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Ruffini Pietro, Taradash Marco - 21 aprile 1993
Senza garanzie
Marco Taradash spiega perchè ha votato contro la relazione di Violante. La giurisprudenza dei pentiti, le accuse a Carnevale e Andreotti.

di PIETRO RUFFINI

SOMMARIO: Le ragioni del voto contrario alla relazione di Luciano Violante, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia, del deputato della lista Pannella Marco Taradash. »Si è scaricato su alcuni singoli sottoposti a procedimento penale non ancora concluso, o mai processati, come Lima ad esempio, una responsabilità molto più strutturale, organica, all'intero sistema dei partiti che si sono legati alla mafia in Sicilia .

(L'OPINIONE, 21 aprile 1993)

"Oggi non abbiamo nessun quadro di riferimento di quelle che sono le reali implicazioni tra la mafia e la politica e neppure sulle ragioni di tali legami. Com'è possibile non andare a verificare i rapporti tra la partitocrazia e la mafia? Questa relazione è sufficientemente precisa fino al 1964 e poi si perde in un favoleggiare di massonerie per quel che riguarda la realtà odierna, con quello che invece abbiamo davanti di connivenze dei vertici politici del potere con l'economia criminale: questo è calare il velo di Maya sulla realtà". E' stata la prima dichiarazione di Marco Taradash, deputato antiproibizionista, uno dei tre commissari dell'antimafia a votare contro il documento papocchio voluto dal presidente pidiessino Violante e dalla sinistra Dc. Sentiamo cosa dice in questa intervista per "L'Opinione".

D. E' forse compito di una Commissione parlamentare quello di sostituirsi al giudice penale?

R. Ovviamente non può e nelle premesse della relazione questo c'è scritto. Dovrebbe essere fatta una valutazione esclusivamente politica, ma non mi sembra che questa distinzione sia stata mantenuta. Questo è negativo, ma non è l'aspetto principale del contrasto tra me e la relazione di Violante.

D. E allora perchè ha votato contro?

R. Perchè si è scaricato su alcuni singoli sottoposti a procedimento penale non ancora concluso, o mai processati, come Lima ad esempio, una responsabilità molto più strutturale, organica, all'intero sistema dei partiti che si sono legati alla mafia in Sicilia.

D. Come?

R. Usando ad esempio lo strumento dell'Assemblea regionale che mai è citata in quasi cento pagine di relazione. Così come a Milano gli stessi partiti si erano legati a determinati centri d'interesse economico e di potere e a Napoli alla camorra. In pratica c'è stata la ricerca disperata di una sorta di interfaccia criminale da parte dei partiti: dove l'hanno trovata l'hanno utilizzata, principalmente con scopi elettorali, e dove non c'era l'hanno creata.

D. Da dove è nata la polemica dei radicali con Violante a proposito delle affermazioni dei pentiti sul voto dei detenuti dell'Ucciardone?

R. Non parliamo di radicali, è bene precisare che non sono più organizzati politicamente, parliamo invece di Lista Pannella. La contrapposizione è politica: la relazione di Violante è servita solo a garantire la continuità di un sistema politico, che si aspetta di sopravvivere una volta depurato dai suoi legami con la mafia. Io invece sono convinto che questo sistema politico questi rapporti di tipo mafioso li produca. Violante resta all'interno di quel sistema consociativo che è quello che ha espresso il peggio che il sistema politico italiano poteva esprimere.

D. Come a dire che ha utilizzato la propria posizione per fare politica?

R. Meglio, come uno che attraverso la Commissione antimafia esprime la sua maniera di fare politica.

D. E come valuti l'atteggiamento della Dc? Alla fine ha ingoiato il rospo?

R. La Dc è maestra di gattopardismo. Io ho definito coloro che hanno votato questa relazione lupi, sciacalli e gattopardi, aggiungiamoci qualche distratto. Tutti uniti nella lotta alla mafia. Si tratta di una manovra di chi, per conservare il potere, è anche disposto ad accettare di autodenunciare le proprie compromissioni pur di realizzarne di nuove in futuro.

D. Ma chi sono i lupi e gli sciacalli?

R. I lupi sono coloro che sono animati da uno spirito di lotta alla mafia che salta le procedure democratiche e dello stato di diritto, gli sciacalli sono quelli che aspettano, attraverso la distruzione dei vecchi assetti di potere, di occupare i posti lasciati vacanti. I lupi, dopo aver vinto si trasformano in sciacalli.

