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Il quotidiano radicale - 23 novembre 1993
Cronaca di un'elezione mancata

Nel 1988, primo firmatario Sciascia, viene avanzata la candidatura di Pannella a Commissario Cee. Ma socialisti e democristiani pongono il veto

SOMMARIO: Rievoca la vicenda della candidatura di Marco Pannella alla carica di Commissario presso la CEE, dopo le dimissioni di Natali e Ripa di Meana, nel 1988. La candidatura, avanzata da Sciascia, ottenne autorevoli adesioni, ma venne bocciata per il veto di Martelli (e di Craxi, ovviamente). Le adesioni raccolte attorno all'appello raggiunsero la quota di 130 parlamentari. Anche Montanelli si dichiarò d'accordo. Ma non ci fu nulla da fare. Troppo spesso, le candidature italiane rispecchiano solo interessi di partito. E' uno dei motivi dello scarso prestigio, a Bruxelles, della presenza italiana.

(1994 - IL QUOTIDIANO RADICALE, 23 novembre 1993)

E' il 30 ottobre 1988: grandi manovre per la sostituzione dei due membri italiani della Commissione Cee, il dc Lorenzo Natali e il socialista Carlo Ripa di Meana, dimessisi. Un po' a sorpresa viene avanzata una candidatura Pannella. Achille Occhetto, segretario dell'allora Pci, dichiara: "Riteniamo che il prossimo membro italiano della Commissione si debba scegliere in una rosa in cui ci sia anche il nome di Marco Pannella". Il 5 novembre viene reso pubblico il testo di un appello per la candidatura del leader radicale; il primo firmatario è Leonardo Sciascia. Seguono le adesioni di Norberto Bobbio, Carlo Bo, Edoardo Amaldi, Antonino Zichichi.

Argomenta Giorgio Bocca: "Condivido che Marco Pannella, uomo dalle molte e valide battaglie vada a rappresentare l'Italia alla Cee, quale candidato dell'opposizione, come avviene in quasi tutti i paesi".

Il 14 novembre, però, l'allora vicesegretario del Partito socialista, Claudio Martelli, considerato molto vicino alle posizioni e alla cultura radicale, futuro iscritto al Pr, si dice contrario alla candidatura Pannella: "Francamente non vedo una giustificazione - dice in un'intervista - per affidare una responsabilità di questa natura a Pannella, che non ha esperienza alcuna di istituzioni di governo. Senza voler sminuire la sua personalità - prosegue - mi sembra più un uomo di movimento che di governo". Risponde il leader radicale: "Sarei lietissimo di incontrarmi con il segretario del Psi, Bettino Craxi, per chiarire ogni equivoco in proposito e fra di noi".

Le adesioni di parlamentari all'appello raggiungono, il 23 novembre, quota 130; si aggiungono i sì di numerosi esponenti dell'economia, della finanza, della cultura, dello spettacolo. Niente da fare. Il 25 novembre il presidente del Consiglio, il Dc Ciriaco De Mita, designa i due italiani che raggiungeranno la Commissione Cee: si tratta di Filippo Maria Pandolfi e di Carlo Ripa di Meana. A nulla serve neanche la risoluzione presentata alla Commissione Esteri di Montecitorio, sottoscritta da Pli, Psdi, comunisti, Sinistra Indipendente, demoproletari, e alla quale sono favorevoli anche molti Dc e i repubblicani.

Tra i fautori della candidatura Pannella è da annoverare anche il direttore del "Giornale". "Questa era la prima volta - scrive Indro Montanelli, rispondendo a un lettore - che Pannella aspirava ad una poltrona che, fra l'altro, non gli sarebbe andata affatto larga, perché, morto Altiero Spinelli, Pannella è probabilmente il parlamentare italiano che meglio conosce i meccanismi comunitari. Non so se in quegli ambienti riscuota più successi o antipatie. Ma so che inosservato non passa mai. Anche perché quando affronta un problema, levarglielo di bocca è più difficile che levare un osso dai denti di un mastino".

La vicenda è emblematica del modo come spesso i partiti italiani trattino la politica europea. I seggi di parlamentare a Bruxelles o, come in questo caso, di Commissario, vengono attribuiti e sono considerati come "poltrone" per notabili trombati o per compagni di partito da gratificare. A volte le persone così scelte funzionano bene. Ma troppo spesso i comportamenti italiani vengono stigmatizzati dagli altri Paesi. E' uno dei motivi per i quali l'Italia gode, nelle istituzioni comunitarie, di scarso prestigio e peso.

 
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