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Tasheva Raina, Boselli Michele - 15 luglio 1993
SUL PALCOSCENICO POLITICO: IL MIRACOLO ITALIANO
Quale soggetto politico sia il Partito radicale transnazionale, racconta il sig. Michele Boselli, coordinatore per la Bulgaria.

SOMMARIO: Michele Boselli, coordinatore del Partito radicale transnazionale in Bulgaria, illustra le caratteristiche del partito. Nella prima puntata, Boselli ripercorre la storia del partito dalle sue origini fino alle grandi battaglie referendarie per i diritti civili. Nella seconda, narra le vicende che hanno portato i radicali a trasformare il partito, fino allora attivo per lo più in Italia, in un partito transnazionale operante anche nell'Europa centro-orientale. La trasformazione, avviata già con la campagna contro lo sterminio per fame nel mondo, si è rivelata assai costosa, e il partito ha dovuto affrontare una grossa campagna di iscrizioni in Italia al fine di raccogliere i fondi necessari per la sua sopravvivenza. Nella terza puntata, Boselli illustra le caratteristiche della prossima Assemblea di Sofia e i temi che essa dovrà affrontare, con particolare attenzione per quelli che riguardano l'Europa Orientale, i Balcani.

[Articolo pubblicato in tre numeri successivi del luglio 1993 del settimanale regionale "Dobrudzhanska tribuna" (="Tribuna della Dobrugia") e firmato da Raina Tasheva]

--- (prima puntata)

Per spiegare meglio le caratteristiche del Partito radicale ed il suo carattere transpartitico, dovrei fare un breve percorso storico, partendo dal dove e quando si è costituita questa formazione politica e passando per la sua evoluzione posteriore, per arrivare al suo stato attuale.

Il Partito radicale nacque in Italia nel 1955 dalla scissione del Partito liberale e l'uscita della sua ala sinistra. Uno dei co-fondatori è l'attuale leader del partito, Marco Pannella. Questo fatto trova fino ad un certo punto una spiegazione nella situazione creata in Italia nel dopoguerra, dopo 20 anni di dittatura fascista. Nell'immediato dopoguerra infatti si stabilì un modello bipolare nella vita politica. Da un lato c'era la Democrazia cristiana, dall'altro lato il Partito comunista italiano. Erano questi i due più grossi e più forti partiti nel paese. Ai due poli si trovavano due partiti ideologici, due partiti chiesa. Mancava un soggetto politico laico. In questo senso il Partito radicale può essere considerato l'erede del Partito d'azione, che ha partecipato attivamente nella resistenza, ma nel dopoguerra si è perso come partito a causa del modello bipolare.

Dopo diverse vicissitudini nella sua storia, negli anni '60 il Partito, promosso dall'attuale leader Marco Pannella, divenne gradualmente il partito dei diritti umani e civili. Questa caratteristica del Partito radicale gli ha portato molti successi e popolarità. Per fare alcuni esempi, il partito ha rivendicato il diritto all'obiezione di coscienza, il diritto al voto dei diciottenni. Un'altra battaglia, portata avanti con successo, fu la battaglia per il divorzio. Sin dal 1966 fu promossa questa campagna nel nostro paese cattolico, dove sembrava impensabile raggiungere questo fine. La vittoria è stata conseguita nel 1974 con il referendum, i cui risultati hanno confermato la volontà della gente. E' così fu legalizzato il divorzio in Italia.

Nella battaglia per più diritti civili il Partito radicale ricorre frequentemente allo strumento del referendum. Sempre negli anni '70 abbiamo portato avanti la battaglia per la legalizzazione e la regolamentazione dell'aborto, che era vietato, clandestino e causava molte vittime. Nel 1986 abbiamo fatto il referendum per la chiusura delle centrali nucleari in Italia, ed è stato un'altro nostro successo.

Inoltre il Partito radicale fu il primo nel paese a preoccuparsi dei problemi ecologici, che più tardi furono ripresi dai "Verdi". Direi che questa serie di referendum, di cui siamo stati i promotori, è culminata negli ultimi referendum dell'aprile scorso per la soppressione del sistema elettorale proporzionale e per l'introduzione del maggioritario uninominale. Secondo noi il sistema maggioritario è lo strumento per combattere la partitocrazia, l'onnipotenza dei partiti. Parallelamente a questo referendum ne abbiamo fatto un'altro per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che ha alimentato una corruzione colossale in Italia. In questa situazione il Partito radicale è rimasto assolutamente puro perché si è sempre autofinanziato, sin dall'inizio, ha sempre vissuto dai soli contributi degli iscritti.

