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Menichini Stefano - 8 aprile 1993
Pannella, l'ultima speranza
di Stefano Menichini

SOMMARIO: Secondo l'autore Marco Pannella è l'uomo più adatto e meglio collocato per traghettare l'Italia da una repubblica all'altra. Il sistema morente si aggrappa all'eretico, a lui che unico »può appoggiare il governo Amato e intanto sfidare gli intoccabili magistrati a pagare il fio delle loro colpe storiche. Può ripristinare contro la sinistra nemica argomenti inverosimili e anacronistici ("stalinisti, settari"). Può rastrellare in meno di un mese tredici miliardi di lire per le casse di un partito anche formalmente estinto . »Una cosa però Pannella non è riuscito a fare, il miracolo extraterrestre: resuscitare i morti, restituire a Roma un sindaco e una giunta di zombie : »forse la macchina che s'è messa in moto è troppo veloce anche per gli autisti più spericolati ...»forse neanche chi pensa di poter uscire senza macchina e senza paura dalla prima repubblica può entrare gratis nella seconda .

(IL MANIFESTO, 8 aprile 1993)

Qualcuno lo vede fin d'ora ministro di grazia e giustizia del prossimo governo, quale che sia. Non lo stimano abbastanza. Marco Pannella avrà probabilmente un ruolo molto più importante, nel passaggio di regine del dopo 18 aprile. Altro che Amato bis, altro che Prodi o Mario Segni, altro che Occhetto: è lui l'uomo più adatto e meglio collocato per traghettare l'Italia da una repubblica all'altra.

Non è una boutade e nemmeno una polemica, ma un fatto di questi giorni: il sistema morente si aggrappa all'eretico, al disturbatore, al digiunatore, "frocio e drogato", all'uomo del bavaglio davanti ai teleschermi Rai, al senzadio e senzapartito. Guardano a lui peones democristiani, socialisti e socialdemocratici rimasti senza capi e senza voce, indegni di protestare per le ingiustizie che secondo loro vengono commesse dai magistrati. Si sottomettono alla sua guida ex potenti d'Italia come Claudio Martelli. Lo cercano e gli concedono spazio tv e giornali che prima lo ignoravano sprezzanti. Gli si riconosce la guida spirituale e politica del fronte vincente del momento, quello del Sì nei referendum elettorali. E in fondo deve tutto a lui, a cominciare dal posto al Quirinale, il presidente della repubblica che dovrà decidere sul governo.

Il suo passato gli spalanca le porte. Può tutto. Può appoggiare il governo Amato e intanto sfidare gli intoccabili magistrati a pagare il fio delle loro colpe storiche. Può ripristinare contro la sinistra nemica argomenti inverosimili e anacronistici ("stalinisti, settari"). Può rastrellare in meno di un mese tredici miliardi di lire per le casse di un partito anche formalmente estinto.

Una cosa però Pannella non è riuscito a fare, il miracolo extraterrestre: resuscitare i morti, restituire a Roma un sindaco e una giunta di zombie. A tal fine ha attinto a tutte le risorse della prima repubblica partitocratica, dai veti personali alle vecchie amicizie trasversali fino al tradimento del figlioccio Rutelli. Un uso frenetico del telefonino cellulare per evitare a distanza, tra un comizio per il Sì e un altro, che in giugno i romani potessero scegliersi - con le regole "nuove", col maggioritario, con l'elezione diretta! - un nuovo sindaco e una nuova giunta.

Non c'è riuscito neanche lui, tanta fatica per mettere in frigo un Findus più congelato di quanto Carraro non fosse già in natura. Niente male come aperitivo del nuovo sistema, potrebbe bastare per dire "No, grazie".

Ma questo può essere un segnale interessante per il futuro: forse la macchina che s'è messa in moto è troppo veloce anche per gli autisti più spericolati. Forse neanche chi pensa di poter uscire senza macchina e senza paura dalla prima repubblica può entrare gratis nella seconda: paghi il biglietto anche lei, onorevole Pannella.

 
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