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Mercenaro Andrea, Pannella Marco - 25 novembre 1993
"La svolta da 9 milioni di firme"
L'Intervista - Parla Marco Pannella: la mia ricetta per una Italia liberal-liberista

La Lega? Una bomba democratica

"Il mio progetto passa attraverso 10 referendum sostenuti dal Carroccio"

di Andrea Marcenaro

SOMMARIO: Brillante botta-e-risposta tra l'intervistatore Andrea Marcenaro e Marco Pannella, per esaminare in tutte le sue sfaccettature il progetto dei 13 referendum al quale hanno dato la loro adesione sia la Lega Nord che Ad, collocandolo nel contesto politico determinatosi dopo il voto amministrativo del 21 novembre. Pannella manifesta contrarietà per un articolo di Vittorio Feltri in cui si auspica un "abbraccio" tra Lega e MSI, un disegno "per far correre l'avventura della conversione a destra...del movimento leghista", e poi per le scelte della grande stampa, secondo la quale "la salvezza d'Italia è legata all'egemonia del PDS"; esalta poi e puntualizza le caratteristiche dell'iniziativa referendaria che in "70 settimane" potrebbe garantire al Paese "la grande riforma", "anglosassone" e "liberal-liberista". In merito al ventilato accordo Lega-Msi, sostiene che esso sarebbe "una barbarie neofascista-sfascista", contro i cui pericoli avrebbe buon gioco il PDS a porsi come unica salvezza. I referendum po

trebbero fare della Lega, del "popolo lombardo" "il costruttore di una realtà democratica immensa", sottraendo Bossi stesso al destino di apparire sempre come "il mostro" fabbricato artatamente dalla stampa. Tra i tanti temi toccati dalla vivacissima intervista, anche il referendum contro la cassa integrazione, che Pannella difende dalle critiche del giornalista: "La cassa integrazione - afferma - crea disoccupazione..."

(IL GIORNO, 25 novembre 1993)

Roma - Si alza dal letto che si onora di contenerlo, Marco Pannella, allunga la mano appena sveglia sull'"Indipendente", scorre il fondo di prima pagina e sbotta: "Lo sapevo, lo sapevo!"

Sapeva che cosa, il leader radicale?

"Che Feltri, il direttore, avrebbe spinto per l'abbraccio tra la Lega Nord di Umberto Bossi e il Msi di Gianfranco Fini".

E' il suo caffè. Fuori, la piccola borghesia romana ha appena finito di decretare il trionfo dei fascisti affannosamente protesi a divenire la famosa Nuova destra.

E da Napoli, gli echi dell'applauso alla spumeggiante nipote del Duce non sono ancora spenti.

In un'Italia mai tanto divisa, confusa e testardamente incerta però, lui, Pannella, non sembra risentire del clima.

Il Paese vuole salvarsi? Lo ascolti, allora, trascriva diligentemente la ricetta e poi corra, in fretta, mi raccomando, a comprare la medicina.

Occorre forse aggiungere che nella prescrizione del grande medico radicale spicca la magica parola: referendum? Macché, è ovvio.

Nei giorni caotici e nebbiosi della cosiddetta rivoluzione dolce Pannella referendeggia, al solito: 13 quesiti semi-ignoti per una strategia tanto fantasiosa quanto sconosciuta ai più.

Dove si spazia dall'uninominale secca, inglese, alla riforma del mercato, dall'abolizione della cassa integrazione alla ritenuta d'acconto.

Lucide follie? Mica tanto: questa volta, anche se la notizia è semiclandestina, dietro ai soliti banchetti che raccolgono firme, potrebbero impegnarsi fianco a fianco i militanti della rosa e quelli del carroccio.

Questa, almeno, è la speranza. Bossi ha detto di condividere l'impegno di Pannella per dieci dei tredici referendum.

Ecco spiegato il motivo della rabbia mattutina di Marco, alla lettura dell'"Indipendente": "Il giornale di Feltri prospetta un'alleanza tra il Msi e la Lega. La invoca, la spinge".

D. E allora?

R. "Si tratta di un lucido disegno per far correre l'avventura della conversione a destra, quando non addirittura autoritaria, del movimento leghista".

D. Mentre lei ritiene possibile l'opposto?

R. "Certo, il mio disegno è opposto".

D. E cioè?

R. "Se sui contenuti di dieci referendum ultrademocratici si incontreranno Lega, Alleanza democratica, radicali e altri, l'avventura di fare del leghismo una forza di destra verrà sconfitta".

D. Secondo lei, Bossi è tentato dalle sirene di Fini?

R. "Escludo che possa marciare sul sentiero di un accordo col Msi".

D. Ma dei referendum proposti da Pannella non si sa quasi nulla. E tantomeno si sa che Bossi vi ha aderito. Perchè?

R. "Alla base della disinformazione di oggi ci sono gli stessi motivi per cui ci isolarono durante il regime".

D. Ecco la litania del lamento.

R. "Macché. Il fatto è che i liberal-liberanti alla Montanelli o alla Feltri, per non parlare dei Mieli e dei Mauro, sostengono solo quello che viene fatto dai loro protetti e comparucci".