Parallelamente alla politica dei referendum, della democrazia diretta, il Partito radicale ha portato avanti le sue battaglie nelle istituzioni. Nel 1976 ha mandato quattro deputati al parlamento. Tre anni dopo sono stati eletti 18 deputati del PR. Questa crescente fiducia risultava dall'alleanza, dal compromesso politico tra la Democrazia cristiana ed il Partito comunista italiano. I comunisti, parendo stare all'opposizione, praticamente appoggiavano i democristiani. Con il voto dei comunisti è stato approvato circa l'80% delle leggi in parlamento. Per l'assenza di una vera opposizione, una buona parte degli elettori si orientarono verso il PR nelle elezioni del 1979.

--- (seconda puntata)

Questi aspetti positivi non ci hanno impedito di fare un'analisi critica: il partito si rendeva conto che con il suo 3,5% non poteva fare gran che e rischiava di non giustificare le speranza delle persone che avevano dato il loro voto. Allora il PR decise di proporre agli elettori nelle successive elezioni del 1982 di non votare per nessun partito, neanche per il Partito radicale. Questo è stato un atto di denuncia dell'assenza di una vera democrazia, denuncia della partitocrazia che sopprimeva le vere regole democratiche.

Tra il 1979 ed il 1982 fu avviata una delle più grandi campagne del Partito radicale - la battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo. Fu una vasta campagna anche a livello istituzionale. Centinaia di Premi Nobel firmarono un appello ai governi, richiedendo l'assegnazione di mezzi finanziari dal PNL per combattere lo sterminio per fame, in particolare nel terzo mondo. Molti radicali iniziarono uno sciopero per la fame per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su questo problema. Comunque questa campagna è stata un insuccesso. La consideriamo una nostra sconfitta. Infatti, il governo ha assegnato un determinato valore, ma grazie al sistema partitocratico, il denaro non è arrivato a destinazione ed è finito in tasca di dittatori sanguinari nei paesi africani.

Dopo una riflessione approfondita siamo giunti alla conclusione che nessun singolo Stato o governo è in grado di affrontare da solo i grandi problemi del nostro tempo. Ci vogliono gli sforzi congiunti di molti popoli. Così nacque l'idea di creare un soggetto politico sovranazionale, un partito capace di agire ad un livello sovranazionale. L'attuale leader Marco Pannella propose la trasformazione del Partito radicale in partito transnazionale, e ciò avvenne nel 1988. Il Congresso costituente fu convocato a Budapest nel 1989, quando lì c'era ancora il regime comunista.

Sono già trascorsi cinque anni - periodo in cui tutte le nostre forze sono state impegnate nella costruzione di questa nuova forza politica e la nostra attenzione è stata rivolta in particolare all'Europa centro-orientale, giacché nel frattempo era caduto il muro di Berlino ed era crollato il regime comunista. Nel 1992 per la prima volta nella sua esistenza come partito transnazionale, il numero degli iscritti non italiani superava quello degli italiani. Anzi, contando solo i russi, questi erano più degli italiani. Sempre nell'anno scorso in Bulgaria è stato costituito un primo nucleo di circa 100 iscritti, deputati ed altri cittadini.

E' da notare, però, che prima ancora di trasformarsi in partito transnazionale, il Partito radicale ha sempre avuto lo sguardo rivolto al di fuori d'Italia. Ed ha seguito con particolare attenzione i paesi governati da dittature. Per esempio la repressione della Primavera di Praga nel 1968 fu un avvenimento che provocò la protesta dei radicali in molti paesi del mondo. Il nostro leader Marco Pannella si recò a Sofia in quella occasione, fece delle manifestazioni e, ovviamente, fu arrestato ed espulso dal paese.

