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Archivio Partito radicale
Pascale Ernesto - 12 novembre 1993
Storie del transpartito: Ernesto Pascale*
Il partito trasnazionale è il seme per il domani

SOMMARIO: Ricorda di aver incontrato anni prima Sergio Stanzani, quando era ancora un "apprezzatissimo manager" prima di dedicarsi "a tempo pieno" alla politica. Del partito radicale, apprezza lo "spirito", il rilancio di un "nuovo umanesimo" che cerca di contemperare i valori della persona con le esigenze di crescita della collettività: che sono i temi "di maggior interesse per il nostro tempo". Nel partito transnazionale il "rispetto per l'individuo" e il "rispetto della collettività" "superano qualsiasi riferimento" ai dati dell'esistente. A questa ricerca, "coloro che partecipano al movimento" si dedicano in "spirito di servizio". E' uno spirito che si chiama "libertà". Ma ora i radicali dovranno analizzare perché gli elettori non abbiano "premiato" il movimento radicale, senza addebitare questa responsabilità a "terzi, elettori o politici che siano".

(1994 - IL QUOTIDIANO RADICALE, 12 novembre 1993)

Sono ormai passati più di trentacinque anni da quando incontrai per la prima volta, a casa di amici, Sergio Stanzani. Indossava uno smocking di elegante fattura, era un apprezzatissimo manager, aveva già fatto una brillante carriera e aveva davanti a sé un futuro di lavoro particolarmente promettente. Dopo non molti anni, Sergio fece una coraggiosa scelta di vita, dedicandosi a tempo pieno all'attività politica.

Richiamo questo ricordo personale solo per spiegare che per me, che sono appassionato di politica pur non avendo mai partecipato alla vita di alcun partito, è stato naturale mettere gradualmente a fuoco, attraverso le sapienti e spesse lenti di Sergio, le proposte politiche e lo spirito che animano il movimento radicale. Ed è proprio lo spirito del movimento che vorrei per primo sottolineare: è il rilancio, a me sembra, di un nuovo umanesimo che pone al centro dei suoi interessi la persona e che tenta di contemperare le esigenze di crescita e di sviluppo della collettività con i valori e le necessità che sono insite in qualsiasi essere umano.

La spiegazione semplificata e, tuttavia, corretta della crisi attuale del capitalismo e del marxismo, trova il suo fondamento, a mio modo di vedere, nella scarsa attenzione e, in alcuni casi, nel disprezzo con cui sono stati trattati e approfonditi i temi che riguardano l'individuo, i suoi diritti, le sue esigenze e gli spazi di carattere civile ed economico che gli sono necessari per vivere sia la sua vita sia il rapporto con la collettività. Ritengo che il tema politico di maggiore interesse per il nostro tempo sia infatti quello di conciliare in modo più armonico e proficuo lo "spazio" individuale e lo "spazio" collettivo.

A questo riguardo, a me sembra che Marco Pannella, Emma Bonino e molti altri abbiano avuto una grande intuizione quando hanno costituito il partito transnazionale dove il rispetto per l'individuo supera qualsiasi riferimento alla religione e all'appartenenza etnica, e dove il rispetto della collettività supera qualsiasi riferimento all'interesse nazionale e alle forze di aggregazione espresse dalla cultura e dalla storia. Quello del partito transnazionale è un seme di vitale importanza per il mondo di domani che, per ora, ha dato frutti molto limitati ma che per i nostri figli potrebbe costituire un punto di riferimento indispensabile per la loro progettualità.

Non voglio ora ricordare le grandi battaglie svolte dal movimento radicale con proposte politiche innovative, tutte animate da grande spirito di servizio nei confronti degli individui e della collettività, anche se non tutte pienamente condivisibili. Lo spirito di servizio, a me sembra, è il vero tessuto connettivo che lega tutti coloro che partecipano al movimento e che lo incarnano con il loro sacrificio personale, con la loro "pulizia" economica e intellettuale, con la loro accettazione pregiudiziale di qualsiasi diversità. E' uno spirito che si chiama libertà. Scriveva un poeta francese: "e in virtù di una parola ricomincio la mia vita, sono nato per conoscerti, per chiamarti libertà".

Vorrei concludere queste poche righe accennando a questo tema. Gli elettori non hanno finora premiato il movimento radicale per le tante battaglie combattute nell'interesse generale della collettività. Neppure le forze politiche hanno mostrato gratitudine a uomini che, in particolare nel '92 e nel '93, hanno manifestato grande senso di responsabilità civile nei confronti del Paese e hanno conseguentemente ricercato, di fronte a prospettive di collasso politico ed economico, soluzioni di aggregazione, rinunciando a qualsiasi interesse particolaristico. Ritengo sia necessario per i radicali approfondire e capire i motivi che hanno determinato questa situazione e che certamente non possono essere addebitati a terzi, elettori o politici che siano. In un rafforzato spirito di libertà, fino alla spietatezza, i radicali sapranno, questo è il mio auspicio, trovare le giuste risposte.

* Presidente della Sip

 
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