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Hristov Georgi, Bonino Emma - 5 luglio 1993
OCCORRE SUBITO DARE L'"ASSALTO" ALLA TORRE D'AVORIO DELLA CEE
intervista di Georgi Hristov ad Emma Bonino

SOMMARIO: Emma Bonino risponde alle domande di una intervista in presentazione dell'Assemblea dei parlamentari e del Consiglio generale del Partito Radicale a Sofia (Bulgaria). Riepiloga la storia del partito dalle origini alla trasformazione in forza transnazionale, dà il suo giudizio sulla situazione nell'Europa Centrale e orientale, espone la posizione del Partito sul conflitto bosniaco e sulla crisi che investe l'Europa dopo Maastricht, indica in Sofia la capitale ideale per l'Assemblea, in quanto Sofia è "al centro dei Balcani," non solo geograficamente.

("DUMA", 5 luglio 1993 - organo del Partito socialista bulgaro).

La presidente del Partito radicale transnazionale Emma BONINO davanti a "Duma".

Nei prossimi giorni si terranno a Sofia l'Assemblea dei parlamentari e il Consiglio generale del Partito radicale transnazionale. Il suo presidente e' la deputata al parlamento italiano Emma Bonino, uno degli iniziatori del manifesto dei premi Nobel contro la fame e per lo sviluppo. E' eurodeputata e si impegna attivamente per il disarmo e contro lo sterminio per fame nel mondo. Emma Bonino ha gentilmente risposto alle domande del nostro giornale.

1. Potrebbe dirci qualcosa del partito di cui e' Segretario generale? Quando e' stato fondato, quali sono i principali obiettivi che si propone?

Il Partito radicale fu fondato nel 1955, come partito della intransigente opposizione alla Democrazia Cristiana, che era in Italia (in conseguenza anche della guerra fredda) il partito egemone, legato al potere clericale e al Vaticano. Da allora però molto è cambiato. Da partito "borghese", il partito radicale è diventato, con le sue concrete battaglie, un partito in difesa dei ceti, della gente che il sistema partitocratico, fattosi sempre più arrogante, dimenticava e rigettava ai suoi margini. Ad esempio, i "fuorilegge del matrimonio", la gente che non poteva divorziare e rifarsi una vita a causa delle leggi vigenti. Il partito comunista (di Togliatti e di Berlinguer) che spingeva per l'accordo con la Democrazia Cristiana boicottò fino al possibile l'introduzione della nostra legge sul divorzio: non voleva inimicarsi la Chiesa cattolica...

Ci siamo poi battuti per dare un trattamento più umano e dignitoso ai pensionati "sociali", abbandonati da tutti perché non portavano voti... E potrei ricordare ancora, anche se non amo questi elenchi, il voto ai diciottenni, i miglioramenti nelle condizioni di vita dei carcerati, la lotta alle leggi più antiliberali, repressive. Voglio invece assolutamento ricordare che abbiamo introdotto in Italia quei "referendum" che hanno consentito alla fine di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, oltreché una quantità di leggi ingiuste.

Sul piano internazionale, la battaglia per alleviare le condizioni di vita dei diseredati del terzo e quarto mondo, che ha portato a fare approvare al parlamento italiano l'aumento negli stanziamenti ai paesi in via di sviluppo, ci ha proiettati verso la creazione di un Partito transnazionale, capace di affrontare i temi del nostro tempo, quelli ambientali come quelli della convivenza etnica o del rafforzamento del ruolo dell'ONU perché finalmente divenga un grande foro di giustizia, davvero democratico, cui i popoli di tutto il mondo possano guardare con fiducia. Nel partito transnazionale gli italiani sono una minoranza: la grande maggioranza è composta di cittadini dei paesi dell'Est!

2. Come vede la situazione nell'Europa Centrale e Orientale nell'attuale transizione post-totalitaria? Condivide l'opinione che questa regione dell'Europa si sta recomunisticizzando?

La situazione dell'Europa orientale, che in particolare ci interessa, sembra aperta a tutti i possibili sviluppi: terribilmente negativi (fino ad un riemergere, magari solo temporaneo e fragile, di nostalgie comuniste), ma anche straordinariamente positivi. Questi paesi, dalla Cecoslovacchia alla Bulgaria alla Romania, possono diventare, se lo vorranno, modelli ed esempio della transizione da regimi totalitari e da condizioni di ritardo nello sviluppo in paesi-guida nella realizzazione di forme nuove di convivenza e di crescita non solo economica e sociale ma anche culturale. Se sapranno imboccare questa strada, i vostri paesi diverranno un esempio anche per l'Europa occidentale dove, tra un benessere troppo consumista e una mancanza di responsabilità che sfiora l'incoscienza, molti valori della democrazia si sono gravemente degradati.