D. Essere garantisti oggi è un reato?

R. Si, pare di sì. Significa per alcuni contrastare la lotta al crimine. Ma le garanzie sono sia per l'imputato si per la parte offesa. E' lo stato di diritto. Se è sostenuto dalla volontà politica è lo strumento migliore per la lotta alla criminalità organizzata. Il fine non giustifica i mezzi. Se non si sta attenti costantemente ai mezzi, alle procedure anche il fine si inquina.

D. Un esempio?

R. Mi sono molto indignato, non come scrive il "Corriere della Sera" perchè dagli allegati si scopre che il partito radicale ha sempre votato contro le leggi speciali antimafia, ma perchè si scopre che invece la Dc ha sempre votato a favore. Con l'esibizione di questo allegato gli è stato ricucito l'imene antimafioso, ecco perchè si sono messi d'accordo con Violante! Se tu ha difeso le garanzie costituzionali allora sei un alleato della mafia, sennò l'hai combattuta.

D. Come per il giudice Carnevale?

R. Appunto, il sillogismo è lo stesso. Prima ancora che venga inquisito per connivenze con la mafia già è colpevole. Io l'ho detto chiaramente in aula non lo difendo ma non accetto l'equazione garantismo uguale mafiosità.

D. Non ha la paura, ma forse dovrei dire la certezza, che certa stampa presenti il suo voto contrario come un "appoggio oggettivo a Cosa Nostra?"

R. Ci chiamavano radical-fascisti quando aprivamo un dialogo con i missini per tirarli fuori dal ghetto, ci hanno definito amici dei terroristi quando abbiamo fatto eleggere Toni Negri, non perchè lo credessimo innocente ma perchè ritenevamo pazzesco che si potesse stare cinque anni in galera in attesa del processo, oggi ci chiamano mafiosi perchè difendiamo con Carnevale lo stato di diritto.

D. Ma l'Italia oggi cos'è? Una Procura della Repubblica fondata sui pentiti?

R. In larga parte sì. I pentiti di Palermo sono personaggi che raccontano tutto ciò che sanno, ed è moltissimo, sull'ala militare di Cosa Nostra, e poi quello che hanno sentito dire, a braccio, rispetto a rapporti politici da cui erano sicuramente esclusi. Non hanno invece raccontato dei mille sacchi di Palermo e di tutta la Sicilia, non di una tangente, di un finanziamento, di niente, però sono diventati "il verbo" su cui si stendono gli ordini di custodia cautelare. Questo mi pare poco serio.

D. Esiste un problema della gestione di questi pentiti? Coma mei quando parlano di Leoluca Orlando a lui l'avviso di garanzia non gli arriva?

R. Aveva ragione Falcone quando denunciava per calunnia un pentito strumentalizzato (Pellegriti, ndr) e sconsigliava gli altri di addentrarsi per strade sconosciute. Il problema è distinguere tra quello che il collaboratore sa e quello che non sa, fra quello che gli viene fatto dire e quello che torna comodo. A Palermo siamo ancora molti distanti dall'esercitare questo tipo di controllo.

D. Che idea ti sei fatto sulle accuse ad Andreotti?

R. Che questi pentiti, o sono mezze calzette e non sanno nulla, o sono manovrati per dire quel poco che serve ad altri, forse un misto delle due cose. Di sicuro sanno poco o niente della sfera politico-finanziaria della mafia. Penso ad una strumentalizzazione. Non so se quell'avviso di garanzia fosse un atto dovuto, francamente penso che qualche indagine in più prima di spedirlo poteva essere fatta. Mi auguro che si arrivi presto al processo e che non prevalga la teoria che due pentiti che dicono la stessa cosa valgono doppio, perchè Tortora venne accusato da diciasette di loro ed è finita come è finita: si scoprì che erano stati organizzati.

D. Rapporti tra mafia e traffico di droga?

R. Stranamente se ne parla poco in questa relazione e solo su mia insistenza. E' stata un'altra delle ragioni che mi ha indotti a votare contro. Non si è voluto analizzare il fenomeno anche rispetto al ribaltamento di ruoli tra mafia e politica. Prima della droga ne era subordinata ai poteri, poi ha preso il sopravvento. E tutto per colpa della cieca scelta proibizionista che ha delle precise corresponsabilità: sono sempre più convinto che questa politica a livello mondiale sia stata decisa non solo per ragioni di convinzione ideologica ma anche per calcoli ed interessi ben precisi ed inconfessabili.

 
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