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Quaranta Guido - 23 maggio 1993
Indagati, a noi!
AMATO-COSSIGA-PANNELLA/I TIFOSI DI ETA BETA

Craxiani convertiti. Dissidenti liberali. Socialdemocratici in cerca di sistemazione. E un bel po' di parlamentari nei guai con la giustizia...

di Guido Quaranta

SOMMARIO: Facendo eco all'articolo sullo stesso tema del direttore dell'Espresso, Guido Quaranta indica i personaggi politici che sarebbe d'accordo con Giuliano Amato nella costituzione di una nuova aggregazione politica che dovrebbe realizzare un'intesa »tra quei socialisti, liberali, repubblicani e socialdemocratici che vogliono disfarsi della loro vecchia casacca, darsene una nuova, riconquistare l'opinione pubblica e proporsi come sinistra di governo . Tra questi, oltre a Pannella e Cossiga, quei repubblicani che detestano Giorgio La Malfa, alcuni "liberali sciolti" e parecchi "orfani di Bettino Craxi". Ma il grosso dei fans di Giuliano Amato - rivela Quaranta - »è costituito dai parlamentari d'ogni partito che hanno qualche guaio con la giustizia .

(L'ESPRESSO, 23 maggio 1993)

Ci mancava solo Eta Beta. Ma sì, Eta Beta, una delle tante creature di Walt Disney, quella che si nutre di naftalina, con un fisico apparentemente fragile, il cervello pieno di idee e con una soluzione, in tasca, per ogni problema. Sino a qualche tempo fa era solo un personaggio dei fumetti, gradito ai piccoli e grandi lettori di "Topolino"; adesso quel pupazzo è diventato un'ipotesi politica.

Di recente, infatti, l'ex presidente socialista del Consiglio Giuliano Amato ne ha parlato come di una novità destinata a contare negli scenari prossimi venturi: un'altra, ennesima "Cosa", ambiziosa come la rigenerazione della Democrazia cristiana vagheggiata da Rosy Bindi, la nascita di una Destra pulita evocata dal ministro Raffaele Costa o l'Alleanza democratica tentata da Ferdinando Adornato, Enzo Bianco e Willer Bordon.

Interpellato dalla "Stampa", l'onorevole Amato ha decretato che i partiti tradizionali - pieni di "comitati regionali, leaderini locali e federazioni provinciali" - sono ormai dei vecchi, inutili e dispendiosi "bestioni". Come sostituirli? Semplice: con un partito snello, dotato di sensori vigili ("la scienza, la stampa, la Doxa, i gruppi di riferimento), pronto a captare informazioni sui bisogni della gente, in grado di sfornare risposte che li soddisfino e con un gran cuore che batte per il "riformismo democratico". Qualcosa di simile, appunto, all'extraterrestre Eta Beta: reso più umano, però, dagli ideali che Giuliano Amato vorrebbe attribuirgli.

L'ipotesi elaborata dall'ex premier socialista ricorda quella di moda negli anni Ottanta, passata alla storia col nome di "Lib-lab" (perchè destinata a creare un'alleanza tra liberali e socialisti), ma finita poi ingloriosamente: infatti l'ex capo del governo prefigura un'intesa tra quei socialisti, liberali, repubblicani e socialdemocratici che vogliono disfarsi della loro vecchia casacca, darsene una nuova, riconquistare l'opinione pubblica e proporsi come sinistra di governo.

Il progetto, appena vaticinato, sembra già attrarre l'attenzione di tre personaggi di spicco: l'onnipresente radicale Marco Pannella, disposto a strizzare l'occhio a qualsiasi pseudo-novità; il redivivo senatore a vita Francesco Cossiga, pronto a rilanciare con chiunque il suo presidenzialismo; l'appartato socialista Claudio Martelli, deciso a riciclarsi. E, da qualche giorno, nei corridoi della Camera o del Senato non si parla che di Eta Beta, di sensori, di Doxa, di gruppi di riferimento, di bisogni della gente.

Ma chi sono i parlamentari che hanno cominciato a discettarne, partecipando anche ad alcuni incontri informali?