I paesi dell'Europa orientale sono ricchi di una complessa, splendida tradizione fatta di diversità e varietà di valori, e possono attrarre l'occidente su molti piani; le vostre potenzialità economiche sono ancora inesplorate, così come le peculiarità della conformazione geografica ed ecologica: basti pensare alla meravigliosa realtà del Danubio, che può divenire - se sfruttato solidarmente e intelligentemente, in collegamento con la rete fluviale del Reno e il sistema delle acque continentali europee - un enorme laboratorio per lo sviluppo dei traffici e della cultura. Se i popoli rivieraschi del Danubio lo vorranno, saranno il modello-sfida per la troppo opulenta, sorda ed egoistica Europa.

3. Qual'e' la sua posizione sul conflitto in corso in Bosnia?

La Bosnia, o meglio l'ex Jugoslavia nella sua complessità e totalità, costituisce l'esempio drammatico di ciò che non doveva mai accadere e che può invece diventare la miccia che farà esplodere tutti i Balcani. Io credo che le vostra classi dirigenti più moderne e avanzate dovranno stare attente a cosa decideranno su questi problemi. Se saranno ascoltate le voci del passato, dell'odio, della violenza, tutti i Balcani saranno a rischio: l'esempio di Ceausescu è vicino e fresco ancora.

La soluzione violenta - ripeto, violenta - della "pulizia etnica" rimette in gioco e restituisce dignità persino ad Hitler, con l'Alsazia Lorena, i Sudeti, l'Anschluss austriaco e magari con l'Olocausto degli ebrei, che non fu altro che una applicazione del principio della purezza etnica, la purezza degli ariani.

Oggi, i problemi derivanti dalle diversità culturali e linguistiche possono essere affrontati con l'impiego anche delle moderne tecnologie linguistiche e non dovrebbero più creare situazioni impossibili a risolvere. Ma sopratutto, per quanto mi riguarda, io rivolgo un appello ai popoli balcanici perché non disperdano la splendida tradizione multiculturale che ne fa un unicum in Europa, direi la prefigurazione di quella Europa delle Regioni che è tra gli obiettivi della CEE ma che questa non riesce a sviluppare.

4. Come commenterebbe l'attuale crisi della Comunita' Europea e come valuterebbe gli accordi di Maastricht?

Gli accordi di Maastricht sono stati il monumento all'ipocrisia delle cancellerie europee. Tali accordi offrivano poco di positivo e moltissimo di negativo, ai popoli europei che dovevano e devono affrontare i problemi forse più difficili della loro storia di questo secolo: come gestire lo sviluppo economico ma anche culturale, civile e democratico, evitando le scorciatoie delle guerre e delle guerre civili che li ridurrebbero inevitabilmente al sottosviluppo, dietro alle superpotenze degli Stati Uniti e del Giappone protese a dominare sul resto del mondo. Capisco che per chi ha vissuto in una situazione di forzata povertà come voi sotto il totalitarismo, l'arrivo dei gadget giapponesi, della Coca Cola e dell'automobile possa sembrare molto. Ma io penso che ci sia molto ma molto di più da guadagnare col rafforzamento comune, armonico ed integrato delle società europee, che sono potenzialmente assai più avanzate delle concorrenti. In questa prospettiva occorrerà subito dare l'"assalto", pacifico e nonviolento

, alla torre d'avorio della CEE, per renderla adeguata a queste prospettive. Ma questo sarà possibile solo se i vostri paesi ci staranno: sono divenuti, ormai, compagni di viaggio indispensabili.

5. Perche' avete scelto proprio la Bulgaria per convocare l'Assemblea dei parlamentari iscritti al PRT ed il Consiglio generale?

La risposta è semplice: Sofia è al centro dei Balcani: centro geografico, ma anche politico, penso, rispetto alle crisi ceco-slovacche, jugoslave, ecc. E non è Sofia una delle grandi capitali storiche della civiltà slava e ortodossa? Sarà assai importante, per noi e per voi credo, vedere a confronto - ma questa volta positivo, pacifico, costruttivo - le onde di tanti mari.

 
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