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Il Giorno - 17 novembre 1993
Parte la scommessa del tribunale per l'ex-Jugoslavia
Si insedia oggi all'Aja la corte voluta dall'Onu: ma il difficile sarà catturare gli imputati.

SOMMARIO: Dà corretta informazione sulla costituzione del Tribunale Internazionale, desumendone i dati e le caratteristiche principali dalla conferenza stampa tenuta a Roma da Marco Pannella, Giandomenico Caggiano e i ministri Andreatta (esteri) e Conso (giustizia), di cui si riferiscono i giudizi molto positivi e soddisfatti. Riferisce però anche dei dubbi persistenti sulle reali possibilità di funzionamento dell'organismo, vincolato da difficoltà funzionali (mancanza di fondi adeguati) e operative (i colpevoli non possono essere giudicati in contumacia).

(IL GIORNO, 17 novembre 1993)

Bruxelles - Il tribunale internazionale sui crimini di guerra nell'ex Jugoslavia, istituito il 26 maggio scorso dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, tiene oggi la sua riunione costitutiva all'Aja. Gli undici giudici eletti il mese scorso dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite terranno una prima breve udienza solenne nel pomeriggio, durante la quale pronunceranno il rituale giuramento. Rimarranno poi all'Aja, ospiti della Corte internazionale di giustizia, per due settimane, dedicate soprattutto alla definizione delle questioni procedurali e all'elezione del presidente del tribunale.

Resta ancora imprecisata la data dell'inizio della fase processuale. Secondo il ministro degli Esteri olandese Pieter Koijmans, che oggi pronuncerà il discorso inaugurale, "ci vorranno almeno sei mesi perché il tribunale diventi operativo". Con la risoluzione del 26 maggio scorso, il Consiglio di sicurezza ha deciso la costituzione di un tribunale internazionale "per giudicare le persone presunte responsabili di violazioni gravi del diritto umanitario internazionale commesse sul territorio dell'ex Jugoslavia dopo il primo gennaio 1991".

Molti interrogativi rimangono tuttavia aperti sul futuro di questa corte speciale. Il bilancio di funzionamento deciso dall'Onu - circa 32 milioni di dollari per il primo anno - non è ancora stato approvato. E non sono stati nominati i 350 funzionari che dovrebbero istruire i processi. Per ora sono stati designati solo gli undici giudici, provenienti da Usa, Canada, Italia, Egitto, Cina, Francia, Malaysia, Australia, Nigeria, Pakistan e Costa Rica, e il procuratore generale, l'attuale ministro della Giustizia del Venezuela, Ramon Escovar Salom.

La corte non potrà avviare procedimenti senza che gli accusati siano presenti. Ma non è chiaro ancora come i presunti responsabili di atrocità nell'ex Jugoslavia potranno essere arrestati e tradotti davanti ai giudici, nonostante la risoluzione dell'Onu imponga in teoria a tutti gli Stati, e quindi anche a quelli post-jugoslavi, di consegnare gli imputati.

"1994", quotidiano dei radicali italiani, commentando l'avvenimento titola: "Finalmente!". Marco Pannella sottolinea che adesso opinione pubblica e politici dovranno rendersi conto che quello del Pr in questi ultimi mesi non è stato "un impegno stravagante". Il ministro degli Esteri, Andreatta, parla di iniziativa "estremamente importante". E il ministro della Giustizia, Conso, afferma che l'insediamento di oggi all'Aja è "un evento straordinario".

Così, in una conferenza-stampa a Roma (altre si sono svolte contestualmente in vari Paesi del mondo), si è festeggiata la nascita del tribunale. A dieci mesi dalla prima iniziativa, il Pr transnazionale ha raggiunto uno degli obiettivi che si era prefissato: il superamento delle "trappole burocratiche", degli "ostruzionismi politici" e delle "lungaggini" che stavano ritardando pericolosamente l'istituzione formale della corte.

"Un evento straordinario - commenta il ministro Conso, che partecipò alla progettazione prima di diventare ministro - se si pensa che a fine gennaio non esisteva ancora nulla. C'è stata una rapidità sbalorditiva, se si conoscono i tempi delle convenzioni internazionali. Una celerità improvvisa nonostante gli ostacoli che si frapponevano, ma i crimini gridavano vendetta e non si è potuto dire no".

Dal ministro degli Esteri, Andreatta, soddisfatto "per la capacità di movimento di Pannella, che è stata preziosa in Italia, mentre altri lavoravano all'estero", viene un appello ai giornalisti perché sia dato più spazio all'importante iniziativa, uno spazio maggiore "di quello che dareste a qualche Procura di qualche sottoprovincia della nostra Repubblica".

 
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