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Silipo Raffaella, Pannella Marco - 30 maggio 1993
"PRONTO A NUOVE LOTTE CONTRO I PROIBIZIONISTI"
Pannella e la sentenza tedesca sull'aborto

Intervista di Raffaella Silipo a Marco Pannella

SOMMARIO: Intervistato sulla sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha riportato nell'illegalità l'aborto, Marco Pannella dichiara che bisogna tornare a difendere quella concenzione della civiltà che non demanda allo Stato la risoluzione delle grandi questioni morali, lasciando questo compito alla responsabilità sociale e individuale. Quando si pretende di proibire un fenomeno o flagello sociale se ne perde il controllo, si moltiplicano i casi di violazione del divieto. Il proibizionismo, l'illusione che "Cesare abbia virtù salvifiche" è il fascismo d'oggi. Critica infine il "revisionismo" della sinistra italiana in materia d'aborto: nella sinistra c'è gente »che non ha "fatto" la battaglia, ha solo dato la sua passiva acquiescenza. La sinistra italiana è autoritaria e permissivista .

(LA STAMPA, 30 maggio 1993)

ROMA. "Tutti i proibizionisti vanno a braccetto, e la lotta non è mai finita". Marco Pannella, leader di tante battaglie libertarie, colui che ha portato in Italia divorzio e aborto, commenta così la decisione della Corte Costituzionale in Germania per cui l'interruzione di gravidanza torna illegale, sebbene resti non punibile. Un'involuzione di tendenza, quella tedesca, che non a caso arriva appena una settimana dopo il divieto di asilo agli stranieri. E che ha i suoi paladini anche in Italia. Spira aria di "revisionismo", insomma, e Pannella vive il momento "più con dolore che con fastidio. Non sono sorpreso, per carità, non ho mai ritenuto che fossero problemi chiusi. Il fatto è che nella memoria storica del Paese sono state cancellate le ragioni di tante lotte, a giudicare dai discorsi di molti che pure ci appoggiavano, come Giorgio Benvenuto o Giuliano Amato. E' come se si fossero tagliate le radici della conoscenza su diritti acquisiti, sul come e perché lo furono. Restano solo i rami, e rischiano di s

eccare".

D. Quali radici bisogna tornare a difendere?

R. "Io vedo il confronto fra due diverse civiltà: l'una ha demandato allo Stato la risoluzione delle grandi questioni morali,l'altra, quella in cui credo, vuole lasciare questo compito alla società, quindi, alla responsabilità sociale e individuale".

D. In questo quadro, come giudica la decisione della Corte Costituzionale tedesca?

R. "E' una trita illusione: si criminalizza la persona, anche se non la si imprigiona materialmente. La si condanna alla clandestinità della sofferenza, all'atomizzazione della responsabilità. Non le si riconosce dignità di sapere decidere da sola della sua vita. L'aborto è un problema grave e doloroso. Ma non serve a nulla criminizzarlo.

D. Lo Stato non dovrebbe intervenire in campo morale?

R. Certo. Nella concreta realtà del diritto positivo, quando si vieta un qualsiasi grande fenomeno o flagello sociale, se ne perde il controllo. La storia, la natura, o Dio, hanno conferito alla donna potere e responsabilità sulla sua maternità. Se Cesare pretende di trovare scorciatoie, pur con nobilissime intenzioni, e moltiplica i "verboten", l'unica cosa che ottiene è moltiplicare i casi di violazione, di disperazione, di mercato clandestino".

D. Il primo nemico resta il proibizionismo?

R. "Sì. E' il fascismo di oggi, il proibizionismo. E' l'illusione che Cesare abbia virtù salvifiche, l'inseguire uno statalismo cieco e folle. Basti vedere il caso della pena di morte, o della droga: da quando il mondo moderno l'ha proibita, si sono moltiplicati i Paesi produttori e la criminalità. Non solo: non è mica un caso se in Olanda i tossicodipendenti con l'Aids sono il 9% e in Italia il 60%. Per forza, con il nostro sistema sono costretti a usare una siringa in dieci. Si torna alla legge della giungla".

D. Ma se Cesare si astiene, non si torna comunque alla giungla?

R. Lo Stato deve intervenire. Regolamentando, controllando, dando alternative. Qualsiasi legge è meglio di nessuna legge, o di meri divieti. Ma alla legge spetta fissare i diritti, non imporre i doveri, che sono compito delle moralità sociali e della coscienza individuale. E' un errore demonizzare la libertà. E Cesare non può salvarci dai nostri demoni".

D. La legge italiana sull'aborto lascia libertà alle persone?

R. "No, la 194 è una pessima legge, non è un mistero per nessuno. E' pessima perché è ipocrita, nasce da un compromesso democristiano e comunista, come tutte le leggi del dopoguerra. E' pessima perché è riformatrice nel contenuto, e controriformatrice nella lettera. E' pessima perché nega ogni libertà e responsabilità alla donna: chi decide è un medico, in qualità di pubblico ufficiale dello Stato. E per permettere alla donna di abortire, deve ogni volta fare una dichiarazione falsa".

D. E' una legge che dà troppo potere allo Stato?

R. Esatto. Come per la droga, dove addirittura il medico pubblico ufficiale doveva trasformarsi in delatore, distruggendo il suo rapporto con il paziente. Ma comunque la 194 è meglio che niente".

D. Come mai il revisionismo oggi è soprattutto di sinistra?

R. Perché soprattutto nella sinistra c'era gente che non ha "fatto" la battaglia, ha solo dato la sua passiva acquiescenza. La sinistra italiana è autoritaria e permissivista: non è responsabile, propositiva, non crede nella forza delle regole. Non a caso Benvenuto, per esempio, è anche un muccioliano".

D. Eppure allora votarono per lei. Che cosa è cambiato?

R. "Votarono per me, ma erano indifferenti o conformisti. Io mi sento assai più vicino alla Chiesa che ha lottato, con mezzi diversi ma con la stessa quantità di fede, passione e amore per la vita, di quanto abbiamo fatto noi. Siamo uniti dallo scontro: per entrambi una cosa è concepire, un'altra procreare. D'altronde lo diceva già nel 1977 Baget Bozzo. "Il Partito radicale è uno stimolo per la Chiesa, perché impone la luce sui problemi di cui lei dovrebbe tradizionalmente occuparsi". Quello che non accetto, dei cattolici, è la chiusura verso i mezzi di prevenzione: perché oggi c'è un metodo molto semplice per combattere l'aborto. L'informazione sulla contraccezione. E' possibilissimo ridurre le gravidanze indesiderate a pochi casi marginali, percentuali a una sola cifra".

D. Lei scenderebbe nuovamente in campo?

R. "Subito, anche se oggi come oggi ci sono altre priorità. Ma tutti i proibizionismi si tengono, lo ripeto, e la libertà individuale e la concezione laica del diritto sono assediate da ogni parte. Sono dispostissimo a lottare ancora. E sono anche sicuro che vinceremmo: con un referendum otterremmo il 90%. Come allora, voterebbero per noi le mamme, le nonne, coloro che soffrono sulla loro pelle il problema dell'aborto".

D. In questo momento lei si sente uno sconfitto?

R. "No, ma la malinconia è inevitabile. I fantasmi, i mostri del secolo che si credevano battuti, tornano trionfanti. Sarajevo e Varsavia, l'Europa è quella, infame degli Anni 30. Mollare non è possibile".

 
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