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Beria d'Argentine Adolfo - 25 ottobre 1993
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di Adolfo Beria d'Argentine

SOMMARIO: Interessante racconto delle difficoltà incontrate nell'istituzione del Tribunale ad hoc per la ex Jugoslavia. Si ricordano le vicende che hanno visto accantonare (si dice per pressioni britanniche) il nome di Cherif Bassiouni come candidato all'incarico di Pubblico Ministero. Avendo egli già raccolto, come relatore della Speciale Commissione di esperti, una enorme quantità di dati e informazioni, si è temuto che potesse avviare troppo speditamente i processi. Qualunque altro candidato avrà invece molte difficoltà a predisporre il materiale informativo necessario.

(1994 - IL QUOTIDIANO RADICALE, 25 ottobre 1993)

Il Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia ha già alle spalle una travagliata storia, prima ancora di entrare in funzione. Una storia che ben descrive quanti ostacoli, prevalentemente politici, si frappongono alla messa in opera di una struttura che potrebbe modificare la vita del diritto internazionale.

Basti guardare, retrospettivamente, i problemi che ha avuto e ha la commissione speciale di esperti che deve raccogliere le prove sui crimini; la tensione creatasi nell'Assemblea Generale dell'Onu durante l'elezione degli undici giudici del tribunale ad hoc; e soprattutto le difficoltà incontrate nella scelta del pubblico ministero dal Consiglio di Sicurezza.

Su quest'ultima e determinante questione è emblematico il caso di Cherif Bassiouni, il giurista statunitense di origine egiziana candidato del segretario generale Boutros Ghali. Bassiouni faceva parte di una terna che il Consiglio di Sicurezza aveva deciso, a seguito si dice di un'azione diplomatica della delegazione inglese, di far ritirare per prendere in considerazione due altri candidati (uno argentino e uno asiatico).

L'esclusione del giurista di Chicago è da considerarsi particolarmente grave perché lo stesso era stato scelto nell'ottobre del 1992 proprio da Boutros Ghali per essere uno dei cinque membri della Commissione speciale di esperti, dove poi ha assolto la funzione di relatore speciale sulla raccolta e l'analisi di dati.

Alla metà di maggio del 1993 Bassiouni, con l'aiuto di diverse fondazioni e strutture universitarie statunitensi e di altri Paesi, aveva già registrato più di sedicimila pagine di materiale, con numerosissime testimonianze registrate in una banca dati computerizzata, che riguardavano tra l'altro stupri, uccisioni, massacri, torture, deportazioni forzate, e così via.

Sia la commissione di esperti sia Boutros Ghali avevano espresso la piena soddisfazione per il lavoro fatto da Bassiouni. E forse è stato questo enorme materiale a preoccupare gli inglesi, nel timore che un tempestivo inizio dell'attività del tribunale finisse per intralciare l'opera di David Owen e della conferenza di Ginevra per una soluzione diplomatica, entro breve tempo, del conflitto nella ex Jugoslavia. Un pubblico ministero che non fosse stato Bassiouni, invece, avrebbe dovuto impiegare almeno 6-8 mesi per conoscere la realtà su cui operare e spendere a vuoto, secondo i calcoli degli esperti, decine di milioni di dollari.

Brevi cenni, questi sul caso Bassiouni, che sono già indicativi di quanto alta sia la posta messa in gioco con la decisione di istituire il tribunale ad hoc. Se la mobilitazione internazionale riuscisse a rompere le schermaglie interne all'Onu, la prima pietra per il tribunale permanente sarebbe stata già posata.

 
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