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Beria d'Argentine Adolfo - 27 settembre 1993
IN CERCA DI GIUSTIZIA
di Adolfo Beria d'Argentine

SOMMARIO: Esprime apprezzamento sull'iniziativa del Pr per l'immediata entrata in funzione del tribunale internazionale contro i crimini commessi nell'ex Jugoslavia in particolare nel momento in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha assunto la grave decisione di escludere la candidatura di Cherif Bassiouni per la funzione di pubblico ministero del Tribunale. Bassiouni aveva lavorato da oltre un anno raccogliendo una imponente documentazione sui crimini commessi bell'ex Jugoslavia. L'autore sospetta che proprio questo lavoro ha preoccupato gli inglesi che si sono opposti alla sua candidatura: temono che un tempestivo inizio dell'attività del tribunale potrebbe intralciare l'opera di lord David Owen per una soluzione pacifica del conflitto. In conseguenza di questa decisione il Pm che verrà nominato dal Consiglio di sicurezza dovrà impiegare almeno 6-8 mesi per conoscere la realtà su cui operare e nel frattempo verranno spesi alcune decine di milioni di dollari a vuoto.

(IL GIORNALE, 27 settembre 1993)

Il partito radicale ha promosso una mobilitazione nazionale ed internazionale perché entri al più presto in funzione il Tribunale internazionale contro i crimini commessi nei territori della ex Jugoslavia, tribunale la cui creazione è stata deliberata con la risoluzione n. 827 del 25 maggio 1993 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Da molti anni il partito radicale si è impegnato, soprattutto per la passione del suo presidente, l'onorevole Emma Bonino, sia per la creazione di questo tribunale ad hoc sia per l'istituzione di un Tribunale permanente per i crimini internazionale. Personalità del mondo della cultura, della politica, dell'informazione, fra i quali il direttore del "Giornale" Indro Montanelli, hanno aderito all'appello del partito radicale che in questo momento è quanto mai opportuno per i non pochi ostacoli che devono essere superati prima che il Tribunale per i crimini nell'ex Jugoslavia possa entrare in funzione.

Le prossime due tappe di questo iter sono la nomina degli 11 giudici che costituiranno il collegio del Tribunale e quella del pubblico ministero.

Per quanto riguarda i giudici, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha provveduto a selezionare 23 candidati su quelli indicati dai Paesi membri dell'Organizzazione. L'Assemblea generale ha quindi votato scegliendo in questa rosa. Per ora solo 7 candidati su 11 hanno ottenuto il quorum necessario di 98 voti (la maggioranza assoluta dei Paesi membri): fra questi l'italiano Antonio Cassese, professore di diritto internazionale, terzo per voti fra gli eletti. Il fatto che due candidati musulmani, un turco e un pakistano non abbiano ottenuto il quorum è fonte di tensione in seno all'Assemblea perché si afferma che i Paesi occidentali non li avrebbero votati. Vivace reazione ha determinato anche il fatto che fra le due donne candidate sia stata votata solo la statunitense e non la costaricana.

Ma se nel corso di questa settimana dovessero essere eletti, superati i contrasti in seno all'Assemblea generale, i 4 giudici mancanti, non prossima sembra l'elezione da parte del Consiglio di sicurezza del Pm. Inizialmente il Segretario generale Boutros Ghali aveva proposto una terna di candidati: un inglese, un keniota e uno statunitense; successivamente erano rimasti in lizza l'inglese George Lowe e lo statunitense di origine egiziana Cherif Bassiouni, sul quale alla fine aveva espresso il suo favore il Segretario generale. Il Consiglio di sicurezza è stato però convinto, a seguito si dice di un'azione diplomatica della delegazione inglese, a far ritirare tutte queste candidature ed a prendere in considerazione due altri candidati (uno argentino e uno asiatico).

L'esclusione di Bassiouni è da considerarsi particolarmente grave perché lo stesso era stato scelto nell'ottobre del 1992 proprio da Boutros Ghali per essere uno dei cinque membri chiamati a far parte della Commissione di esperti, incaricati di indagare sulle violazioni del diritto umanitario nella ex Jugoslavia, istituita in conformità alla risoluzione 780 del 1992 del Consiglio di sicurezza, dove poi ha assolto la funzione di relatore speciale sulla raccolta e l'analisi dei dati.

Alla metà di maggio del 1993 Bassiouni, con l'aiuto di diverse fondazioni e strutture universitarie statunitensi e di altri Paesi, aveva già registrato più di sedicimila pagine di rapporti, resoconti e altro materiale, con numerosissime testimonianze registrate in una banca dati computerizzata, che riguardavano fra l'altro gli stupri, le uccisioni, i massacri, le torture, le deportazioni forzate, i rapimenti di bambini, le migrazioni forzate, eccetera.

La commissione di esperti nominata da Boutros Ghali nel trasmettere al Consiglio di sicurezza la relazione sul materiale raccolto, ha espresso la piena soddisfazione per il lavoro compiuto da Bassiouni, mentre il Segretario generale dell'Onu ha invitato la commissione a continuare il suo lavoro. Forse è stato questo enorme materiale che ha preoccupato gli inglesi, nel timore che un tempestivo inizio dell'attività del tribunale finisse per intralciare l'opera di lord David Owen per una soluzione pacifica del conflitto in atto nei territori della ex Jugoslavia.

La conseguenza però è che il Pm che verrà nominato dal Consiglio di sicurezza dovrà impiegare almeno 6-8 mesi per conoscere la realtà su cui operare. Nel frattempo verranno spesi, secondo calcoli che vengono fatti da esperti, alcune decine di milioni di dollari a vuoto. L'iniziativa di mobilitazione nazionale e internazionale promossa dal partito radicale col consenso di organizzazioni non governamentali di molti Paesi, quindi, non solo è opportuna, ma è anche molto tempestiva.

 
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