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Teodori Massimo - 30 agosto 1993
VERSO LE ELEZIONI: PREVISIONI ED IPOTESI POLITICHE.
Note di Massimo Teodori per il seminario del "Movimento dei club - lista Pannella", Sabaudia, 30 agosto-1 settembre 1993

SOMMARIO: A partire dall'analisi del nuovo sistema elettorale italiano e da alcune previsioni sui possibili risultati elettorali, Massimo Teodori delinea alcune ipotesi sulla strategia politica-elettorale del "Movimento dei club - liste Pannella".

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I. IL PROBLEMA

Nell'ipotesi di elezioni generali indette entro i primi sei mesi del 1994, è assai improbabile che vi possano essere sostanziali passi avanti nella riorganizzazione e trasformazione del sistema politico, cioè dell'insieme dei partiti e di ciascuna forza presa singolarmente.

Saranno le elezioni tenute con il nuovo sistema, e proprio in ragione dei suoi meccanismi, a determinare una prima riorganizzazione dei partiti mentre difficilmente si verificherà il processo opposto. Le due fasi logiche e temporali, a) formazione di nuovi partiti (due, tre o più) secondo discriminanti e contenuti politici e b) confronto elettorale per conquistare la maggioranza, non procederanno secondo razionalità e volontà da a) a b) ma probabilmente all'incontrario da b) ad a).

Del resto la rottura del vecchio sistema politico non è avvenuta per forza interna, cioè per volontà innovatrice dei partiti (costituenti, federazioni, aggregazioni... ), ma per ragioni esterne, per così dire di forza maggiore: Mani Pulite, Lega e Referendum. Gli attori oggi in campo -vecchi, nuovi, riciclati, con insediamento o fittizi da massmedia- si stanno qualificando come forze politiche in ragione della necessità di affrontare lo scontro elettorale con le nuove regole.

Ecco dunque il problema: qual'è la strategia politico- elettorale per partecipare al momento cruciale di riorganizzazione della politica che avverrà con le elezioni (dalla preparazione agli esiti), e non già prima.

2. LE LOGICHE DEL NUOVO SISTEMA ELETTORALE

Il nuovo sistema elettorale è riconducibile a due logiche distinte, quella dell'uninominale e quella del proporzionale; e ciò vale, pur con alcune importanti diversità, sia per la Camera che per il Senato.

Ovviamente v'è una interrelazione tecnica e politica tra i due sottosistemi. Ma gli effetti reciproci andranno più dall'uninominale al proporzionale che non viceversa. Ciò sia per il peso quantitativo della parte uninominale (3/4) su quella proporzionale (1/4) sia per le conseguenze politiche che ne deriveranno in termini istituzionali ed in termini politici con la formazione di nuove polarità.

Dunque, la partita politica centrale si giocherà nella parte uninominale del nuovo sistema con conseguenze sulle candidature, sulla campagna elettorale, sulle risorse, sul potenziale di mobilitazione, sull'attenzione dei massmedia e, quindi, sulla raccolta del consenso (voti).

Del resto è stata lungamente, e per certi versi illusoriamente, diffusa la convinzione che la chiave della riforma politica fosse il maggioritario ed il relativo spostamento del baricentro dal partito (con le relative liste) alle persone (nel loro valore e singolarità). Si è affermato che la riforma uninominale-maggioritaria avrebbe risolto con la cancellazione della proporzionale i principali nodi della crisi politica italina: frammentazione, rinnovamento antipartitocratico, governabilità. Pur se quest'aspettativa sarà completamente disattesa, la nozione dela centralità dell'uninominale-maggioritario resta profondamente radicata.

3. COSTI E BENEFICI DEI DUE SOTTOSISTEMI

Il costo della rappresentanza è molto divaricato tra uninominale e proporzionale (TAB II).

Per la Camera il costo per ciascuno dei 475 deputati eletti con l'uninominale è mediamente dai 25.000 ai 41.000 voti. Il costo per ciascuno dei 155 deputati eletti con la proporzionale è mediamente dai 195.000 ai 220.000 voti. un deputato proporzionale necessita per essere eletto di 8 volte i voti del suo collega eletto nel'uninominale.

Per il Senato, ciascuno dei 232 eletti uninominalie vale mediamente dai 56.000 agli 80.000 voti mentre ciascuno degli 83 eletti proporzionali deve mettere insieme circa 260.000 voti (TAB II).

Oltre la contabilità elettorale, vi sono altri fattori politici che renderanno diverso, in termini di dinamiche elettorali, il nuovo sistema dal vecchio.

Ieri, con le liste e la proporzionale, aveva un notevole effetto, nella raccolta dei voti, il simbolo del partito e la leadership nazionale, sopratutto nel caso dei cosidetti "movimenti di opinione". In questi casi il voto era nazionale, così come dimostrano, ad esempio, i risultati ottenuti dal 1976 al 1992 dal Partito radicale e, poi, dalla lista Pannella. La raccolta del voto non era mai collegata allo specifico insediamento politico e militante ma ad altri fattori socio-culturali.