L'ultimo congresso del Partito transnazionale si è tenuto in due sessioni - nel '92 e nel '93. Nella prima sessione hanno partecipato anche 29 deputati bulgari. Più o meno lo stesso numero di deputati ha preso parte alla seconda sessione. Ma questi eventi hanno sottoposto il partito ad una dura prova finanziaria. Siccome la politica è molto costosa, soprattutto se fatta ad un tale livello, alla fine dell'anno scorso ci siamo trovati di fronte al problema di chiudere il partito per mancanza di mezzi. Perciò il partito prese la decisione di ottenere un determinato numero di iscritti per sopravvivere, o chiudere. E' stato fissato anche il termine: fine di febbraio 1993. Miracolosamente questo obiettivo è stato raggiunto: in poche settimane abbiamo raccolto dieci volte più iscritti di quelli che abbiamo sempre avuto. E' stato proprio quello il "miracolo" italiano. Questo successo ci ha permesso di riprendere la nostra attività...

--- (terza puntata)

Dal 15 al 18 luglio a Sofia si terrà l'Assemblea dei parlamentari, uno degli organi dirigenti del partito. Sono 580 persone di circa 50 paesi. Devo dire che i 42 deputati bulgari rappresentano tutti i gruppi parlamentari nell'attuale Assemblea nazionale. Probabilmente vi chiederete come mai persone che bisticciano e si confrontano tanto nel parlamento, riescono a stare insieme in un'altra forza politica: il Partito transnazionale. La risposta è semplice. Il nostro partito non partecipa alle elezioni in nessun paese, perciò non è concorrente di nessun partito nazionale. Questo permette il doppio tesseramento. D'altra parte uno non deve necessariamente condividere tutte le idee, lavorare su tutti i temi del partito. Basta che approvi uno degli obiettivi. Questo è un partito senza ideologie, senza dogmi, che unisce i suoi iscritti per il metodo d'azione politica che è la nonviolenza, un metodo ghandiano.

L'altro aspetto che unisce gli iscritti al PRT sono i grandi obiettivi pragmatici, che l'Assemblea dei parlamentari a Sofia dovrà approvare. Uno dei grandi temi nella nostra attività è il nuovo diritto internazionale, in grado di riformare le istituzioni esistenti e di garantire il rispetto delle norme e delle regole democratiche. In questo ambito promuoviamo due grandi iniziative. La prima è l'appello all'ONU per l'istituzione del tribunale internazionale contro i crimini di guerra. La decisione è già stata presa dall'ONU per l'ex-Jugoslavia. Invece noi vogliamo un tribunale permanente per impedire o intervenire in eventuali futuri conflitti di questo genere. Un'altro appello che abbiamo rivolto all'ONU è quello per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il 2000.

L'Assemblea di Sofia dovrà definire ed individuare temi ed obiettivi più concreti. In particolare per i Balcani abbiamo avviato un progetto per la costruzione di un collegamento ferroviario transbalcanico tra Durazzo-Tirana-Skopie-Sofia-Bucarest, ossia di una via di comunicazione Est-Ovest che metterebbe fine all'attuale monopolio di comunicazione Nord-Sud. Questa ferrovia già esiste, tranne due pezzi a cavallo tra la frontiera bulgaro-macedone e quella macedone-albanese. Se si facesse, questo collegamento contribuirebbe molto allo sviluppo economico ed all'interscambio tra questi paesi; inoltre è la comunicazione più vantaggiosa in termini ambientali ed economici. Questa linea potrebbe collegarsi a sud con la Turchia, ed ad ovest con l'Italia.

Un'altra nostra iniziativa che l'Assemblea dovrebbe approvare è l'istituzione di una Alta Autorità per la gestione del Danubio con la partecipazione di tutti i paesi rivieraschi che potrebbero avviare una collaborazione molto fruttuosa.

Siamo molto impegnati sul problema delle centrali nucleari nell'Europa centro-orientale. Vogliamo trovare i meccanismi per favorire l'aiuto e l'assistenza dell'Occidente in questa direzione.

Vorrei menzionare, infine, il nostro progetto sulla regolamentazione della produzione e del consumo della droga per combattere la mafia. E' un'altra cosa. Secondo noi bisogna introdurre una lingua di comunicazione neutra tra i popoli, che non assoggetti una lingua nazionale ad un'altra. E la nostra attenzione in questo caso va all'esperanto.

Ho tentato di fare un breve panorama degli obiettivi e dei temi principali su cui lavoriamo. E credo che sia illustrativo dei progetti molto ambiziosi che si propone il Partito radicale transnazionale. Ma per realizzarli, ci vogliono gli soforzi di molte persone.

 
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