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Miglioretti Sandra - 14 gennaio 1994
E PANNELLA AFFONDA CON I SUOI REFERENDUM
La sconfitta più grande nel giorno che sancisce la fine dell'undicesima legislatura. Ma lui non si arrende

di Sandra Miglioretti

Bocciato in Senato anche il decreto miliardario per salvare Radio radicale

SOMMARIO: Pannella "ha perso non la partita ma il campionato". Ne ha fatte di tutte, indossando un "frac da prima Repubblica morente, tutto partitocratico", da quando ha capeggiato "il partito del nonvoto", ecc., in un"crescendo caotico di iniziative". Ma "le disgrazie non vengono mai sole": sono perduti anche i referendum e "il decreto miliardario per Radio radicale". Rispondendo ad accuse e (come lui stesso dice) a "cazzate", "gli è rimasta una medaglia che lui rifiuta: quella di eroe della resistenza antivoto". Si lamenta del PDS, e certo gli brucia quel voto alla camera "che provocò la sua uscita da Montecitorio nell'altra legislatura".

(IL SECOLO XIX, 14 gennaio 1994)

Roma - Nel giorno del Grande Tonfo, in Transatlantico, corre un mordace giudizio di Fellini: "Pannella è una di quelle comparse che nella valigia porta di tutto, anche un frac giallo". Quel frac il vecchio guru radicale lo ha indossato da quando è scoppiata Tangentopoli, da quando le Camere hanno votato la nuova legge elettorale, da quando Scalfaro (da lui sponsorizzato, prima per la presidenza di Montecitorio, poi per il Quirinale) ha promesso di far vivere la volontà popolare sciogliendo il Parlamento. Frac da Prima Repubblica morente, frac tutto partitocratico. Ha capeggiato la resistenza del "partito del non voto", ha benedetto le grandi manovre della confraternita degli inquisiti. Per settimane ha malignamente costretto indagati e gregari a presentarsi alle 7 del mattino per tutelare le loro poltrone. Ha difeso il suo "amico" Craxi. Ha difeso Andreotti. Ha attaccato i giudici in nome dello Stato di diritto. Ha sparato contro la Rai, "sistema criminale, associazione di stampo mafioso". Un crescendo caoti

co di iniziative, di bombe verbali, di zeppe per Ciampi e Scalfaro.

La svolta, il 21 dicembre quando presenta la mozione di sfiducia e chiede a gran voce un "governo politico". E' l'atto supremo, finale, per salvare lo zatterone dell'undicesima legislatura. Un grand guignol che replica fino alle 15 di ieri, quando Ciampi fa calare il sipario con le sue dimissioni. Una sconfitta per il vecchio leader, per il teleprofeta, che si era appena esibito nell'ultima sceneggiatura: trasformare un voto di sfiducia al governo in una overdose di fiducia. Eclisse di un capopolo. Le disgrazie non vengono mai sole: evaporano, con la legislatura, i 13 referendum anti Rai e anti tutto. Il Senato boccia il decreto miliardario per Radio Radicale. Il polo antisinistre è già sotto diaspora, grazie al Papa, e al gran rifiuto di Montanelli.

Mastica amaro, Pannella, nel giorno della caduta. Incrocia il socialista Mauro Del Bue che ha scelto il campo progressista, lo apostrofa: "Bravo, onorevole Della Vacca...". L'uomo non sa perdere. Del Bue è molto dispiaciuto: "Mi considera un traditore, sono stato il primo socialista a prendere la tessera radicale.. Il fatto è che Marco avrebbe volentieri sfiduciato Scalfaro, ma ha le mani legate, è stato il suo 'patron' per il Quirinale". Pannella sibila: "La partita non è finita, c'è il secondo tempo... Vedrete, vedrete". E che altro c'è ancora da vedere? I giochi sono chiusi. Si va a votare. L'uomo non si arrende. "Perdente io? Questa è una piccola cazzata", ride acido. L'aveva detto anche ai leghisti che gli rinfacciarono ambizioni senili, voglia matta di diventare ministro: "Non rispondo a bordate di stupidaggini. Mi permetto solo di far notare che in trent'anni, il regime non è mai riuscito a farmi fare autogol". A 63 anni, con cinque legislature sulle spalle, con un curriculum di grandi battaglie per i

diritti civili (dal divorzio, all'obiezione di coscienza, all'aborto), ha perso non la partita ma il campionato. Gli è rimasta una medaglia che lui rifiuta: quella di eroe della resistenza anti voto. Dice di se stesso sulla Navicella: "Particolarmente impegnato per la moralizzazione della vita pubblica, contro il finanziamento ai partiti, contro la corruzione del mondo partitocratico". E' finito tra le braccia neoliberiste di Berlusconi.

Dagli scioperi della fame e della sete, dagli incatenamenti in nome della libertà, ai patti di ferro con Sua Emittenza, incontrato ad Arcore sul calare del '93. Un patto contro le sinistre.

E' questa la nuova frontiera di Pannella. Non gli sarebbe dispiaciuto un flirt con il Pds. Si è anche lamentato con D'Alema: "Voi mi avete sempre osteggiato, siete stalinisti". Certo brucia ancora il ricordo di quel voto alla Camera che provocò la sua uscita da Montecitorio nell'altra legislatura. Si era dimesso per protesta, era convinto che i deputati avrebbero respinto le dimissioni. Non fu così. Se la prese con i "soliti comunisti". Una vita da palcoscenico. Per lui, l'ex senatore Peppino Fiori, ha già trovato l'epitaffio politico: "Pannella, ovvero un soufflé dell'ego".

 
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