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Radio Radicale - 28 settembre 1993
Referendum. Se volete. Perchè, come e quando

SOMMARIO: Le leggi elettorali approvate dal Parlamento "hanno tradito lo spirito - e per lo più anche la lettera - del referendum". Grazie ad accorgimenti adottati, è oggi però possibile promuovere ancora due referendum per battere il disegno antiriformista e realizzare invece il sistema uninominale puro, all'anglosassone: ad essi potrebbe essere abbinata una legge di iniziativa popolare per l'elezione diretta del Capo dell'esecutivo. Segue la presentazione dei referendum. Primo: Estensione a tutti i comuni del sistema maggioritario. Secondo: STATALISMO, PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, SINDACATOCRAZIA, PARTITOCRAZIA. Ipotesi referendarie su come "aggredire i meccanismi" che impediscono una effettiva libertà di mercato; sulle norme relative ai distacchi sindacali nella pubblica amministrazione; sul finanziamento pubblico, ecc. Terzo: INFORMAZIONE. Abrogazione della pubblicità per la Rai, accompagnata da una normativa antitrust per il settore privato. Quarto. GIUSTIZIA. Occorre definire un progetto referendario "pe

r l'abrogazione parziale della legge che ha eluso il referendum vinto nel 1987". TEMPI, MODALITA' E COSTI DEI REFERENDUM. Poiché è assai probabile che si vada a votare a primavera del 1994, bisogna organizzare la raccolta delle firme prima della data di convocazione dei comizi elettorali. Va anche affrontato il problema dei costi, che saranno altissimi.

(RADIO RADICALE, 28 settembre 1993)

1. LEGGI ELETTORALI

PER LA CAMERA E IL SENATO SISTEMA UNINOMINALE ANGLOSASSONE PURO

Le leggi elettorali approvate dal Parlamento hanno tradito lo spirito - e per lo più anche la lettera - del referendum. Anziché realizzare un rigoroso sistema uninominale maggioritario anglosassone e aprire la strada a quell'autentica logica democratica espropriata da quarant'anni di partitocrazia, le nuove leggi contengono una serie di complicati marchingegni che consentono il rilancio del vecchio regime, sotto diverse spoglie.

Non solo la quota proporzionale del 25 %, ma il meccanismo dello scorporo (che obbliga ciascun candidato nei collegi uninominali a collegarsi con liste di partito), quello dei collegamenti e contrassegni plurimi (i cosiddetti "poliponi" e "mammozzi"), addirittura il divieto di candidature indipendenti, nella legge della Camera, rappresentano la negazione del sistema uninominale. La persona, con la sua storia e il suo rapporto con il territorio conterà ben poco. I candidati saranno tenuti stretti ai partiti con il morso e le briglie. Le candidature nei collegi uninominali saranno anch'esse una sorta di lista bloccata contrattata tra i partiti. I contrassegni partitici riempiranno le schede elettorali. Gli elettori saranno spinti a votare più per i simboli che per le persone.

Grazie agli accorgimenti adottati durante l'esame parlamentare (come già avvenne attraverso la legge "Mancino" per il referendum sul Senato tenutosi il 18 aprile) è possibile promuovere due referendum per realizzare, sia per la Camera che per il Senato, il sistema uninominale puro all'anglosassone, senza quota proporzionale, scorporo, mammozzi, poliponi e tutti gli altri aberranti meccanismi annessi e connessi. A questi referendum, per completare il "modello democratico", potrebbe essere abbinata una legge di iniziativa popolare per l'elezione diretta del Capo dell'esecutivo.

PER TUTTI I COMUNI, ESTENSIONE DEL SISTEMA MAGGIORITARIO.

Anche sulla nuova legge per l'elezione dei Consigli comunali e dei Sindaci è possibile un referendum per estendere a tutti i comuni (come già chiedeva il precedente quesito referendario eluso dal Parlamento) il sistema maggioritario attualmente previsto per i comuni fino a 15 mila abitanti.

Verrebbe così abrogato il sistema del premio di maggioranza a favore di più liste collegate (con i relativi "mammozzi" che contornano il nome del sindaco sulla scheda elettorale). Le forze che vogliono aggregarsi e proporre un candidato a Sindaco dovrebbero invece presentare un'unica lista. La maggioranza dei seggi nel Consiglio verrebbe attribuita, in un unico turno elettorale, alla lista maggiormente votata.

2. STATALISMO / PUBBLICA AMMINISTRAZIONE / SINDACATOCRAZIA / PARTITOCRAZIA

Un'economia non statalizzata e un capitalismo di mercato non familistico insieme a partiti politici e sindacati finanziati da cittadini e giuridicamente responsabili delle loro risorse, costituiscono obiettivi prioritari da perseguire contestualmente alla riforma elettorale e istituzionale.