Oggi, al contrario, tutta la competizione sarà fortemente segnata dalla personalità del candidato, quindi dal suo insediamento territoriale o dalla sua specifica autorevolezza, mentre il simbolo e la leadership nazionale avrà minore effetto di trascinamento. Tale processo riguarderà non solo i candidati uninominali ma anche quelli (pochissimi) della proporzionale nel sistema della Camera.

4. PREVISIONI E CONGETTURE

Allo stato, sulla base delle intenzioni già espresse e dei sondaggi effettuati, è ragionevole avanzare alcune previsioni sui possibili risultati elettorali della Camera (TAB V). Quelle che seguono sono solo congetture che, tuttavia, se non accadono eventi straordinari imprevedibili, non dovrebbero discostarsi molto dalla realtà, considerando i dati non come quantita definite ma come ordini di grandezze.

I 475 deputati eletti in collegi uninominali (TAB.III) sarebbero così ripartiti: tre forze maggiori, la DC-PP con 115-140 eletti; la LEGA con 110-130, il PDS con 95-115; una etichetta chiamata ALLEANZA DEMOCRATICA con 40-60 eletti; SINISTRA UNITA e DESTRA UNITA, ciascuno con 10-20 eletti, la RETE con 5-15 eletti ed altri DIVERSI con 30-40 eletti. In DC-PP è eventualmente compreso un pacchettino di eletti come CENTRO UNITO mentre quelli di AD e di SU potrebbero essere eletti nell'assenza concordata del PDS.

Per i 155 proporzionali (TAB IV) si può ipotizzare che i 7 partiti di cui sopra (DC, PDS, LEGA, AD, SU,DU, RETE) conquisterebbero il 75%-80% dei seggi a disposizione lasciando il restante 20%-25% (30-40) a raggruppamenti e liste non presenti, o episodicamente presenti mell'uninominale.

E' probabile che tale quota residua di 30-40 seggi proporzionali venga contesa da un certo numero di liste (4-8) in lotta per superare la barriera del 4% nazionale. Ed è anche prevedibile che nella sola contesa proporzionale siano presenti sopratutto liste residuali di vecchi partiti che non sono riusciti ad entrare con successo nelle contese uninominali. Non è diffcile ipotizzare che si tratterebbe, poco importo sotto quale simbolo, dei residui PSI e PSDI, di raggruppamenti centristi laici, di qualche sottospecie verde, di vari tentativi leghisti non bossiani, di liste ad hoc come pensionati e caccia-pesca-ambiente, di poujadisti meridionali e di regionalisti federati, eccetera.

La soglia del 4% per concorrere alla ripartiziaone dei seggi equivale a circa 1.500.000-1.650.000 voti validi. Con il 4% dei voti si ottengono, dopo lo scorporo, circa 8 eletti; con il 5%, 10 eletti; e con il 6%, circa 12 eletti (TAB.II).

Tutto ciò considerato, si conferma la valutazione che una partecipazione esclusiva e/o prioritaria alla Camera nel settore elettorale proporzionale acquisterebbe un segno politico residuale che aumenterebbe ancor più l'handicap negativo nella corsa alla conquista anche del solo "secondo voto".

5. QUALCHE IPOTESI PER IL MOVIMENTO PANNELLA

Dando per scontata la presenza elettorale generalizzata del "movimento Pannella", e la sua necessità sulla base della tradizione e del programma politico, ecco alcune ipotesi sulle forme e i modi che può assumere tale presenza. La valutazione del merito politico delle diverse scelte è, ovviamente, dell'estensore di queste note senza alcuna pretesa di obiettività.

Una prima alternativa è, per la Camera, tra una presenza elettorale con il simbolo Pannella (a) ed una nel quadro di un più largo movimento liberaldemocratico-riformatore pur con la medesima leadership di Marco Pannella (b). La scelta riguardante sia il settore uninominale che quello proporzionale (tra loro necessariamente collegati per il meccanismo vigente) è, per l'estensore, di importanza minore nel caso in cui la presenza elettorale sia effettiva in entrambi i settori. Questo perché la pluralità dei simboli (fino a 5) possibili per i candidato nei collegi uninominali consentirebbe in questi una strategia articolata con molteplici soluzioni, lasciando impregiudicata qualsiasi forma di presenza nazionale nel settore proporzionale.

La seconda alternativa, politicamente decisiva, è quella tra una presenza solo o essenzialmente nella parte proporzionale (c) ed una in entrambi i settori (d).

Una scelta che punti solo o essenzialmente sul settore proporzionale (ac o bc) significa giocare la partita elettorale e politica residuale, probabilmente in concorrenza con diversi partiti divenuti marginali. Per le ragioni illustrate in precedenza, questa soluzione rappresenterebbe un grave handicap nella mobilitazione, nella campagna elettorale e nella possibilità di conquistare centralità nello scontro politico. Di più, concorrere solo nel settore proporzionale significa prevedere di ottenere, al meglio, 8-10 eletti con un grande impiego di risorse, mentre rimarrebbe comunque molto elevato il rischio di non oltrepassare la soglia necessaria del 4% dei voti.

