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Radio Radicale - 28 settembre 1993
Occorre intendersi: quel regime è stato fuorilegge

SOMMARIO: Tangentopoli, per "come si sta sviluppando", rischia di esprimere in modo fuorviante solo uno scontro tra "onesti e disonesti". L'ordine giudiziario continua a ignorare i "reati politici", nonostante "venti anni di ininterrotte denunce" dei radicali, ai quali non importa tanto "la condanna dei responsabili" quanto "l'affermazione del diritto e dei diritti". E' errata la posizione di Alleanza Democratica, di "fare economia" di questa "lotta politica e civile". Così come è inaccettabile che i partiti della partitocrazia non riconoscano il carattere antidemocratico e violento del regime che hanno sostenuto. Per fare giustizia sui profitti di questo regime, però, non si possono dimenticare né i "duemila miliardi" di proprietà immobiliari del "mondo comunista" né i privilegi "senza confronti nel mondo civile" accordati al ceto giudiziario.

(RADIO RADICALE, 28 settembre 1993)

Occorre intendersi: il regime partitocratico è stato tale e, in quanto tale, è stato un regime letteralmente anche fuori-legge. Tangentopoli, come si sta sviluppando, e per la cultura e la politica che sottace, rischia di sviluppare il modello del tutto stolto e fuorviante di uno scontro fra onesti e disonesti. Come se, ripetiamolo, l'antifascismo dei Rosselli e dei Salvemini, degli Ernesto Rossi e dei Terracini, degli Sturzo e dei Croce si fosse elevato contro i gerarchi corrotti o teppisti del regime e non, in primissimo luogo, contro il pensiero e l'opera dei Mussolini, dei Gentile, dei Rocco e dei Bottai, delle istituzioni e delle leggi fasciste. Non a caso l'ordine giudiziario, nel suo complesso, continua ad ignorare tutti i reati politici, nel senso proprio della giustizia penale (e non "politica" o morale). Dagli alti tradimenti della Costituzione, ai sistematici attentati ai diritti civili e costituzionali e politici dei cittadini, alle sistematiche omissioni e denegata giustizia, alle responsabilit

à governative e parlamentari di tradimento della Costituzione, del diritto e dei diritti. Non solamente durante la vicenda Moro, ma come fondamento stesso della politica e della strategia di Unità nazionale, delle quali il consociativismo non è stato che l'epifenomeno, in genere delittuoso anch'esso. Nel 1983, occorre ricordarlo, vi fu chi contestò la stessa legalità delle elezioni, sulla base dell'assoluta disparità di condizione del confronto, dell'inganno in cui veniva tenuto il Paese, dell'informazione partigiana della RAI-TV e della editoria privata corrotta; dell'impossibilità nella quale veniva posto il popolo di conoscere per poi scegliere, giudicare. La contestazione non fu solamente politica, portando alla campagna per il "non voto" - nemmeno alle proprie liste - del Partito Radicale, ma fu sostanziata da circostanziate denunce alle autorità giudiziarie, in tutti i distretti giudiziari, che furono tutte archiviate o puramente e semplicemente insabbiate. Venti anni di ininterrotte denunce contro la

RAI-TV e contro gli Enti di Stato e di Parastato provocarono una aberrante giurisprudenza, che è stata (e resta)a fondamento del potere fuori-legge partitocratico e giudiziario.Non rievochiamo per amore di polemica questi aspetti della nostra storia. Ma è invece innegabile, incontestabile che non vi sarà nuovo regime, democratico e legalitario, legale, in Italia, se non sarà acquisito formalmente che quel sistema di comportamenti è penalmente criminale, antidemocratico, invalido.

Non ci importa, dunque, tanto la condanna dei responsabili, quanto l'affermazione del diritto e dei diritti.

Agli amici di A.D., così come ai tanti meritori "badogliani" ed anche ai "bottaiani" del regime, noi diciamo che è illusorio, meramente interno, frondista, revisionista, il fare economia di questa lotta politica e civile, in questa fase che ritengono di transizione. Tanto vale rassegnarsi a consegnare ad un destino populista, giustizialista, non solamente la Lega, ma anche il PDS. Per finire, e sulla stessa linea, è inconcepibile e inaccettabile che non vi sia un riconoscimento formale, ma anche morale e civile, da parte di tutti i partiti della partitocrazia, del carattere antidemocratico, intollerante, violento del regime che hanno sostenuto. Ora abbiamo la prova, storica, che nel nostro scontro con loro vi è stato da una parte l'uso di centinaia di migliaia di miliardi, di negazione dei diritti costituzionali, e dall'altra solamente la nostra politica che si faceva forte della povertà e dell'onestà. Noi non possiamo accettare - pena il ripetersi nel futuro di quel passato - che galantuomini come Martina

zzoli, e politici che vogliano aver credito per domani avendo profittato tutti di quella situazione - rinuncino solennemente a ripudiare quei comportamenti.

Così come è urgente che ci si intenda, con onestà intellettuale, su chi abbia profittato del regime, e chi no.

Dai duemila miliardi di proprietà immobiliari, che va resa e confiscata, del mondo comunista, ai privilegi senza confronti nel mondo civile del ceto giudiziario, per stipendi, carriere e pratica impunità, per poteri di fatto e di diritto arbitrariamente conferitigli. Tutto questo è necessario.

Ed è necessario che venga perseguito con intransigente tolleranza e laicità di comportamenti.

 
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