Sono allo studio diverse ipotesi referendarie per aggredire i meccanismi che impediscono un'effettiva libertà del mercato nel quadro di rigorose regole a tutela di concorrenza e trasparenza. (La ricerca in atto spazia, a titolo di esempio, dalle tariffe amministrate alla cassa integrazione straordinaria fino alle norme del codice civile che limitano il potere dei soci nelle società per azioni a favore di un capitalismo ad altissimo tasso familistico. L'individuazione delle materie e degli oggetti sottoponibili a referendum è difficile anche perché le leggi tributarie sono escluse in base all'articolo 75 della Costituzione).

Sul secondo versante l'ipotesi maggiormente definita riguarda l'abolizione dei distacchi sindacali nella pubblica amministrazione a spese dello Stato (si tratta di un finanziamento pubblico surrettizio di gran lunga superiore al finanziamento pubblico dei partiti).

Un altro tema possibile è quello dell'iscrizione attraverso trattenuta automatica.

Sul finanziamento pubblico si può pensare ad una legge di iniziativa popolare che preveda unicamente la possibilità di detrazione dall'imponibile, entro un certo ammontare, dei contributi versati dai cittadini ai partiti (l'ipotesi di disciplinare la fornitura di servizi è sostanzialmente impraticabile, salvo che per l'uso della Tv). L'iniziativa dovrebbe inoltre prevedere che la responsabilità, anche giuridica, del finanziamento dei partiti sia imputata ai responsabili politici al massimo livello (cioè l'esatto contrario della proposta della commissione del senato che ha deresponsabilizzato i partiti, i loro leader e i loro iscritti attraverso fondazioni amministrate da "tecnici").

3. INFORMAZIONE

L'ipotesi referendaria più consistente è quella relativa all'abrogazione della pubblicità per la Rai (secondo il modello BBC). L'iniziativa referendaria andrebbe evidentemente accompagnata da una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una nuova normativa antitrust nel settore privato al fine di limitare il numero di emittenti da parte di ciascun soggetto privato e disciplinare la raccolta pubblicitaria (la mancanza di pubblicità da parte della Rai consentirebbe l'esistenza di più soggetti privati anche con una sola rete ciascuno). Il referendum comporterebbe pertanto la totale revisione dell'attuale assetto televisivo.

Minore consistenza hanno le ipotesi referendarie relative all'abolizione dell'ordine dei giornalisti, alla Commissione parlamentare di vigilanza e al canone Rai (il quale è comunque impraticabile per la sua natura di imposta legata al possesso dell'apparecchio televisivo).

4. GIUSTIZIA

L'obiettivo di una giustizia non soggetta a condizionamenti politici e di corporazione e magistrati indipendenti e responsabili, è fondamentale per un progetto di riforma democratica. Bisogna valutare l'opportunità e la praticabilità di iniziative referendarie.

Sul piano tecnico-giuridico è certamente possibile un referendum per l'abrogazione parziale della legge che ha eluso totalmente il referendum vinto nel 1987 con l'80 % di Sì. Rimarrebbe una specifica disciplina per i magistrati (senza alcuna automatica equiparazione con i pubblici funzionari) a salvaguardia della particolare funzione della magistratura. Con la modifica prodotta dal referendum, l'azione potrebbe essere promossa direttamente nei confronti del magistrato, anziché contro lo Stato (che poi può rivalersi sul magistrato). L'azione sarebbe limitata ai casi di dolo, colpa grave e denegata giustizia. Verrebbe abolita la casistica con le notevoli limitazioni alla colpa grave, ma rimarrebbe il filtro del giudizio di ammissibilità, considerato indispensabile dalla Corte Costituzionale. Per il sistema di elezione del CSM il quesito referendario è stato già dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. Non è possibile attraverso referendum separare le carriere del PM e del giudice.

TEMPI, MODALITA' E COSTI DEI REFERENDUM

Considerata l'altissima probabilità di votare nella primavera del 1994, i tre mesi della raccolta delle firme vanno necessariamente collocati, in base alla legge sul referendum, prima della data di convocazione dei comizi elettorali. Per esempio dalla metà di novembre alla metà di febbraio (più o meno come è accaduto per la precedente campagna referendaria conclusasi con il voto del 18 aprile scorso). Naturalmente i tempi andranno verificati valutando anche le condizioni necessarie per promuovere i referendum.

Dal punto di vista finanziario, i costi dell'iniziativa sono altissimi. Almeno un miliardo è necessario per le operazioni e gli adempimenti tecnici e organizzativi (stampa e spedizione dei moduli a tutti i comuni e comitati locali, autenticazione delle firme, comitato organizzativo a livello nazionale eccetera). A tali costi vanno aggiunti quelli di informazione che possono essere ancora maggiori a seconda del comportamento dei mass media, in particolare della Tv.

Per questo è necessario che tutti coloro che condividono l'importanza e la necessità dei referendum ai fini della costruzione del partito democratico si impegnino e mobilitino sin d'ora per assicurare la praticabilità politica, organizzativa e finanziaria dell'iniziativa.

 
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