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Il Tempo - 16 gennaio 1994
Sos per quattro milioni di firme
I 13 quesiti radical-leghisti a rischio per la fine della legislatura. Il verde Pecoraro chiede un decreto legge

Calderisi ipotizza un complotto: "Forse c'è la volontà di bloccare i referendum"

SOMMARIO: Espone in modo dettagliato e corretto la situazione venutasi a verificare per i 13 referendum di Pannella. Nel momento in cui verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto di scioglimento delle Camere la raccolta dovrà fermarsi. Dunque, c'è pochissimo tempo per non decretare il fallimento dell'iniziativa. "Come risolvere il problema?" Viene riferito della richiesta avanzata a Ciampi perché le elezioni siano tenute il 10 aprile, e delle altre possibilità percorribili anche in caso di anticipazione della data dei comizi. Si dà anche notizia delle iniziative prese da altri, come dall'on. A. Pecoraro Scanio, ecc.

(IL TEMPO, 16 gennaio 1994)

Sono 350.000 firme raccolte finora su ciascuno dei 13 referendum di Pannella (forse sono anche un po' di più), in totale oltre 4 milioni e mezzo. Rischiano di finire tutte al macero, perché ne servono almeno 500.000 (la soglia di sicurezza è, anzi, intorno alle 6-700 mila) e nel momento in cui sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto di convocazione dei comizi elettorali la raccolta dovrà interrompersi. Dietro gli ultimi fuochi dello scontro sulla data delle elezioni c'è anche questa partita, la cui importanza - al di là del protagonismo pannelliano - va colta nell'obiettivo strategico complessivo dei tredici quesiti: una rete di garanzia "liberista", una bomba a orologeria pronta a scoppiare nella primavera '95 se lo schieramento progressista dovesse conquistare il governo nella prossima tornata elettorale. E anche una sorta di piattaforma programmatica del polo di centro-destra, visto che almeno su alcuni dei quesiti ci sono le firme di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Mario Segni.

Come risolvere il problema? Ancora ieri, nella lettera aperta a Ciampi, Pannella insisteva affinché la data delle elezioni fosse fissata il 10 aprile. Una manciata di giorni in più potrebbe essere decisiva. Anche perché "il 70 per cento delle firme è stato raccolto nelle ultime tre settimane", come spiega in una nota il comitato promotore, secondo il quale, tuttavia, anche andando a votare il 27 marzo "il traguardo potrebbe essere raggiunto" a una condizione: che il decreto per la convocazione dei comizi elettorali non sia contestuale a quello di scioglimento delle Camere e che non venga pubblicato sulla Gazzetta ufficiale prima del quarantacinquesimo o anche del cinquantesimo giorno antecedente quello del voto. Nel caso specifico, la pubblicazione del decreto potrebbe avvenire addirittura il 10 febbraio, consentendo fino a questa data di raccogliere le firme senza far slittare di un solo giorno l'apertura delle urne. Il comitato promotore cita il precedente di Cossiga nei confronti dei referendum Segni-Pann

ella-Giannini, che si sono poi effettivamente svolti lo scorso 18 aprile. "Se il decreto fosse pubblicato prima - commenta il pannelliano Peppino Calderisi - ciò corrisponderebbe alla precisa volontà di bloccare i referendum".

Questa prima operazione sarebbe possibile, come dicono i tecnici, "a legislazione vigente". Il verde Alfonso Pecoraro Scanio, invece, ha inviato un telegramma a Scalfaro proponendo una modifica urgente dell'attuale normativa. Secondo il deputato verde il governo, dopo aver ascoltato i capigruppo parlamentari, dovrebbe adottare un decreto legge per prorogare il termine della raccolta delle firme, indipendentemente dal decreto elettorale.

Un altro possibile intervento normativo ipotizzato nei giorni scorsi dagli esperti del comitato promotore, punta a consentire anche dopo la pubblicazione del decreto sui comizi elettorali il deposito delle firme già autenticate. Una modifica che permetterebbe di guadagnare il tempo necessario alle complesse operazioni che seguono la raccolta presso i "banchetti" e le segreterie comunali, fermo restando lo stop alla raccolta stessa.

Ma perché Ciampi dovrebbe fare un favore a Pannella dopo tutte le grane che il leader radicale gli ha provocato nelle scorse settimane? Il dubbio è realistico ed ecco perché le speranze dei promotori si appuntano soprattutto sulla sensibilità del Capo dello Stato.

S.D.M.

 
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