"Se lo facciamo noi, che non siamo i comparucci di nessuno, non va bene. E si tace".

D. Feltri raccoglie ogni giorno le firme dei suoi lettori per lo scioglimento anticipato del Parlamento.

R. "Cioè le raccoglie per nulla, dato che lo scioglimento è assicurato".

D. Montanelli ha appoggiato sul suo "Giornale" il disegno e la grande scommessa di Mariotto Segni.

R. "Già, Segni vuole un milione di firmette non autenticate. Roba che basterebbe Giulio Savelli da solo, a raccoglierle. Certo, se non le mette insieme va a casa".

D. E voi invece?

R. "Ascolti bene. Noi dobbiamo tagliare il traguardo di nove milioni di firme autenticate da notai e cancellieri su moduli vidimati, spediti a quindicimila tra segretari comunali e tribunali. E dobbiamo raccogliere nove milioni di certificati elettorali".

D. Sforzo superbo, non c'è dubbio, ma per quale risultato?

R. "Se ce la facessimo, entro 70 settimane, in meno di un anno e mezzo, cioè, l'Italia compirebbe finalmente la grande Riforma di se stessa: istituzioni al cento per cento anglosassoni e rivoluzione della struttura economico-sociale in senso liberal-liberista".

D. L'inafferrabile miraggio del mercato?

R. "Quella cultura del mercato che l'Italia non ha mai avuto ma che è componente essenziale e imprescindibile di una democrazia".

D. E ancora una volta vedremo Pannella contro tutti, impegnato in titanici sforzi...

R. "No. Questo progetto, che ha già il timbro prestigioso di intellettuali come Panebianco e Pera, può unire noi alla Lega, ad Alleanza democratica e ai referendari democratici di tutti i partiti".

D. Raccoglierebbe la maggioranza dei consensi del Paese?

R. "Una maggioranza sicuramente oltre il 60 per cento".

D. Intanto, però, il Paese discute d'altro. Il suo progetto non morde, non sembra incidere sulla politica di oggi.

R. "Ci muoviamo velocemente. E aggiungo una cosa: se noi riuscissimo a raccogliere le firme referendarie in 40 giorni, del tutto indipendentemente dai nostri stessi calcoli, questo avrebbe probabilmente un'incidenza importante sulla prossima consultazione elettorale di primavera".

D. A proposito, quando si voterà?

R. "Mi pare il 3 aprile. Arriveremo a quella data con una legislatura che rischia di esser la più caotica dal 1919 a oggi".

D. E per di più lei teme che dietro l'angolo si nasconda il famoso accordo tra Msi e Lega Nord.

R. "Per il momento è perfino più temibile e più attuabile, rispetto alla tragicommedia Lega-Msi, un accordo di unità nazionale tra Lega e Pds".

"La prima cosa, tra l'altro, non avrebbe neanche le cifre per tentare di esistere".

D. Perché?

R. "Se si mettesse con gli ex fascisti, in tutto il Nord la Lega restituirebbe alla sinistra gran parte di quel che le ha preso"

D. Gli italiani dicono: peggio di così non si può andare. Si adegui, onorevole Pannella, accetti anche lei la possibilità che leghisti e missini potrebbero mettersi insieme e magari governare.

R. "L'Italia cadrebbe dalla padella nella brace, no grazie. Durante la partitocrazia, nonostante tutto, siamo riusciti a fare i referendum sui diritti civili. Era una situazione intollerabile, ma non ci sarebbe paragone..."

D. Questi, forse, non ruberebbero.

R. "Sarebbe il partito del no al divorzio, del no all'aborto, del sì al finanziamento pubblico dei partiti, della destra ateo-clericale, delle simpatie a Saddam Hussein e al fondamentalismo arabo, delle simpatie serbe per Milosevic. No".

D. Forse ci sarebbero meno scippi. E i treni, questo è certo, arriverebbero in orario.

R. "Con loro potrebbe cadere quel poco di prezioso che siamo riusciti a salvare fino ad oggi nella nostra storia nell'ultimo secolo. Verrebbe abbattuto il nostro ponte di Mostar".

D. Perdoni la mia insistenza. Ma c'è chi non la pensa affatto così. Mi riferisco a persone non solo non sospette di sentimenti nostalgici, ma moderne, efficientiste...

R. "Se non conoscessi Vittorio Feltri, direi che quello che scrive lo scrive per conto di Botteghe oscure"

D. Questa poi, perché?

R. "Perché il Pds potrebbe avere un'unica giustificazione storica: quella di porsi come il salvatore della barbarie neofascista-sfascista rappresentata dall'eventualità che Msi e Lega possano congiungersi".

D. Forse il senatore Gianfranco Miglio non la vedrebbe male.

R. "E' vero: l'ideologo di una simile operazione non sarebbe Bossi e non sarebbe Fini. Sarebbe Miglio.".

D. Miglio ama le polveriere.

R. "Ma qui ci sarebbe la garanzia di una polveriera italiana che giustificherebbe il governo giacobino di salute pubblica a guida Pds".

"Magari con Leoluca Orlando Presidente del Consiglio. Oppure, perché no?, della Repubblica".

