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Caprara maurizio - 14 gennaio 1994
Pannella, quel "mulo abruzzese" che non si sente affatto sconfitto
di Maurizio Caprara

SOMMARIO: Il capogruppo dei socialisti dissidenti da Del Turco, Franco Piro, ha assicurato l'appoggio ai 13 referendum dei 51 deputati che lo seguono. Ma Pannella ha in realtà perso, perché la sua mozione di sfiducia non ha fatto ritardare le elezioni e non ha prodotto il Ciampi-bis. Pannella sostiene che "la Prima repubblica non è morta...Il rinnovamento non ha investito ancora i magistrati e i giornali". Intanto "già scricchiola qualcosa nel patto di Segni", il "polo di Centro" è un "cantiere disordinato", ecc. Pannella dà quindi la sua versione delle ultime manovre Segni-Lega-Martinazzoli. Infine, l'articolo tratteggia l'identikit di alcuni dei firmatari della sua mozione: "Feudatari della DC come Remo Gaspari...", ecc. Comunque "Pannella non affonda con la legislatura": si definisce lui stesso "un mulo abruzzese".

(CORRIERE DELLA SERA, 14 gennaio 1994)

L'ennesima vittoria gli era caduta tra le mani ad ora di pranzo: aveva colonizzato anche la maggioranza dei deputati del Psi. Dopo aver telecomandato per settimane frotte di deputati democristiani e vari dispersi del vecchio quadripartito, Marco Pannella ha ricevuto da Franco Piro un appoggio solenne ai suoi 13 referendum. Non più a titolo personale. Un'adesione data nell'aula della Camera, a nome di quei 51 socialisti ammutinati contro Del Turco che vorrebbero Piro capogruppo.

Eppure anche quella vittoria è diventata, nel giro di un'ora, una moneta svalutata. Forse servirà ai radicali per raccogliere firme nei collegi dei 51. Per il loro capo non equivarrà più a consensi utili a fargli guidare truppe altrui: se la legislatura è di fatto scaduta, la truppa andrà a casa. Benchè lui lo neghi, Pannella ieri ha perso. Con la sua mozione di sfiducia si era prefisso gli obiettivi di un Ciampi bis o di un governo Segni. Incassa un Ciampi dimissionario con la certezza delle elezioni anticipate. Come si sente lui, animale irripetibile e anomalo della Prima Repubblica, mentre l'Italia viaggia verso la Seconda? Che ne sarà della sua capacità di scomporre e ricomporre schieramenti, di sfruttare a proprio vantaggio le debolezze altrui, di usare un micropartito come l'aeroplanino di un guastatore, di quella perizia tattica che lo ha portato a contare per settimane più di Craxi, Andreotti, Forlani e tanti generali fuori uso?

"La Prima Repubblica non è morta", risponde. "Restano ancora in piedi due suoi pilastri fondamentali. Se il rinnovamento riguarda finora i politici e in parte gli industriali, non ha investito ancora i magistrati e i giornali", sottolinea Marco il prestigiatore.

Il suo ufficio alla Camera è una stanzetta con una Colomba di Guttuso al muro e un leone di metallo sulla libreria. Sì, colomba e leone. Con lui la verità non è mai solo una. E la sconfitta di questo dibattito parlamentare non sarà la sua fine. Già scricchiola qualcosa nel Patto di Segni, perchè alcuni aderenti laici vorrebbero garanzie di non annullarsi nelle braccia della Democrazia Cristiana. Il polo di Centro è tuttora un cantiere disordinato. Pannella fa pensare: "In dicembre io ho presentato la mozione. Scalfaro, per come sono andate le sue consultazioni con i presidenti delle Camere e con Ciampi, ci ha regalato 19 giorni di tempo. L'assoluta cecità politica di Mino Martinazzoli e di Segni ha fatto perdere un'occasione. Hanno dilapidato un tesoro".

Mica parla con rabbia. Però è un po' più mogio, Pannella. La sua versione per i giornali e le televisioni sulle mosse di Ciampi è: "Questo volevo, questo è avvenuto. Ho ritirato la mozione perchè aveva esaurito la sua funzione di provocare il dibattito. Dal capo dello Stato mi aspetto ora le decisioni più assennate. Sono fiducioso che saranno le migliori".

Naturalmente l'uomo che fatto scervellare mezza Italia per capire dove portassero le sue gimkane fra le procedure parlamentari respinge la tesi che la sua proposta di formare un altro governo avesse due scopi: dare fiato a tanti inquisiti, ammaliati dal suo garantismo e pronti a seguirlo come un faro nel buio; dare tempo al Centro per prepararsi alle elezioni. Ma la sua ricostruzione dei fatti non indirizzerà verso il segretario della Dc e il suo principale alleato le simpatie dei tanti peones desiderosi di una legislatura di eterna durata.

"Il capogruppo leghista Roberto Maroni - racconta Pannella - incontrò Segni per dirgli: se a Palazzo Chigi vai tu, noi ci stiamo. Tu ci stai? Maroni ha ritenuto di capire che Segni accettasse. Per questo Bossi poi ha dichiarato che voleva un governo Segni. Allora cercai Martinazzoli a Brescia. 'E' molto difficile però ci provi', mi ha detto Mino. Beh, a un certo punto Mariotto è scomparso. Lo cerco al telefono da sei giorni e, guarda un pò, non si trova".

Piaceva, l'operazione. Le cronache non ci si sono soffermate a sufficienza, ma fa impressione l'elenco dei 164 deputati che avevano firmato la mozione di sfiducia. Eccone alcune: feudatari della Dc come Remo Gaspari; un ex vicepresidente del Consiglio come Claudio Martelli (ma non aveva annunciato di "autosospendersi" dall'attività parlamentare?); un ex segretario di partito di governo come il socialdemocratico Antonio Cariglia; quella pallina di mercurio da termometro rotto che è Vittorio Sgarbi, la nuova coppia democristiana Pierferdinando Casini-Clemente Mastella che fa passare per centrista una, pur legittimissima, politica di centrodestra.

Per capire la presa di Marco il prestigiatore basta un dettaglio. Fino a quando non ha annunciato lui che la ritirava, ieri all'una ancora 36 deputati democristiani e 31 socialisti avevano mantenuto le loro adesioni alla mozione di sfiducia. Chi lo ama e chi lo odia, dunque, tenga conto che Pannellone al momento non affonda con la legislatura. Perchè conserva un know how di prassi e cavilli istituzionali con pochi pari. Perchè alcuni dei suoi 13 referendum sono studiati per mettere alla sua mercè futuri governi (uno darebbe ai lavoratori dipendenti l'intera busta paga senza trattenute all'origine, affidando a loro i versamenti delle tasse). E perchè poi la migliore definizione di sè è la sua: "Un mulo abruzzese". Testardo. Per natura.

 
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