Tanto per cominciare ci sono alcuni repubblicani riottosi. Si tratta di coloro che detestano il leader del partito Giorgio La Malfa, il segretario reggente Giorgio Bogi e la simpatia che entrambi nutrono per i "Popolari" di Mario Segni: tra essi troneggiano Guglielmo Castagnetti, Oscar Mammì, Stefano Passigli e Gaetano Gorgoni. "Se i nostri dirigenti vogliono allearsi con Mariotto", dice l'onorevole Stelio De Carolis, "si accomodino. La politica da salotto non mi piace. Amato è meglio". "Cerchino pure una sede ai Parioli. Noi, per ora, restiamo repubblicani, poi si vedrà", incalza il suo collega Francesco Nucara. E qualche loro amico preannuncia una prima manifestazione pro-Amato a Roma subito dopo le "amministrative" di giugno e l'adesione al suo progetto prima delle "politiche" previste per la primavera ventura.

Poi c'è qualche liberale sciolto o in carriera: dal vicepresidente della Camera Alfredo Biondi al sottosegretario Antonio Patuelli. E c'è l'onorevole Savino Melillo: secondo lui, Eta Beta "sarà forse un termine astruso, ma Giuliano Amato è una garanzia per i liberal di tutti i partiti, Pds compreso". "Non mi stupirei", aggiunge, "se il direttore dell' "Unità" Walter Veltroni condividesse, come me, le idee dell'ex presidente".

Eta Beta piace anche a diversi socialdemocratici inquieti. L'onorevole Antonio Bruno, per esempio, ne parla come di un'alternativa seria ai vecchi partiti: "Basta", strilla, "con i nostri dirigenti che hanno portato il partito e il Paese allo sfascio. Io, con Amato, ci sto". E il suo compagno Dino Madaudo si dice convinto che un'alleanza tra laici e socialisti rappresenterebbe la "via 'uscita" per la crisi politica del Paese.

La prospettiva tracciata da Giuliano Amato è apprezzata pure da parecchi socialisti orfani di Bettino Craxi e tutti ostili al nuovo corso del loro partito. L'ex sottosegretario Domenico Susi spiega: "Da quando Giorgio Benvenuto ha sostituito Bettino siamo scomparsi dalle prime pagine dei giornali, contiamo sempre meno e, per di più, corriamo il rischio di diventare succubi del Pds di Achille Occhetto. Amato, viceversa, è l'ultima spiaggia del socialismo democratico". Analoghe sono le considerazioni di Umberto Del Basso De Caro, avvocato difensore di Craxi, e Rosa Filippini, un'ex Verde convertitasi tempo fa al socialismo craxiano e ora a caccia di un altro profeta.

Ma il grosso dei fans di Giuliano Amato è costituito dai parlamentari d'ogni partito che hanno qualche guaio con la giustizia: tutti, infatti, si dicono prontissimi a seguirlo. Il socialista Carlo Tognoli ritiene che solo "Eta Beta potrebbe far uscire i socialisti dalla merda". L'ex ministro liberale Francesco De Lorenzo sostiene che Eta Beta è "un'intuizione felice, non un pasticcio come il Movimento di Segni". Persino il pidiessino Luigi Mombelli rimarca: "Giuliano è molto meglio di Mariotto. Se non altro perchè viene da sinistra; l'altro era, e sarà sempre, democristiano".

E i critici, cosa dicono?

Un deputato del Pds, Carmine Nardone, osserva che Eta Beta è, semplicemente, "una sigla nuova per riciclare il vecchio ceto politico". Il suo collega Gianni Ravaglia, repubblicano con simpatie per Alleanza Democratica, è più esplicito: "Amato, Lib-lab, riformismo democratico: tutte cazzate". E il socialista Mauro Sanguinetti, uno dei collaboratori del segretario del Psi Benvenuto, ridacchia: "Il progetto di Amato può interessare solo quelli che hanno ricevuto, o temono di ricevere un'autorizzazione a procedere dalla magistratura. Per gli uni e per gli altri Eta Beta rappresenta un ben rifugio, anzi un conto protezione".

Questo è il neo più vistoso che molti vedono nel costituendo partito dell'Eta Beta. Infatti mercoledì 17 alcuni parlamentari del Psi, invitati a una riunione indetta a palazzo Raggi per discuterne, si sono subito defilati perchè, invece dell'onorevole Amato, vi hanno trovato diversi colleghi in odor di Tangentopoli: "Ho visto Paolo Pillitteri, Salvo Andò e non so quanti altri compagni", confessa la deputata Roberta Breda.

"Troppi inquisiti, per i miei gusti".

 
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