D. E per disinnescare una santabarbara del genere voi proponete 13 referendum? Sembra il famoso dito nella fessura della diga che sta per venire giù.

R. "La nostra proposta non disinnesca un bel nulla: è una bomba democratica".

D. Come può esplodere?

R. "Facciamo un'ipotesi: che davvero, nonostante l'allineamento d'acciaio del "Corriere" e della "Stampa" al disegno per cui la salvezza dell'Italia è legata all'egemonia del Pds, da domani scendessero in campo in tutti i Comuni lombardi i militanti della Lega e, dove esistono, i tavolinari storici radicali. Facciamo l'ipotesi che la sola Lombardia si mobiliti per dare all'Italia la grande occasione di poter votare (se votare Sì o votare No, si vedrà poi) sui 13 referendum".

D. Accettiamo l'ipotesi che possa accadere tutto ciò. Cosa vedremmo, in questo caso?

R. "Vedremmo plasticamente trasformato il popolo lombardo, nella sua verità, trasformato in costruttore di una realtà democratica immensa. Resa tale per l'uso dei mezzi, per gli obiettivi e dal suo carattere popolare".

"Questo diventerebbe in pochi giorni, in due settimane al massimo, l'oggetto obbligato dello spettacolo televisivo e giornalistico italiano. E certamente non solo italiano".

D. La Lega reazionaria, la Lega retriva, piccina, corporativa, egoista, avara e forse razzista, lei ce la presenta come una generosa levatrice di democrazia. Lei è matto. Continui.

R. "La Lega può essere, oggi più che mai, - o non lo sarà nemmeno domani - una sorprendente e imprevista bomba democratica e civile".

"Oggi, subito, immediatamente, non domani o chissà quando. E' di questo, che si ha paura".

D. Paura?

R. "Si, paura. C'è il bisogno di sbattere il mostro Bossi tutti i giorni in prima pagina. Si scelgono quattro o cinque parole nelle valanghe pannelliane dei suoi discorsi, le si isolano quasi sempre dal contesto ed ecco fatto. Che poi quelle quattro o cinque parole siano quasi sempre assolutamente infelici, non attenua la gravità del giochetto indecente su di lui".

D. Senta, onorevole Pannella, noi stiamo procedendo in questa intervista come il cieco e il sordo. Lei dice: immaginiamo, facciamo l'ipotesi, mettiamo il caso. E' un sogno, ma i fatti dove sono?

R. "I fatti vengono nascosti dall'informazione. Quando la Lega sembra volersi costituire in continuatrice del movimento per i diritti civili, in una sorta di servizio pubblico democratico, di lei non si parla, la notizia non interessa i direttori dei giornali".

D. Esempi.

R. "Quando la Lega mette a disposizione del Comitato di coordinamento referendario la sua sede romana in via Pozzo delle Cornacchie, chi lo scrive? Quando la Lega, come abbiamo fatto noi, versa 75 milioni per la stampa dei moduli necessari, a chi interessa raccontarlo? E Alleanza democratica? In quanti casi è stata decantata, portata in palma di mano, riverita...ma chi sa che Ad è convergente con noi sul pacchetto e la ragione politica dei referendum? Chi lo sa, chi lo scrive?"

D. Montanelli vi ha appoggiato.

R. "Ma ora tace, e con lui tace Feltri e non parliamo di "Stampa" e "Corriere". Tutti quelli che, a suo tempo, dichiararono di volere un'evoluzione democratica della Lega hanno come un riflesso di occultamento proprio su quelle notizie che vanno nel senso di quell'evoluzione democratica tanto auspicata".

D. Insomma, altri referendum toccasana?

R. "No, nella storia non esistono toccasana. Ma un grande progetto liberale europeo, quello c'è".

D. Un progetto che passa anche attraverso l'abolizione, per referendum, della cassa integrazione. Proprio oggi era necessario proporla? Oggi che c'è la crisi, che ci sono i licenziamenti, che gli ammortizzatori sociali sono così nel mirino eppure così utili?

R. "La cassa integrazione crea disoccupazione. Chi può far finta di non saperlo, ormai? Distrugge il mercato, toglie investimenti dai settori trainanti dell'economia per buttarli nei settori decotti, destinati a morire".

"Gli Antonio Martino e i Marongiu preferirebbero la nostra ipotesi di salario minimo garantito, mi creda"

D. Loro, forse. La gente, però, gli elettori, continuano a preferire il Pds e Occhetto. Lì, mostrano di credere, è il baluardo contro l'avanzata della barbarie. E lì votano.

R. "Il voto al Pds era ultraprevisto."

D. Perché?

R. "E' l'unico partito che esce dal quarantennio con giganteschi profitti di regime, con duemila miliardi di patrimonio immobiliare, per esempio, e il controllo su tutto il territorio. Il Pds è stato formica, non cicala. Garantisce tutto il parastato sindacale e partitocratico. Le sue reti sono piene di questo pesce".

D. Il prossimo Governo come sarà?

R. "Dopo le elezioni non lo so e non m'interessa. Ma prima delle elezioni bisognerebbe fare un governo Pannella, magari a San Marino".

 
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