguire e applicare scelte giuste, a cominciare dal sostegno alle iniziative volontarie di solidarietà già attive, con qualunque ispirazione ideale o religiosa. Abbiamo probabilmente opinioni e sentimenti diversi, né ci siamo consultati su questo: alcuni di noi vorrebbero che la legittima presenza internazionale nelle regioni in guerra venisse dotata di un forza armata adeguata a imporre la pace e punire gli aggressori; altri sono contrari o diffidano di ogni impiego della forza armata. Altri pensano che le cose siano andate troppo oltre per giustificare queste divisioni, e che siano i fatti compiuti a imporre scelte che in passato avrebbero potuto e dovuto essere evitate. Ancora, alcuni di noi ritengono che vadano denunciate le diverse responsabilità nelle aggressioni, nei massacri e nelle violenze; altri pensano che la denuncia delle

responsabilità sia oziosa e rischi di essere strumentale. Ma siamo tutti d'accordo sulla necessità di una solidarietà che provi almeno ad avvicinarsi, simbolicamente e praticamente, all'eccezionalità della sofferenza umana e della devastazione civile che ci avvengono accanto.

Abbiamo per questo pensato di cominciare il digiuno il giorno 2 aprile, in coincidenza con l'apertura a Verona dell'incontro che vede la partecipazione di un numero ragguardevole di persone affezionate alla pace e alla convivenza, provenienti da tutte le regioni della ex Jugoslavia; abbiamo anche pensato di affidare alla presidenza di quell'incontro il nostro digiuno, perché ne faccia l'uso più giusto ed efficace, e gli attribuisca gli obiettivi pratici sui quali ci fosse l'accordo dei partecipanti. Poiché il colloquio veronese mira a convocare una conferenza rappresentativa dei più autorevoli esponenti di tutti i gruppi moderati dell'intera ex Jugoslavia, esso ci offre un'opportunità preziosa di offrire loro la nostra iniziativa solidale, come si offre una sottoscrizione o un aiuto materiale.

Per parte nostra intendiamo condurre il digiuno a termine, escludendo ogni oltranzismo, e lasciando a ogni aderente di stabilire e comunicare la durata della propria partecipazione (ci aspettiamo che ciascuno sia rigoroso con sé stesso: prendere sul serio il proprio digiuno aiuta molto a prendere sul serio il problema che si affronta); di unirci a quanti altri, con ispirazione autonoma e diversa, abbiano intrapreso iniziative simili; e di chiedere a tutte le persone di buona volontà di unirsi al digiuno a turno, in modo da assicurargli una lunga durata - che ne faccia un fuoco perennemente acceso, fino a che il martirio di quei paesi non sia arrestato - e una partecipazione collettiva così imponente da colpire e contagiare le coscienze.

Può sembrare che questa iniziativa sia intempestiva o debole di fronte al rumoroso prevalere di problemi drammatici nel nostro paese, come in altri dell'Europa occidentale: sembra a noi il contrario, che senza sottovalutare la gravità dei nostri guai e l'impegno serio ad affrontarli, sia tanto più necessario conservare il senso della misura delle ferite inflitte all'umanità, e anche il senso dello spirito migliore che da una più pronta e forte solidarietà può venire alle nostre proprie cose.

Ci proponiamo di informare dell'andamento del digiuno, e di raccogliere le adesioni e le notizie sulle iniziative parallele, attraverso l'Arcs-Arci a Roma al numero 3222205 - fax 3222317 (in particolare dalle 9 alle 13 risponderà Jacopo). Presso il Partito Radicale si può rivolgersi a Maria Teresa Di Lascia (06-689791).

HANNO GIA' ADERITO AL DIGIUNO

Oreste Del Buono; Michele Serra (direttore di 'Cuore');Alexander Langer (europarlamentare, copresidente del Verona Forum); Giampiero Rasimelli (presidente nazionale Arci); Pina Grassi e Anna Maria Procacci (senatrici verdi); Adriano Sofri (docente); Luigi Compagnone (scrittore); Mimmo Pinto (Presidente Arcs), Piero Lo Sardo, Enzo Piperno (ARCS); Nadan Petrovic (pacifista di Sarajevo); Gianni Sofri (docente, scrittore); Marco Boato, Chicco Crippa, Edo Ronchi, Gianfranco Bettin, Alfonso Pecoraro Scanio, Mauro Paissan, Stefano Apuzzo, Francesco Giuliari, Vito Leccese, Lino De Benetti (parlamentari verdi), Betty Di Prisco, Chiara Ingrao, Galileo Guidi (parlamentari Pds), Tiziana Maiolo (Rifondazione Comunista), Luca Fornari e Massimo Della Pelle (presidente e vicepresidente di Anagrumba); Giovanni Lolli (Direzione Pds); Franco Torreggiani (consigliere Pds Parma, direzione Arci); Tom Benettollo, Stefano Cristante, Rosanna Carpo, Francesco Scalco (Direzione Arcinova); Giorgio Albonetti (direttore editoriale); Nor

a Barbieri (produttrice televisiva); Stefano Magnabosco (Arci Solidarietà); Toni Capuozzo (inviato del Tg4 a Sarajevo); Domenico Cecchini (architetto); Stella Cecchini (insegnante); Paolo Cesari (giornalista); Ilaria Cjuti (giornalista); Sergio D'Elia (resp. giustizia-carcere del Partito radicale); Carlo Degli Esposti (produttore televisivo); Maria Teresa Di Lascia (Lega Internazionale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000); Lisa Foa (pubblicista, studiosa dei paesi dell'Est); Wlodek Goldkorn (giornalista), Mauro Martini (giornalista, studioso dell'est europeo); Mauro Manzoni e Alessandra Cipollina (bar Orient Express Roma); Fausta Orecchio (grafica); Loredana Susani (impiegata); Franco Travaglini (giornalista); Adachiara Zevi (docente), Valeria Ferro (direttrice del Centro D'Ascolto sull'informazione televisiva).

- Susara Carlo, operaio. 3 giorni a partire da sabato 4

- Adnan Kemura, ingegnere. Presidente del comitato dei cittadini per la solidarietà con la Bosnia) 2 giorni a partire da venerdì 2

 
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