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Matteucci Nicola - 2 aprile 1993
LETTERA A MARCO
Perché la riforma francese

di Nicola Matteucci

SOMMARIO: Rivolgendosi a Marco Pannella, sostenitore del sistema elettorale uninominale ad un turno, Nicola Matteucci contrappone le sue argomentazioni a favore del sistema uninominale a due turni. L'Italia non ha, come l'Inghilterra, un sistema bipartitico e quindi con l'uninominale secca risulterà quasi sempre vincitore un candidato con meno del 50% dei voti: sarà perciò scarsamente legittimato e subirà dure contestazioni da parte delle forze escluse. Il sistema francese è invece più adeguato per un sistema pluripartitico poiché costringe i partiti a delineare, nel secondo turno, due coalizioni alternative.

(IL GIORNALE, 2 aprile 1993)

Marco Pannella da tempi ormai remoti è stato un fermo e deciso sostenitore di un sistema elettorale come quello inglese, cioè del collegio uninominale con un solo turno.

Allora predicava nel deserto; ma, ora che la riforma elettorale sembra ormai vicina, quasi non ammette più discussioni su quella sua antica scelta e vede come il fumo negli occhi chi sostiene invece il doppio turno, cioè il sistema francese.

Questo, però, è un momento storico in cui non devono contare le fedi, ma la ragione; e nel dibattito bisogna contrapporre argomentazioni ad argomentazioni. Avanzerò ora le mie, che sinora non ho ancor trovato nell'attuale dibattito.

L'assioma da cui parte Pannella è che l'Inghilterra è la patria della libertà. Su questo si può facilmente convenire, ma io aggiungo che è impossibile imitare l'Inghilterra. Essa è la patria del costituzionalismo, ma non ha una Costituzione scritta, ne ha una consuetudinaria; il diritto non è interamente espresso dalla legge del Parlamento ed è vivissima ancora la "common law", una consuetudine giurisprudenziale. Insomma, il peso della tradizione, del passato è in Inghilterra fortissimo e fa parte del paesaggio politico inglese.

Inoltre il sistema bipartitico si formò in questo Paese nella seconda metà del Seicento, proprio dalle guerre di religione. I collegi uninominali sono un'eredità medievale e John Locke prima della Gloriosa Rivoluzione polemizzò per la loro irrazionalità, dato che in certi collegi poche persone mandavano alla Camera dei Comuni un deputato, mentre le grandi città non avevano un'adeguata rappresentanza. La lotta contro i borghi marci fu vinta solo nell'Ottocento.

Se vogliamo guardare all'Inghilterra, non dobbiamo imitare meccanicamente le sue istituzioni, ma prendere da lei il senso della storia. Noi siamo ammalati di un razionalismo astratto, illuministico, che crede di poter costruire istituzioni vitali a tavolino, senza tenere conto della realtà storica del nostro Paese. Una riforma elettorale deve essere certamente fatte nella direzione del collegio uninominale, conosciuto nell'Italia pre-fascista, ma l'attuale situazione ci impone il doppio turno.

Vediamo le ragioni.

L'Italia ha sempre avuto - come la Francia - un sistema pluripartitico. Vediamo ora Rifondazione comunista e il Movimento sociale alleati nella volontà di impedire il referendum anche a costo di avere elezioni anticipate. Sono minoranze sconfitte dalla storia, ma decise a tutto e capaci di fare politica (ignoro la Rete Perché sarà un fenomeno di breve durata, senza radici). Ebbene, col primo turno di dà a tutti i partiti la possibilità di esprimersi, anche se il vero protagonista, che deve conquistare i voti, rispondere a una duplice esigenza, e sulla prima dovrebbe riflettere Pannella. Il nostro Paese è abituato alla regola della maggioranza. Con l'uninominale secca, dato che si presenteranno numerosissimi candidati, risulterà vincitore quasi sempre un candidato con meno del 50 per cento dei voti. Agli occhi dei molti avrà meno legittimità e quindi consentirà continue contestazioni da parte delle forze fuori del sistema, che non accetteranno le nuove regole del gioco. Non bisogna avere un Parlamento con un

deficit di consenso. Gli inglesi - per antichissima tradizione - accettano tranquillamente che un partito, che ha il maggior numero di voti, perda le elezioni, purché conquisti la maggioranza dei collegi. In Italia questo non è possibile. La seconda esigenza è dovuta al fatto della frantumazione dei nostri partiti. Bisogna consentire loro una pausa di riflessione, una settimana, per cercare di delineare, sulla base dei risultati elettorali, due possibili coalizioni alternative in vista del governo. Ed è giusto che a questo punto le piccole minoranze isolate perdano e siano escluse dalla rappresentanza.

Oggi il collegio uninominale a doppio turno può essere vincente. Vi si oppone la Democrazia cristiana, che vorrebbe riservare una quota dei seggi ad una ripartizione proporzionale. Vi si oppone, per la ragione antitetica, Marco Pannella: ma vale la pena far saltare la possibilità di una buona riforma per una mera ostinazione?

Nicola Matteucci

 
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