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Il partito nuovo - 27 luglio 1993
Nel cuore dei balcani

SOMMARIO: Nella mozione conclusiva, l'Assemblea dei Parlamentari [riunita a Sofia dal 14 al 18 luglio 1993] ha indicato le linee politiche prioritarie del partito. Ma i parlamentari hanno deciso di farsi carico, anche finanziariamente, del mantenimento e della creazione di nuove sedi del Partito nei diversi Paesi, così da far crescere strutture e servizi transnazionali autonomi e di curare la produzione e la distribuzione dell'"Agenzia parlamentare", notiziario di collegamento con gli organi centrali del Partito.

(IL PARTITO NUOVO, N. 11, 27 luglio 1993)

C'erano 248 degli oltre 500 parlamentari e ministri di quasi 50 Paesi già iscritti al partito radicale. All'Assemblea dei parlamentari riunita per quattro giorni a Sofia, molti provenivano dalle nuove nazioni nate dall'esplosione dell'Unione Sovietica e del suo impero: russi e bielorussi, armeni e kazakistani, ucraini e lituani. E poi polacchi, una ventina di romeni. Oltre quaranta i bulgari. Ha annunciato la sua iscrizione, intervenendo ai lavori, anche il presidente della Camera bulgara, Alexandar Jordanov. L'altro grande gruppo di parlamentari presenti proveniva dalle regioni della ex Jugoslavia: bosniaci, croati, serbi, macedoni... E, accanto a deputati del Sudafrica e del Burkina Faso, del Mali e della Somalia, anche francesi e boliviani. C'era anche Adam Demaci, presidente del parlamento del Kosovo in esilio, 28 anni di carcere alle spalle. Così come sono passati per le galere del proprio paese l'ex ministro somalo Mohamed Aden Sheik e Basile Guissou, del Burkina Faso. L'"Onu di Pannella" (così ha tito

lato un giornale italiano) ha indicato le prospettive dell'iniziativa transnazionale, a quattro anni dal Congresso di Budapest dell'aprile '89 in cui venne decisa la scelta transnazionale e transpartitica. L'appuntamento bulgaro ha rappresentato così il crinale di passaggio per verificare quanto l'iniziativa transnazionale possa diventare davvero attività politica all'interno dei diversi paesi e dei singoli parlamenti. Per questo sono stati individuati cinque obbiettivi. Ottenere il rispetto degli impegni e delle scadenze del Tribunale internazionale delle Nazioni Unite contro i crimini nell'ex-Jugoslavia, particolarmente per quelli connessi alla pulizia etnica e al genocidio in atto. Lavorare perché il riconoscimento della Repubblica federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) sia collegato alla messa in atto delle garanzie dei diritti in Bosnia Erzegovina, Kosovo e Voivodina. Campagna per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il Duemila. Politica antiproibizionista sulla droga, per far modifica

re le Convenzioni internazionali che vincolano i paesi ad una politica proibizionista. Impegno per l'adozione della lingua internazionale. Si lavorerà inoltre per il riconoscimento del nuovo Stato della Macedonia da parte di quei parlamenti che non l'abbiano ancora fatto.

Solo cinque mesi fa il rischio della chiusura del partito è stato evitato grazie alla straordinaria mobilitazione italiana che nel mese di febbraio ha portato a superare i 30.000 iscritti (ora sono quasi 42.000, di cui quasi 4.500 non italiani) e a raccogliere oltre tredici miliardi di lire. Ora, su obbiettivi specifici, sulla capacità di azione all'interno dei singoli parlamenti e governi, si vedrà quanto i parlamentari iscritti al partito radicale siano capaci di divenire davvero classe dirigente del partito transnazionale. "A differenza di tante Organizzazioni Non Governative, che hanno il benemerito fine di far conoscere la gravità di certi problemi, anche a livello transnazionale il nostro metodo rimane quello di sempre: raggiungere obbiettivi precisi", spiega la Bonino. "Creare nuovo diritto attraverso la riforma democratica delle istituzioni nazionali, attraverso campagne politiche, parlamentari, nonviolente. L'unico modo di riuscirci è che lo strumento partito radicale sia adeguato a questo scopo". L

a gran parte degli iscritti non italiani proviene dall'Est europeo e dall'Africa... "Attualmente c'è una sostanziale assenza di iscritti nei Paesi industrializzati. E' illusorio pensare di incidere sui problemi della politica internazionale senza avere la capacità di creare nuclei, seppur minimi, di forte pressione all'interno dei Paesi che più 'pesano'".

Il Pr si è dato a Sofia nuovi organi, ciascuno con diverse responsabilità. E' nata così l'Assemblea dei parlamentari, per coordinare le iniziative politiche all'interno dei singoli parlamenti. E' guidata dal presidente del Pr: carica alla quale, nonostante l'iniziale decisione di non accettare nuove cariche, è stato eletto Marco Pannella. L'ufficio di presidenza dell'Assemblea è composto dal deputato russo Sergeij Sheboldaev, dall'europarlamentare francese Jean François Hory, da Zdravko Tomac, già vicepresidente del governo croato, da Jean Claude Bouda, del Burkina Faso, da Adelaide Aglietta, capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo e dal deputato democristiano italiano Francesco D'Onofrio.

E' stato eletto presidente del Consiglio Generale Olivier Dupuis, belga, trentenne, da molti anni impegnato nell'attività radicale e nella costruzione del partito transnazionale. L'ex segretario del partito, Sergio Stanzani, farà parte dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio. Bruno Zevi è stato confermato presidente d'onore. Paolo Vigevano, che pure a febbraio era stato riconfermato tesoriere, dopo cinque anni torna ad occuparsi a tempo pieno della gestione di Radio Radicale. Diviene tesoriere del partito Ottavio Lavaggi, deputato repubblicano italiano, che da oltre quindici anni si occupa di politica internazionale per il Partito Repubblicano. E' stato anche segretario del gruppo parlamentare liberale e democratico del Parlamento Europeo.

Con questi obbiettivi e con queste responsabilità, i radicali affrontano la scommessa. Che deve fare i conti con le nuove difficoltà economiche che si ripresenteranno tra pochi mesi, con la verifica della capacità di creare politica nei singoli Paesi e di 'sfondare' finalmente anche nei Paesi 'ricchi', dalla Comunità Europea agli Stati Uniti. Intanto, forti della creazione di un autonomo soggetto politico che rompe la vecchia concezione di 'partito' e di 'internazionale', che vede la presenza di tanti parlamentari, i dirigenti radicali chiedono di ammettere il partito all'Onu. E con funzione consultiva, non di semplice osservatore. La richiesta sarà formalizzata entro qualche mese. Del resto negli ultimi mesi la Bonino ha già incontrato più volte il Segretario generale delle Nazioni Unite, Boutros Ghali, la cui rappresentante, Nadia Younes, è intervenuta ai lavori di Sofia.

 
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