Si consideri che il 4% rappresenta circa 1.600.000 voti, un livello mai raggiunto nel tempo dalle liste radicali e da quelle Pannella che hanno variato da un massimo del 3,5% del 1979 (quando non erano presenti i verdi e la lega) al minimo dell'1,2% del 1992 e di 1% nel 1976. Si consideri anche che il massimo numero di candidati presentabili in tutte le 27 circoscrizioni nelle liste proporzionali è in totale di 51 nominativi, ridotti a 17 nel caso di probabili candidature multiple in tre circoscrizioni.

L'altra scelta, con la presenza nell'uninominale e nel proporzionale (ad o bd) è quella elettoralmente e politicamente ottimale, ma presenta una serie di difficoltà. Innanzitutto ha come precondizione di realizzabilità l'individuazione di un certo numero di candidati "forti" per prestigio politico e/o per radicamento territoriale. In sostanza essi dovrebbero essere personalmente adeguati a divenire candidati di schieramenti vasti e potenzialmente in grado di competere.

Ma il nodo decisivo per giocare adeguatamente la partita uninominale, insieme a quella proporzionale, è di disporre di un tavolo politico nazionale di rapporti e di alleanze senza il quale ogni tentativo sarebbe pura velleità.

6. ALCUNE DIVERSITA' DEL SENATO

Le ipotesi e le congetture svolte per la Camera valgono anche per il Senato, con alcune significative varianti.

Nel sistema per il Senato, benché i seggi sono teoricamente attribuiti per il 75% all'uninominale e per il 25% al proporzionale, è assai più difficile, concorrere al riparto proporzionale poiché esso si effettua su scala regionale. A tal fine occorre che nell'ambito di una regione i candidati dei diversi collegi collegati con lo stesso simbolo raggiungano una quota percentuale di voti abbastanza alta,variabile da regione a regione.

Le regione nelle quali è più bassa la percentuale per ottenere un senatore eletto con la proporzionale sono le seguenti: Lombardia, seggi 12, percentuale necessaria per un eletto 4%; Campania, seggi 8, percentuale 7%; Lazio e Sicilia, seggi 7, percentuale 8% (TAB VI).

Per questo la strategia delle alleanze politiche e delle candidature va individuata regione per regione sia per i seggi uninominali sia per partecipare all'assegnazione della quota proporzionale.

Inoltre l'unicità del simbolo del candidato, anche ad hoc, e la mancanza dell'obbligatorietà del collegamento, consentono una varietà di possibili soluzioni nel quadro regionale.

7. I DILEMMI POLITICI

Abbiamo visto che i tavoli nazionali per l'uninominale sono, allo stato, quelli della DC-PP, del PDS, della LEGA e di una cosa vaga chiamata ALLEANZA DEMOCRATICA. Ad essi si può aggiungere un'altra cosa ancora più fragile ed inconsistente che chiamiamo "CENTRO UNITO" mentre è da escludere un tavolo nazionale socialista che si frammenterà in accordi secondari, caso per caso, con il PDS, AD, e "CENTRO UNITO"; e quello dei verdi indirizzato a combinazioni con PDS, AD e RETE. Restano inoltre con le loro ben individuate caratterizzazioni i due tavoli che possiamo chiamare "SINISTRA UNITA" e "DESTRA UNITA".

Per il movimento Pannella (sia nella versione "a" che in quella "b") si pone dunque la questione di entrare in rapporto con uno dei tavoli esistenti, che allo stato non possano essere che ALLEANZA DEMOCRATICA e CENTRO UNITO. Certo, non v'è alcuna affinità politica tra questi pseudo-attori e il movimento Pannella; né, dal canto loro, questi dimostrano alcuna disponibilità a sviluppare un tale rapporto.

Ma la logica maggioritaria impone che si tentino iniziative atte a partecipare a pieno titolo là dove si gioca la partita e con gli strumenti appropriati. Chi scrive ben conosce la inconsistenza e l'ambiguità politica di AD, tanto da non aver mai voluto farne parte, pur se ripetutamente sollecitato. Tuttavia non si partecipa in posizione centrale allo scontro politico-elettorale se non attraverso un tavolo nazionale uninominale che pure si ha da scegliere.

La distanza dai vertici di AD non può oscurare che nel vuoto politico del momento quest'etichetta è riuscita ad attrarre, e tuttora mantiene tale potenziale, una rete nazionale di simpatie che non sono molto lontane dalla politica e dalla sensibilità del movimento Pannella. Consensi e disponibilità indispensabili per un'operazione elettorale al tempo stesso localizzata e sistematicamente diffusa come quella dei collegi uninominali.

Del resto chi non era consapevole che la riforma elettorale avrebbe comportato il tramonto della rappresentanza delle minoranze nelle forme proprie del regime proporzionalistico? La riforma al dunque è risultata dimezzata con elementi di controriforma. Tuttavia la logica del "partito all'americana" in cui convivono elementi diversi in coalizioni nazionali, talora internamente conflittuali, che si basa sui comitati elettorale intorno ai singoli candidati, si è messa in moto e sarebbe astratto affrontare in controtendenza il passaggio politico-elettorale decisivo che ci è di fronte.

 
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