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Quaranta Guido - 9 maggio 1993
Ci mancava solo la Cosa Rosa
Il nuovo ressemblement di Pannella: un salvacondotto per tutti gli inquisiti?

Guido Quaranta

SOMMARIO: Nel dare conto dell'iniziativa di Marco Pannella per la costituzione di un "gruppo parlamentare democratico", il giornalista Guido Quaranta raccoglie le opinioni di alcuni parlamentari (Antonio Del Pennino, Claudio Martelli, Raffaele Costa, Antonio Patuelli, Gianni Ravaglia) facendo emergere il sospetto che questo gruppo possa raccogliere solo le adesioni dei parlamentari "inquisiti" e che che Pannella raccolga consensi solo perché è »l'unico leader in polemica con la magistratura, una sorta di Mastrolindo, capace di mondare tutti quei parlamentari amici che, insieme a qualche schizzo, hanno ricevuto un'autorizzazione a procedere .

(L'ESPRESSO, 9 maggio 1993)

E due. Ormai non passa giorno che l'onorevole Marco Pannella, capo del gruppo federalista europeo, non scriva lettere circolari indirizzate a Montecitorio e a Palazzo Madama: la prima (4 lunghissime pagine) porta la data di mercoledì 21 aprile: la seconda (solo 2 pagine), è stata recapitata lunedì 26. Mittenti? I mille colleghi della Camera e del Senato. Motivo? Un invito a costituire un nuovo gruppo parlamentare: del quale, naturalmente, si è dichiarato leader.

Il nome che ha prescelto è "gruppo parlamentare democratico". Gli obiettivi affidatigli sono tre: strenua difesa dell'attuale legislatura, rapido varo di una riforma elettorale anglosassone (conferma del risultato referendario per il Senato, sistema maggioritario a un turno per la Camera) e pieno appoggio ai governi decisi a liquidare il debito pubblico. Il suo augurio è che il gruppo preluda all'immediata costituzione di una forza laica, liberale e socialista. E la speranza è quella di lanciarla, nelle prossime elezioni politiche, contro la vecchia, residua partitocrazia.

Il progetto è stato ribattezzato "la Cosa Rosa": dal fiore che i radicali utilizzano per il loro simbolo. Fa il paio con altri due progetti, ugualmente ambiziosi, di cui nel Palazzo si discetta molto spesso: la "Cosa bianca", proposta dalla dc Rosy Bindi (il parto di un neo-partito cattolico) e la "Cosa nera", suggerita dal missino Gianfranco Fini (la creazione di una nuova grande Destra). E a parecchi piace.

Piace, per esempio, ad Antonio Del Pennino, uno dei primi parlamentari coinvolti nell'inchiesta Mani pulite e raggiunti da un avviso di garanzia: il deputato repubblicano dice di non aver ancora preso una decisione ufficiale ("Sono abituato a comunicare i miei propositi solo a cose fatte") ma fa intendere che Pannella è il suo astro nascente.

E' gradito all'ex sindaco di Milano Carlo Tognoli e al suo compagno Claudio Martelli, due esponenti socialisti anch'essi nei guai con la giustizia. Da alcuni giorni l'ex Guardasigilli sta addirittura pensando di fondare una giornale (chiamato, appunto, "i Democratici") per farne la palestra culturale di quel Movimento che Pannella ha intenzione di costituire: "Dobbiamo uscire dai vecchi partiti", sostiene, "e promuovere, come indica Marco, la Costituente di una nuova aggregazione".

Interessa, poi, il ministro Raffaele Costa, passato dalla Sanità ai Trasporti nel governo Ciampi, una delle facce pulite del Pli: "Non lo nego", dice Costa, "io guardo con molta simpatia a questa iniziativa di Marco". Seduce il suo amico Alfredo Biondi, vice-presidente della Camera, uscito di recente dal partito liberale di cui s'era disamorato. E, infine, piace pure a sei parlamentari dell'opposizione che, stufi di restarvi, hanno fatto sapere al leader federalista di essere pronti a seguirlo: in cambio gli hanno chiesto che, almeno per il momento, il loro nome resti riservato.

I motivi all'origine di questa gran passione per Marco sono molteplici. Alcuni non tollerano più i vincoli di partito ai quali sono stati sottoposti per anni e ritengono che l'adesione alla formazione trasversale ideata da Pannella diventi un atto politicamente liberatorio. Altri sono convinti che, dopo le elezioni dell'anno scorso e il recente voto referendario, i partiti tradizionali siano destinati fatalmente all'estinzione. E c'è infine chi considera Pannella, unico leader in polemica con la magistratura, una sorta di Mastrolindo, capace di mondare tutti quei parlamentari amici che, insieme a qualche schizzo, hanno ricevuto un'autorizzazione a procedere.

Ma è difficile stabilire quanti sono, finora, tutti i simpatizzanti pannelliani: le cifre fornite non collimano. Il deputato socialista Carlo D'Amato, per esempio, parla di una cinquantina di compagni di partito ("Buona parte del gruppo parlamentare della Camera") e, oltre al suo, fa i nomi di Laura Fincato, Bruno Landi, Rosa Filippini, Giuseppe Garesio, Giuseppe Demitry. Ma uno dei dirigenti del partito, Mauro Sanguineti, corregge: "Non esageriamo, si tratta solo di alcuni casi isolati".

Lunedì 26 il segretario del Pli Renato Altissimo si è pronunciato per lo scioglimento del suo gruppo parlamentare alla Camera (17 deputati), la creazione di un'Unione democratico-liberale e un'eventuale convergenza con altre forze laiche: tre segnali inequivocabili di filo-pannellismo. Ma l'indomani il vice-segretario del Partito, Antonio Patuelli, ha negato che tutti i liberali pensino di andarsene: "Marco va, soprattutto, a caccia di parlamentari inquisiti, che vivono nella paura; io, per esempio, non sono inquisito da nessuno, non temo proprio niente e resto orgogliosamente liberale".

Si dice che alcuni repubblicani delusi guardino con una certa curiosità alla nascita di un nuovo raggruppamento. Ma uno dei dirigenti del partito, l'onorevole Guglielmo Castagnetti, nega che finora ci sia stato qualche fuggiasco. Anzi, qualcuno, di fronte all'invito epistolare di Pannella, ha avuto un'immediata reazione di rigetto.

E il caso di un deputato repubblicano di Ravenna, Gianni Ravaglia. La mattina di martedì 27, appena è giunto a Montecitorio, ha trovato nella sua buca delle lettere una missiva firmata dal capo radicale e ne ha scorso le righe iniziali che dicevano: "Caro collega, ho deciso di puntare con convinzione, nell'attuale fase storica, sulla stabilità forte delle istituzioni, quale condizione opportuna..". Poi andando avanti, ha letto: "Non sono orbo di prospettive decorose, di ascolto, di funzioni e, men che mai, del peso di responsabilità che mi importino...". Quindi si è imbattuto nel seguente pensiero: "Non so se questo Parlamento voglia suicidarsi con l'alibi della fatalità del proprio assassinio...". A quel punto, frastornato dalla prosa un pò impervia, ha appallottolato busta e carta e ha buttato tutto in un cestino.

 
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